giovedì 29 dicembre 2011

un Anno Nuovo di Leggerezza e...insalata di cavolfiore, pollo, limone e timo






























Siete reduci dal pranzo di Natale e state già pregustando il cenone di fine anno. Vi chiedete se sopravviverete? Quanti chili vi costerà, quest'anno, il periodo delle feste? Ebbene, io per farvi sentire meno in colpa e rappacificarvi con la vostra coscienza, vi propongo quest' insalata veloce, sana, nutriente e molto equilibrata! Proprio con questa ricetta vi lascio i miei Auguri di Buon Anno che vi auguro sia Leggero, da non intendere come superficialità, ma come capacità, per quanto possibile, visto i tempi, di liberarsi di quelle zavorre che spesso ci portiamo appresso, a cui siamo "affezionati" ma che ci appesantiscono e ci fanno perdere il vero senso dell'esistenza. Leggerezza va assieme a Lucidità, Chiarezza e non ultimo ricerca di Essenzialità. Solo quando si fa spazio, pulizia e si è leggeri, si coglie meglio il senso dei giorni passati, di quelli presenti, di quelli che verranno, di questo meccanismo strano e complesso, pieno di misteri, di luci e ombre che è la vita o forse, con una visione più introspettiva, il nostro sé.
Tanti Auguri!

Insalata di cavolfiore, pollo, timo e limone

un cavolfiore
300g di pollo (un avanzo di pollo arrosto o del petto fatto alla piastra)
qualche rametto di timo
qualche fetta molto sottile di limone
succo di limone
olio evo
sale (facoltativo)
pepe di sichuan (lo consiglio)

Cuocete al dente il cavolfiore. Se il pollo è da cuocere, fatelo a striscioline, scaldate bene la piastra o una padella antiaderente cuocete bene a fuoco a vivo, mi raccomando dovrà risultare ben cotto. Se il pollo è già cotto, riducetelo a pezzetti. In una terrina mettete il pollo, il cavolfiore, le fettine di limone divise in quarti, il timo, date un bel giro d'olio, succo di limone, girate per bene e completate con un po' di pepe di Sichuan.
In piccole quantità può essere un antipasto, molto fresco e leggero. Altrimenti, se accompagnato da un buon pane e seguito da un frutto, è una buona soluzione per tenersi leggeri senza mortificarsi. Saranno gli aromi del pepe, del timo e del limone a consolarvi ampiamente!!!

venerdì 23 dicembre 2011

pastizzu di Natale della zia Pina e tanti Auguri!!!



































TANTI AUGURI!!!!! A chi mi segue, a chi passa da qua velocemente, a chi apprezza le mie ricette, a coloro che mi vogliono bene...ancora TANTI AUGURI!!!!!
In occasione del Natale non posso non parlarvi dell'"incubo" della mia adolescenza che ogni anno faceva ripiombare, me e mio fratello, in uno stato di sconforto. Mentre per tutti il Natale è sempre stato occasione di gioia, per noi era l'occasione in cui l'autorità del pater familias si manifestava più che in altri momenti dell'anno. Dopo la scomparsa della mia adorata nonna materna, Maria, eravamo costretti a trascorrere il Natale e tutte le domeniche a pranzo, a casa di zia Pina. Figura temuta e rispettata da mio papà che le era era grato per averlo tirato su quando, ancora piccolo, perse la madre. Era una delle donne più avare che io abba mai conosciuto, incapace, poverina, di qualsiasi gesto d'affetto, dura e con un piglio da generale prussiano. Aveva una figura esile ma ben centrata, i suoi lineamenti di vecchia tradivano una bellezza di altri tempi, testimoniata da qualche fotografia in bianco e nero in cui riconoscevi quello sguardo fiero e severo. Aveva ricevuto molte offerte di matrimonio, anche in tarda età, ma non si fidava. Mi diceva che era come un melone: la riuscita o meno della scelta la verificavi dopo che l'avevi fatta, così come la bontà o meno di un melone la scopri solo dopo averlo aperto e assaggiato. E poi, aggiungeva, che a casa sua voleva comandare lei, non era disposta a compromessi.
Abitava in un paese poco lontano da Modica famoso per le carrube e per il clima pesantemente umido sia d'estate che d'inverno. La casa era tetra, male illuminata (per risparmiare sulla bolletta) e per niente riscaldata (bastava trascorrere buona parte del giorno a letto e l'inverno era già bello e passato!!!). Tutto sapeva di polvere e di vecchio e, a volte, mia zia, presa da un grande gesto di generosità, ci offriva un cioccolatino (uno, non di più!!!) che prendeva da una scatola impolverata da cui si sprigionava quell'odore stantio che, solo le cose zuccherate e vecchie possiedono!!

mercoledì 21 dicembre 2011

prima delle feste III e...caro Babbo Natale voglio una valvola































E' vero che ho a cuore la salute del mio stomaco e quella di chi legge il blog, ma potrebbe sembrare al quanto bizzarro che gli ultimi post siano dedicati a ricette salutari e leggere ma decisamente calde, come passati e minestre ad alto tasso corroborante?! Magari ricche di vitamine per rinforzare le difese immunitarie! Ebbene, qui in Sicilia è arrivato il freddo polare, minime intorno allo zero, ghiaccio sulle strade la notte, vento gelido e io, in una casa in campagna con un impianto di riscaldamento progettato per affrontare le temperature polari ma... con una valvola sfasciata.  Così muoio dal freddo, ed è molto probabile che il Natale trascorrerà con me imbacuccata come una Befana (così mi faccio trovare pronta per il 6 gennaio) senza poter ospitare gli amici (al limite potrei proporre un cappotto party). Rimango in attesa che, Babbo Natale mi porti la valvola prenotata ormai 3 settimane fa e di cui non abbiamo ancora notizie e che, l'inafferrabile termoidraulico, mosso a pietà, risponda al telefono.
Ecco a voi l'ennesima ricetta calda, con la zucca (e di ricette con la zucca ne vedrete ancora, spero vi piaccia...)

Passato di zucca, finocchi e mandorle
400 g di zucca
2 finocchi
1 patata
1 cipollotto
mandorle a filetti
pepe di sichuan
un pizzico di cannella (facoltativo)

Fate a pezzetti le verdure. Mettete in una casseruola e coprite d'acqua o brodo. A parte tostate le mandorle a filetti (altro ingrediente che ritroverete presto, diciamo che le mandorle le metterei dappertutto!!!).Una volta che le verdure sono cotte, passate con il minipimer. Aggiustate di sale e di pepe e servite con le mandorle. E' molto buono e non punitivo. Ha il brio del pepe e della cannella, il gusto confortante delle mandorle tostate, ma soprattutto è caldo...




martedì 20 dicembre 2011

prima delle feste II...minestra di zucca, porri e riso























Ancora qualcosa di leggero prima dei bagordi natalizi. Inoltre è veloce, non ha bisogno di particolare cura ed è gratificante, soprattutto in queste giornate così fredde: la consistenza cremosa, data dall'amido del riso, e il calore scaldano e coccolano meglio di qualsiasi altra cosa!! Può essere servito in piccoli bicchieri come idea finger food, decorando con una strisciolina sottile di porro.

Minestra di zucca, porri e riso
2 porri
400 g di zucca già pulita
una piccola patata
4 pugni di riso carnaroli
olio evo
grana grattugiato (facoltativo)
pepe macinato al momento (facoltativo)
noce moscata (facoltativo)


Fate a rondelle o a striscioline per il lungo il porro, a pezzetti la zucca e la patata e mettete tutto in una casseruola, coprite con dell'acqua calda o del brodo e lasciate cuocere fino a quando le verdure non si ammorbidiscano per bene. Date un colpo di minipimer e aggiungete dell'altro brodo o acqua, abbastanza da far cuocere il riso. Regolate di sale e quando riprende il bollore, aggiungete il riso. Una volta cotto servite con un giro d'olio, le spezie, se gradite e un po' di grana.

mercoledì 14 dicembre 2011

prima delle feste I...passato di cavolfiore con scaglie di grana






















Ci siamo quasi, tra un po' i nostri stomaci saranno chiamati a un'ardua impresa. Credo che i giorni a ridosso di Natale e Capodanno siano i più impegnativi in termini di performance culinarie. Oltre a un inevitabile danno al giro vita (eh va beh...si può trasgredire, no?!) la conseguenza dei  legittimi bagordi può avere qualche ripercussione anche sulle funzionalità del nostro caro e prezioso apparato digerente a cui bisogna pensare con cura. Allora perché non coccolarlo un po' prima di sovraccaricarlo?
Che ne dite di un bel passato di cavolfiore? Magari arricchito da un cipollotto e da qualche scaglia di grana? Veloce e semplice da preparare e comunque gustoso, non così punitivo, dai, non storcete il naso...è davvero buono!!!

Passato di cavolfiore
1 cavolfiore bianco
2 patate piccole
1 cipollotto
olio evo
formaggio grana
pepe (facoltativo)
salvia fresca
crostini di pane


Pulite e riducete a cimette il cavolfiore. Affettate finemente il cipollotto e riducete a dadi le patate. Mettete tutto in una casseruola e coprite con dell'acqua, salate e lasciate cuocere. A metà cottura aggiungete un foglia di salvia tagliata a striscioline. Una volta cotto, passate le verdure, servire con qualche lamella di grana, un giro d'olio e una macinata di pepe. Accompagante con crostini di pane.




(nella foto del pane al farro con semi di papavero che trovate qui ).  



martedì 13 dicembre 2011

paradosso: un cavaliere senza cavallo, una food blogger senza connessione



































Ebbene sì, la notizia è che non riesco più a connettermi da casa mia. Mi trovo costretta a vagare come un'anima senza pace, di casa in casa, di amici disponibili, gentili...ma non disinteressati: sanno benissimo che per sdebitarmi preparo sempre qualcosa di buono.
Mi dispiace molto non poter seguire tutti voi, food blogger e non, che mi visitate, ma più di una volta settimana non mi è possibile aggiornare o gironzolare tra i vostri blog..mi perdonerete? O sarò definitivamente radiata dalla blogosfera? Già ho difficoltà a sostenere l'astinenza dal web, se poi pure voi mi abbandonate non ce la potrò fare mai!!!
Per farmi perdonare l'assenza vi suggerisco una ricetta che trovo meravigliosa per vari motivi: facilità di esecuzione, capacità consolatoria (leggi: confort food), semplicità degli ingredienti, sicurezza di trovare un riscontro positivo in chi l'assaggia! Allora la proverete?
L'area geografica di provenienza di questa ricetta è il Canton Ticino, dove esistono diverse versioni, quella che vi propongo è la ricetta super collaudata di una persona per me molto speciale. 

Torta di pane di Emilio


1litro di latte
300g di pane raffermo
dai 2 ai 4 cucchiai di cacao in polvere (dipende dai gusti)
130 - 150 g di zucchero
1 uovo
1 limone sia buccia che succo
150g di uvetta
6-7 amaretti (sono quelli che danno lo sprint alla torta)
un bicchierino di grappa (facoltativo)
50g di pinoli
semi di mezzo baccello di vaniglia o una bustina di vanillina
burro per la teglia

Scaldare il latte e versarlo sul pane fatto a pezzetti, aggiungere i semini della vaniglia. Lasciare riposare un po', anche una notte. A questo punto cominciare a schiacciare servendosi o di una forchetta, di uno schiacciapatate o delle semplici mani. Dopo che si è ridotto tutto a pappetta, aggiungere il cacao, gli amaretti sbriciolati, l'uvetta ammollata, la buccia grattugiata e il succo del limone, lo zucchero, e l'uovo con un pizzico di sale. Imburrare una teglia (26 di diametro) versarvi l'impasto e cospargere la superficie con i pinoli. Mettere in forno preriscaldato a 150 °C per 2 ore -2 ore e un quarto. Controllare cottura con lama coltello.
La riuscita della torta dipende dalla cottura a fuoco basso e per un tempo lungo!
Una volta raffreddata cospargete di zucchero a velo!

lunedì 5 dicembre 2011

una ricetta "tricolore"...pesto ligure con mandorle siciliane e pecorino toscano



































Una ricetta ligure, rivisitata con mandorle siciliane (dei miei alberi eh, eh), basilico del mio giardino, pecorino toscano, gentile dono di amici in visita.
E se una vera e propria unità d'Italia forse non c'è mai stata, almeno per quanto riguarda lo spirito di appartenenza, si potrà tentare, magari, proprio attraverso la cucina, così variegata e fortemente legata al territorio da non potersi definire italiana tout court,  un unione di ingredienti, di idee. Spero che, se capiterà un ligure da queste parti si limiti a storcere il naso...!
Prima che l'aiuola di basilico si rovinasse per la troppa pioggia e per il primo freddo, ho pensato di conservarne l'aroma sotto forma di pesto da mettere in freezer. Mi piace, nelle giornate invernali scaldarmi magari con una zuppa arricchita da un cucchiaino di pesto che porta con sé tutto il sapore dell'estate.

Pesto di basilico, mandorle e pecorino

un bel mazzetto di basilico
una manciata di mandorle
un tocco di buon pecorino toscano
uno (o due secondo i gusti) spicchio d'aglio
olio evo


Non uso il mortaio perchè ancora non ce l'ho, quindi continuo a chiedere scusa al ligure di cui sopra!
Mettete il formaggio e l'aglio nel mixer e date un primo giro. Poi aggiungete le mandorle e fate andare qualche giro ancora. A questo punto aggiungete il basilico e qualche cubetto di ghiaccio (raffredda le lame che altrimenti ossiderebbero il basilico conferendogli quel colore scuro). Aggiungete l'olio, aggiustate di sale... et voilà possiamo ritrovare il profumo di basilico durante l'inverno in attesa che arrivino le nuove piante!

domenica 4 dicembre 2011

di blog in blog e...la crostata di ricotta e confettura di ciliegie




Visitando la cucina di Kiara trovo la ricetta di una crostata di ricotta alla marmellata di amarene che rimanda alla ricetta postata sul blog Pasticci dello zio Piero. La frolla formidabile di questa crostata è quella del Maestro. Insomma, questa crostata rappresenta perfettamente lo spirito che sta alla base dei blog: la condivisione di ricette, di esperienze, informazioni tecniche e non ultima la possibilità di amicizie virtuali che magari con il tempo possono trasformarsi in amicizie vere e proprie. Un modo sicuramente nuovo e divertente per imparare e arricchire le proprie conoscenze in materia di cibo e ....non solo!
Mi chiederete perchè postare una ricetta già così conosciuta e soprattutto con una foto che non è proprio bella per via della crostata che non sono riuscita rendere così accattivante (a volte dipende dalle giornate!!) Beh, semplicemente perchè è fantastica, ottima e la frolla è eccellente!!

Crostata di ricotta e confettura di ciliegie
(la ricetta è quella dello Zio Piero che per vostra comodità vi scrivo)

domenica 27 novembre 2011

Avviso ai naviganti: problemi tecnici di connessione


















Ho qualche problema con la connessione, vivo in campagna e utilizzo una chiavetta per cui, l'impresa di per sé era già ardua, ma negli ultimi giorni è diventata impossibile. Approfitto di una breve trasferta in luoghi "coperti" dalla rete per ringraziarvi delle visite! Spero di risolvere i problemi presto o... deciderò di cambiare casa!
Vi lascio questo piccolo omaggio floreale!
Elisa

sabato 19 novembre 2011

agnello alle erbette e spezie...curo l'anemia
























Alla domanda del perchè sono anemica penso che chi mi segue sul blog l'abbia pure capito...mai un post che riguardi una pietanza di carne. E' vero, mangio poca carne, nonostante mi piaccia parecchio con predilezione per la carne di agnello, coniglio, cavallo, varietà che non sempre si trovano facilmente, almeno dalle mie parti, dove soprattutto si consuma bovino e maiale. Oggi ho avuto la fortuna di trovare dei tranci di un cosciotto d'agnello in un supermercato della GD, la provenienza era italiana, l'aspetto buono. Tornata a casa l'ho "lavato" con un po' di vino rosso e l'ho lasciato marinare con un misto di erbette. Tempo un'ora ed era pronto da cuocere su una piastra ben calda per non più di 10 min: a me piace al sangue!

Agnello alle erbette e spezie

4 tranci di un cosciotto
misto di erbette: salvia, rosmarino, menta, timo, alloro
misto spezie: pepe rosa, pepe nero, pimento
1/2 bicchiere di vino
sale grosso

Lavate l'agnello con il vino e adagiatelo in una terrina con le spezie pestate e il misto di erbette tritato. Lasciate così per un'ora. Scaldate per bene una piastra e cuocete la carne secondo il vostro grado di cottura preferito. Servite subito cospargendo di sale grosso.

venerdì 18 novembre 2011

per credere in un sogno








IBAN: IT86T0617501410000001648580
Swift Code: CRGE IT GG 110 (per i versamenti effettuati dall'estero)
Intestato a: OFFICINA DI CUCINA S.N.C. FONDI ALLUVIONE 2011 NEGOZIO
BANCA CARIGE SPA - AG. 10 -GENOVA


Due ragazze accomunate dalla grande passione per la cucina, con mille sforzi e sacrifici realizzano il proprio sogno, ma un giorno di pioggia, che da tempo non si vedeva cadere giù così copiosa, pone fine a tutto quello in cui avevano creduto e amato fino ad allora, un'onda di fango spazza via il loro sogno appena nato, le loro speranze, il loro futuro così tanto desiderato!!!
Non  possiamo tornare indietro e bloccare l'onda malevola, ma possiamo sicuramente continuare a sostenere il sogno, l'entusiasmo e la speranza di queste due ragazze!
Basta poco!! 

domenica 13 novembre 2011

terapia anti rabbia...pane di semola con farro, semi di papavero e lievito madre


























Periodo un po' stressante? Sembra che tutto il mondo ce l'abbia con voi? Vi monta una rabbia pazzesca? Sentite che tutto vi ribolle dentro e che, se prima riuscivate a contare fino a mille prima di parlare (...e dimenticare ciò che volevate dire), adesso le parole liberamente fuoriescono dalla vostra boccuccia noncuranti del loro peso e delle conseguenze, con effetto immediato sia sull'interlocutore, che rimane stupito, sbalordito (non sospettava minimamente che ne foste capaci), sia sulla nostra parte più profonda: finalmente conosce un senso di leggerezza che mai aveva provato prima e vi comunica che gli piace pure...E' l'inizio della fine? Sarà, ma credo che se anche di fine si tratta, sono sicura che si starà meglio e questo mi sembra già un buon risultato!
Ma quando la rabbia vi monta e il soggetto a cui andrebbe rivolta non può esserci fisicamente e non può assistere a questa trasformazione, da dolce pulzella in terrificante mostro bilioso, cosa fare? Le possibilità sono due o scrivere, riempire fogli di una scrittura che mai un giorno riuscirete a decifrare o... impastare, impastare, impastare. In questo caso avrete un pane ottimo e avrete trovato il modo di incanalare le energie negative in qualcosa di positivo!!

domenica 6 novembre 2011

Gelo di melograno e chi ha paura delle macchie
































Uno dei motivi per cui adoro l'autunno è dato anche da questi meravigliosi frutti, che in questo periodo cominciano a "spaccarsi". Da questa piccola fessura s'intravede il loro brillante contenuto, quei grani rubini di cui s'immagina già la dolcezza! Mi ricordo che da piccola mio padre stava lì paziente a sgranarne qualcuno per poi riempirne una coppetta bianca che da bimba golosa quale ero, mi finivo in un batter d'occhio. Tutto questo avveniva su un tavolo della cucina, per me troppo alto, senza che si potesse usare nessun tipo di tovaglia, tovagliolo o canovaccio a causa della fama di macchia indelebile che il succo di melograno si porta con sè da generazioni, ma a distanza di anni posso scagionare dall'accusa il succo di melograno: basta uno smacchiatore qualunque e un buon lavaggio in lavatrice e di quelle macchie così temute non vi è più traccia. Dopo questo consiglio di economia domestica passo al motivo di questo post che servirà, oltre che a comunicarvi l'ennesima e spero gradita ricetta, a condividere con voi la fatica e la pazienza che in questi giorni mi sono occorsi per trasformare in succo una decina di chili di melograno se non di più...erano tanti, ma proprio tanti. Li ho tutti sbucciati, sgranati, nettati da quella pellicina bianca che altrimenti renderebbe amaro il succo, ho passato i grani al passatutto, filtrato il succo ricavato che in buona parte ho congelato in sacchetti, un po' l'ho usato per la colazione, e mezzo litro l'ho usato per fare un gelo di melograno. Ciò che si è macchiato sono state le mie dita, quindi consiglio l'utilizzo di guanti di lattice!

lunedì 31 ottobre 2011

Tortino morbido di cioccolato modicano al peperoncino





























In questi giorni si svolge a Modica il Chocobarocco, un'occasione da non perdere per i golosi di cioccolato (quale io non sono).
Tanti stand di produttori non solo della zona, infatti oltre al cioccolato di Modica si possono gustare altri tipi di cioccolato provenienti da più parti d'Italia prodotti secondo la lavorazione più classica.

Il cioccolato di Modica si distingue per il processo di lavorazione, molto semplice e senza aggiunte di ulteriori grassi o addensanti. Si parte dalla massa di cacao (in dialetto, pasta amara) a cui si aggiunge lo zucchero e l'aroma a piacere: vaniglia, cannella, quelli della tradizione e della mia infanzia, o aromi più 'rivoluzionari' come il peperoncino, lo zenzero o l'essenza di agrumi, nel complesso le varianti sono tantissime e consiglio di assaggiarne il più possibile.
Tutto il processo avviene a una temperatura piuttosto bassa, sufficiente per sciogliere la massa di cacao ma non abbastanza da sciogliere lo zucchero che rimane presente così da  conferire una particolare granulosità.

La mia merenda dell'infanzia era pane e cioccolato, non quello della "mucca viola" o di altre marche, ma quello che preparava la nonna, perchè questo tipo di cioccolato era preparato nelle case e tanti sono i ricordi legati a questo aroma intenso che la mattina presto mi svegliava assieme a un insolito rumore di "ferraglia": il cioccolato, una volta sciolto con lo zucchero e l'aroma, veniva messo a rapprendere in formine di latta rettangolari; dopo qualche minuto venivano messe in vassoi dai bordi alti che scossi ritmicamente, facevano sbattere le formine di latta tra loro, così da produrre quel suono che, ahimè non sento più da tantissimo tempo.

Questo passaggio era importante per conferire alla barretta di cioccolato una patina liscia e lucida, almeno così diceva mia nonna. Se sciolto in un po' di latte o acqua caldi diventa una spettacolare cioccolata da bere, dalla giusta consistenza, fluida e corposa allo stesso tempo, non come quella che si trova di solito che sembra un budino  mai rappreso.
Il mio contributo da modicana doc è il tortino morbido, molto cioccolattoso, preparato con cioccolato modicano aromatizzato al peperoncino. Ho scelto la cioccolata del Caffè dell'Arte, la pasticceria che trovo tra le migliori della città e direi anche della provincia, per fortuna che non sono una golosona di dolci, fatta eccezione per il cannolo di ricotta, ma questa è un'altra storia!

Tortino morbido di cioccolato modicano al peperoncino

150g di cioccolato modicano al peperoncino
150g di burro
60g   di zucchero a velo non vanigliato
40g   di farina
3       uova
burro e cacao amaro in polvere per gli stampini
sale

Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro. Battere le uova con il sale, aggiungere  lo zucchero e continuate a battere fino a raggiungere un composto molto chiaro a cui aggiungerete la farina e continuate a montare ancora, deve essere tutto ben mischiato e spumoso. Quando cioccolato e burro ben sciolti si sono un po' intiepiditi, aggiungeteli al composto d'uova e riprendete a montare fino ad amalgamare bene il tutto (a questo punto, il goloso di turno non resiste e ne prende un cucchiaino e ne prenderebbe un altro ancora se la coscienza non lo fermasse).

Imburrate e spolverizzate di cacao degli stampini in alluminio che adagerete in una teglia rettangolare o, come ho fatto io, ho inserito ogni formina in una teglia multipla da muffins così da evitare eventuali sversamenti e mettete in freezer per almeno 2 ore.
Con questa quantita ho fatto 12 mini tortini, piccoli ma assai gratificanti.

A questo punto accendete il forno a 180°C, arrivato a temperatura inserite la leccarda o la teglia multipla con gli stampini e calcolate circa un 15 min. Io ho provato con uno solo, in modo da capire meglio i tempi perchè tutto sta a mantenere il cuore morbido, ma non deve neanche spatasciarsi al momento di sformarlo...fate la prova e vedete un po'.
Se vi piace un po' più piccantino, potete aggiungere un po' meno di mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere.

sabato 29 ottobre 2011

Spaghetti al pomodoro e basilico della serie: l'estate è davvero finita

Penso che la pasta al pomodoro e basilico sia la summa della bontà che fa rima con semplicità! (Scusate, oggi giornata difficile!) 
Volevo magnificare gli ultimi pomodori della stagione, dal gusto zuccherino e corposo, l'ultimo basilico, prima che il freddo e la troppa pioggia lo rovini: bisogna  poi aspettare fino ad aprile per ritrovare il suo profumo intenso, per me così familiare.
Nella dieta che sto seguendo è prevista la pasta, ma solo 70g, il fondo del piatto, come si vede dalla foto, una vera mortificazione.
Metto la ricetta del sugo per condire 4 piatti di persone non a dieta.
E voi la salsa di pomodoro come la fate?
In estate per sbrigarmi, metto direttamente i pomodori a pezzi con buccia e tutto il resto. Si chiama alla carrettiera Devo dire che è la versione che preferisco. Invece qui sotto troverete la versione preparata con i pomodori passati, in questo modo diventa tutto più delicato!

Spaghetto all'ultimo pomodoro e basilico

480g spaghetti
1,5kg pomodori piccadilly per la versione alla carrettiera sono sufficienti 1kg
1 spicchio d'aglio rosso di Nubia
olio evo
Basilico
Grana da grattugiare o altro formaggio a piacere

Sbollentare i pomodori e passarli al passatutto. In una bella padella mettere un po' d'olio e l'aglio leggermente schiacciato. Aggiungere qualche foglia di basilico. L'olio deve scaldarsi, non friggere, mi raccomando!! A questo punto aggiungere il pomodoro e lasciare andare a mezzo coperchio per una 20 di minuti, il tempo che si insaporisca ma che non cuocia troppo, altrimenti si perde il gusto fresco del pomodoro. Aggiungere all'ultimo momento il sale e tanto basilico. Dare un giro di cucchiaio. Cuocere la pasta. Appena pronta scolarla e saltarla nel tegame con il sugo, il tempo che si amalgama il tutto. Aggiunger eun filo d'olio e la bontà è servita.
Ogni commensale può completare con una spolverata di formaggio grattugiato.

A giorni il post sul cioccolato...sono modicana!!
A presto!

martedì 25 ottobre 2011

Crema di latte con buccia di limone e biscotti, la merenda

Questa ricetta può interessare le mamme che spesso hanno poco tempo da dedicare in cucina e comunque il piacere di preparare qualcosa di buono per i propri bambini. La ricetta di base è quella con cui ho inaugurato il mio blog, http://www.bucciadilimone.it/2011/03/perche.html, ma arricchita dai biscotti secchi. 
Era la merenda che piaceva di più a noi bambini e ricordo ancora la lotta tra me e mio fratello per "pulire" la pentola in cui la crema era stata cotta: affondavamo le nostre dita in quei residui ancora caldi e consistenti, noncuranti  dei rimproveri di mamma che ci esortava a utilizzare almeno il cucchiaio. Vi propongo la ricetta corredata da un piccolo racconto che troverete pubblicato sulla rivista InSide Sicilia.


La pioggia batteva violentemente contro i vetri, il vento sembrava sollevarla, -- E' proprio un bel temporale! ... Su, su non avere paura! -- mi disse la mamma con il suo sguardo dolce e rassicurante. Io ero terrorizzata. Ogni anno all'arrivo delle prime piogge era sempre uguale, non mi abituavo all'idea di questi improvvisi scrosci d'acqua e il loro corredo di tuoni, che facevano tremare tutto, e di fulmini, che illuminavano quei pomeriggi plumbei ormai rassegnati all'imbrunire.
Il vento continuava a fischiare la sua spaventosa melodia e io mi sentivo davvero piccola, piccola. China sui libri, la scuola era già cominciata, cercavo di studiare come se trovassi un conforto in quelle lettere, stampate nero su bianco.

Spesso con la mente pensavo a neanche un mese prima, quando alla ripresa della scuola ci si ritrovava con i propri compagni e con la maestra Anna che, come bentornato, ci offriva il gelato, l'ultimo della stagione. Non avremmo visto più, sino alla primavera prossima, il camioncino dei gelati di 'don Giurgino', fermo all'uscita con i suoi coni da passeggio (quelli di nocciola ricoperti al cioccolato) e il cono normale che non era solo al limone, alla fragola, al cioccolato etc ma un insieme indistinto di questi gusti che stavano insieme nello stesso pozzetto. Mi divertiva pensare che 'don Giurgino' andasse in letargo come gli orsi.

Questo era l'autunno, con le sue piogge violente ma anche con quella luce limpida e tersa dei giorni di sole. I colori e la luce apparivano meno violenti, la natura si riprendeva dopo i mesi di caldo estivo, la pioggia era un balsamo che ritemprava gli alberi stremati e i campi arsi.
Dopo il temporale, l’odore di terra bagnata entrava in casa assieme all'odore dell'erbette aromatiche e del limone che, scossi dal vento, emanavano i loro aromi. Adesso, come per incanto, tutto appariva tranquillo, si sentiva solo il suono dell'acqua che scorreva lungo la grondaia. Io stavo in cucina, studiavo sul tavolo di legno scuro così da poter condividere, almeno con l'olfatto e con la vista, la preparazione della cena che spesso, in quel periodo dell'anno, consisteva in zuppe di verdure o di legumi che erano servite con un bel giro d'olio appena uscito dal frantoio e che restituiva nel sapore il profumo estivo dei campi.

Tra gli alberi che più di tutti pativano il caldo estivo, vi era il limone che in estate produceva frutti poco succosi e poco profumati e mi ricordo che già, dopo qualche temporale, cominciava a regalarci limoni di nuovo gialli e profumatissimi. Quello era il segnale ufficiale dell'inizio della stagione autunnale nonché delle merende. La merenda, a casa mia è sempre stata considerata importante tanto quanto i pasti principali della giornata. Già mia nonna, ma anche la mia bisnonna, da bambine avevano l'abitudine di questo piccolo intervallo goloso che da adulte diventava il tè con le amiche con tanto d'invito ufficiale su carta intestata.

Ed ecco che la mamma apparecchiava una piccola tovaglia di lino con l'orlo a giorno, i cucchiai da dessert e portava in tavola la crema di latte con la buccia di limone servita, ancora tiepida, dentro delle coppette di porcellana bianca. Noi non resistevamo un attimo, già consapevoli di quella consistenza voluttuosa, e curiosi di scoprire se la mamma l'avesse arricchita con i biscotti secchi sistemati a strati o no.

Crema di latte con la buccia di limone e biscotti
        
1 litro di latte intero
5 cucchiai di zucchero
80 g di amido
la scorza di un limone grande o di due piccoli
biscotti secchi preferiti (tipo oro saiwa - oswego - o questi biscotti tipici delle nostre parti chiamati "squisiti")
        
Stemperare l'amido con il latte freddo fino a quando si è ben sciolto. Aggiungere lo zucchero, mescolare e unire la scorza del limone. mettere sul fuoco e cominciare a girare fino a quando la crema non velerà il cucchiaio. Ritirare dal fuoco e versare un primo strato in contenitori individuali o in una terrina, in cui al fondo sono stati adagiati i biscotti. Dopo il primo strato aggiungere un altro po' di biscotti e ricoprire abbondantemente di altra crema e così fino alla fine degli ingredienti. Si può servire appena tiepida o, lasciata riposare per un paio d'ore in frigo, si può 'sformare' come un budino.


giovedì 20 ottobre 2011

Pasta al tonno e...limone, "of course"




























In un pomeriggio di domenica (leggi: negozi chiusi) di qualche anno fa, all'annuncio che la sera avrei avuto a cena degli amici con ospiti stranieri al seguito e alla rapida constatazione di un frigo desolatamente vuoto nonché di una dispensa altrettanto sconfortante eccezione  fatta per una confezione di tonno rosso di Campisi, di un kg di linguine Garofalo e un vasetto di semi di papavero, mi si accese la lampadina della genio-disperazione e inventai questa pasta veloce, buona, fresca e che stupisce sempre, a patto però che gli ingredienti siano di prima qualità.
Un piatto che racchiude tutto il meglio del Mediterraneo: erbe fresche aromatiche, pesce, limoni, olio e pasta.

Pasta al tonno con limone, timo, maggiorana e semi di papavero
(per 4 persone mangione)

450g di linguine (che siano del tipo ruvidino, ho provato anche con la pasta corta tipo fusillo o mezze maniche  e va bene)
250 g di un buon tonno sott'olio
1 limone grande o 2 piccoli
1 cipolla rossa o di Giarratana (in questo caso una è troppa dato che alcune raggiungono un kg) l'importante che sia dolce
timo e maggiorana, non lesinate
olio evo
pepe di sichuan (facoltativo)
un po' di semi di papavero (nella foto non ci sono perchè me li sono dimenticati, fanno effetto e arrotondano il gusto)

In una terrina mettete la cipolla affettata sottilmente con la mandolina. Aggiungete del limone affettato sottilmente a coltello (con la mandolina lo sconsiglio, si sfalda), magari non tutto e di quello che resta aggiungete la scorza grattugiata. Unite il tonno un po' sgocciolato, non sminuzzatelo troppo, dividetelo rispettando il senso del trancio. Completate con le erbette aromatiche, il pepe e un giro d'olio. Aspettate che la pasta cuocia, scolatela e riversate nella terrina. Se risulta troppo asciutta aggiungete un po' d'acqua di cottura. Completate con un parsimonioso giro d'olio e dei semi di papavero.
*Variante con il tonno fresco
 un po' più raffinata: comprate un bel trancio, fatelo a dadi e rosolatelo in un tegame a fuoco vivace, cospargete di sesamo tostato e sale, aggiungete al resto degli ingredienti. In questo caso omettete i semi di papavero!
Andrebbe bene anche per una dieta, una volta a settimana, riducendo la quantità di pasta (70g a persona..sob!), utilizzando in questo caso, il tonno fresco, omettere quasi del tutto l'olio aggiungendo più acqua di cottura per evitare l'effetto mappazza e non esagerare con i semi di sesamo!

lunedì 17 ottobre 2011

Ravioli di ricotta al sugo finto prima della dieta


































Ebbene sì, da qualche giorno ho cominciato la dieta. Ne sentivo il bisogno e anche i miei vestiti m'imploravano in tal senso, senza contare la mia schiena che, più precisa di una bilancia elettronica, coglie qualsiasi piccola variazione di peso in più e m'informa, all'istante, con le sue stilettate impietose.
Alla fine si tratta di qualche chiletto in più, niente di tragico, per cui spero di riuscire nell'intento. Della dieta vi parlerò più avanti, anche perché credo si possa seguire senza tante mortificazioni, seguendo piccoli trucchi suggeriti dalla mia passione e dal mio disperato bisogno di rendere buono e appetibile anche la cosa più scialba e poco accattivante (questo vale anche per tante cose della mia vita, ma questo è un'altra storia). Oltre che sul gusto bisogna intervenire anche sull'aspetto,  vedremo insieme tale impresa.

Ovviamente prima di cominciare la dieta mi sono tolta un po' di sfizi che, tra un passato di verdure e un'insalata scondita, avrò il coraggio di postare senza per questo cadere nella disperazione totale, anzi potrebbe essere la soluzione a questo senso di vuoto, non esistenziale, ma molto più prosaicamente allo stomaco!

La ricetta di oggi: ravioli farciti di ricotta lavorata con foglioline di maggiorana, un goccio di latte e un po' di buon pepe macinato al momento, conditi con il così detto sugo finto. 
Il sugo finto è preparato con l'estratto di pomodoro (una sorta di concentrato casalingo che qui al sud si prepara lasciandolo asciugare al sole) e tutti quegli odori che si usano quando si prepara il sugo vero e proprio, che viene preparato con pezzi di carne di maiale, un pezzo di salsiccia che qui da noi si aromatizza con il finocchietto. Quando avrò finito la dieta vi darò la ricetta del sugo vero, promesso!
I ravioli di ricotta con il sugo vero, quello con la carne, è una ricetta tipica dei giorni di festa della mia zona.

Ravioli di ricotta
400g di farina di semola
2 uova
acqua q.b.
sale
un filo d'olio
500 g di ricotta
latte
maggiorana fresca
pepe nero macinato al momento

il sugo finto
2 cucchiai di estratto
mezza cipolla
una carota
2 foglie di alloro
2 cucchiaini di semi di finocchio
olio evo

Mettete la farina a fontana su una spianatoia. Nel foro rompete le due uova, salatele e sbattetele leggermente. Cominciate ad aggiungere mano a mano la farina e, quando il liquido non sarà più visibile aggiungete acqua tiepida, fino ad ottenere un impasto morbido che lavorerete per qualche minuto così da avere una consistenza un po' più soda. Fate una palla e lasciatela riposare avvolta in un panno umido che non sappia però di detersivo (per non correre rischi potrete utilizzare della pellicola) per almeno mezz'ora.
Nel frattempo, lavorate la ricotta con una forchetta o una frusta, aggiungendo un po' di latte nel caso fosse troppo asciutta.
 Lavate e asciugate la maggiorana e aggiungetela assieme al pepe nero.

Affettate la cipolla e fate a dadini la carota. Scaldate un tegame con un po' d'olio e aggiungete la cipolla, la carota, l'alloro e i semi di finocchio. A parte, in una ciotola, sciogliete i due cucchiai di estratto con dell'acqua calda e aggiungete l'insieme nel tegame. Se troppo asciutto, aggiungete un'altro po' d'acqua e lasciate cuocere a mezzo coperchio, a fuoco basso per una trentina di minuti controllando che non si asciughi troppo, in tal caso aggiungete ancora dell'acqua.
Non c'è bisogno di salare perché l'estratto è di per sé già molto salato.

Riprendete l'impasto e tirate la sfoglia, sottile ma non troppo. Dividete a quadrotti e su ognuno mettete un po' di ricotta. Chiudete a triangolo e pizzicate. Adagiate i ravioli su una superficie infarinatissima, altrimenti l'umidità della ricotta rischia di ammorbidire la pasta e bucarla.
Portate dell'acqua a ebollizione e cuocere i ravioli pochi per volta avendo l'accortezza di non far perdere l'ebollizione.

Appena pronti tirateli su con una schiumarola e adagiateli su un piatto da portata su cui avrete già messo un po' di sugo. Sistemateli e conditeli con il sugo e un po' di caciocavallo ragusano semi stagionato.

sabato 15 ottobre 2011

Il mio oriente - viaggio ad Agrigento







































E' sempre un'esperienza unica la visita ai templi di Agrigento. Tanti i momenti di assoluta contemplazione che un luogo come questo riesce a suggerire.
L'antica Grecia in tutta la sua bellezza che sembra perpetuarsi nel tempo, all'infinito.

L'oriente antico che qui abita e domina attraverso questa pietra rossiccia, un'arenaria che miracolosamente è arrivata fino a noi con le sue sfumature rosee esaltate dalla luce del tramonto o annullate dalla luce abbacinante di mezzogiorno.

L'oriente è qui, tra queste rovine che hanno ascoltato idiomi diversi e visto uomini dagli stessi tratti ma da abiti di fogge diverse. Attraverso i secoli giunge a noi, in questo lembo ai confini d'Europa, ancora capace di raccontare storie lontane che rimandano all'Uomo e al suo pensiero, l'origine della nostra conoscenza.

La visita ai Templi in questi giorni e fino a tutto novembre è ancora più suggestiva per la presenza di meravigliose sculture dell'artista Igor Mitoraj. La mitologia è reinterpretata e rappresentata magistralmente nel luogo meglio conservato dell'antica Grecia. Non si può descrivere a parole la bellezza antica che si aggiunge ad altra bellezza






















































E per finire un omaggio a Friederich e al suo "Viandante sul mare di nebbia"




























Scala dei Turchi                                                                                                    























giovedì 6 ottobre 2011

Muffins all'uva fragola e finocchietto e...un giorno speciale


































A me piace tantissimo l'autunno, è la mia stagione preferita.
E' vero che le giornate si accorciano e questo m'intristisce non poco, ma le ore di luce regalano un'atmosfera di grande armonia, i colori intorno si attenuano, tutta la natura sembra prepararsi per la stagione successiva, la stagione della quiete, in cui tutto riposa, l'inverno.

Qui in campagna ci si prepara per la raccolta delle olive, si raccoglie l'ultima uva, si lasciano seccare le mandorle per poi aver la pazienza di sgusciarle, nell'orto si raccolgono i primi broccoli scuri e le zucche, nel contempo anche le verdure dell'estate, tardive. E poi può darsi che amo l'autunno perchè sono nata in ottobre!? Indovinate quando?

Allora per l'occasione vi lascio una ricetta che utilizza dell'ottima uva fragola regalatami da Lorenzo e Luciana,  una splendida coppia di amici che hanno un' azienda di agricoltura biodinamica a Pitigliano. Ad essa ho aggiunto del finocchietto selvatico appena spuntato nella stradina che porta a casa.  Mancavano le noci che ancora non ho comprato, ma che vi consiglio di aggiungere.

Muffins all'uva fragola e finocchietto selvatico

280 g farina 0
130 g zucchero
1/2 bustina di lievito per dolci
90 g di burro fuso
1 uovo
240 ml di yogurt
300g di acini di uva fragola
2 cucchiaini da caffè di semi di finocchio

Mettete tutti gli ingredienti secchi in una ciotola e quelli umidi in un'altra. Amalgamate bene questi ultimi e versate nella ciotola di quelli secchi. Mischiate bene il tutto a cui aggiungerete la frutta e il finocchietto. mettete in uno stampo da muffins e infornate a 180 / 170 °C per 20 minuti circa.
Lasciate raffreddare e spolverizzate di zucchero a velo.
Aggiungete delle noci, circa 80 g, e saranno ancora più buoni.
Dedico a tutti voi queste delizie!!

giovedì 29 settembre 2011

Insalata di melone o di "rugiada di miele" e ultimi sprazzi d'estate



















A cena da un amico quest'estate mi sono messa a parlare di cucina (che stranezza eh!?) con uno scrittore inglese e illustravo la semplicità (e velocità) con cui avevo preparato una rinfrescante insalata di melone bianco che aveva riscosso molto successo tra gli invitati.

Da noi, nel nostro dialetto, il melone bianco viene chiamato "muluni i ciauru" per il suo caratteristico profumo che, a volte molto intenso dà pure fastidio, o  chiamato pure "muluni 'immiernu" perchè se tenuto appeso in un luogo ben aerato si mantiene fino all'inverno.
In tanti balconi, lungo le vie e viuzze dei nostri paesi del sud, si può notare un fiorire di piccole reti o di sbrigative e meno estetiche vecchie calze di nylon con dentro  questo giallo pallone da rugby.
Naturalmente ho chiesto come si chiamasse in inglese, scoprendo che ha un nome bellissimo e altamente poetico, "honey dew" che tradotto alla lettera significa "rugiada di miele".
Volevo segnalarvi la ricetta che trovo strepitosa, del gelo di melone bianco di Ackyart.
In tanto vi spiego come valorizzare questo frutto senza tanta fatica.

Insalata di melone 
1 melone
1 limone, succo e buccia
rametti di menta
rametti di melissa
rametti di citronella
pepe di sichuan e/o cannella

Fate a pezzi il melone, privato di buccia e di semi. Aggiungete tutti gli altri ingredienti e lasciate riposare per almeno un'ora.
Ottimo come fine pasto di una cena estiva o come merenda di un torrido pomeriggio agostano.

venerdì 23 settembre 2011

Soggiorno a Parigi - seconda parte - des fleurs etc.

E' chiaro, mi piacciono i fiori!! Forse non avevo questa consapevolezza fino a quando non ho rivisto le foto di Parigi! Beh, in effetti le premesse c'erano tutte, (vedi qui) e sono rimasta comunque sorpresa.
La ricerca della bellezza non può prescindere da queste fragili e meravigliose creature.
Giusto per interrompere un po', ho inserito delle foto più consoni alla mia passione, quella culinaria. La bellezza si trova anche in una sfumatura di colore in una semplice, quanto buona, melanzana.


pomodorini coloratissimi!!

épicerie "Izrael"





martedì 13 settembre 2011

Tortino di "cucuzza"e...le promesse mantenute



























La "cucuzza" di cui parlo è questa qui. Tra le blogger siciliane affezionate a questo buffo ortaggio, e che hanno gradito il post, vi è  Silvia di Kitchen q.b. a cui segnalo questo post perchè era curiosa di sapere come fare il tortino a cui accennavo e promettevo di cucinare e postare.
Il giorno è arrivato ed ecco qua la ricetta, anche perché sono donna di parola!

Tortino di cucuzza
Cucuzza 1.5 kg
una cipolla bianca piccola (io ho usato quella di Giarratana e date le dimensioni, ne ho usato meno di un quarto
5/6 pomodorini piccadilly
qualche filetto d'acciuga
100gr di scamorza non proprio fresca, di 2 settimane
100gr pane secco
una manciata di mandorle
erbette aromatiche miste (basilico, timo, menta, maggiorana)
pangrattato fine
olio evo
sale
pepe (facoltativo)

Potete utilizzare o una teglia grande o degli stampini monoporzione.
Preparate le briciole aromatiche mettendo nel robot il pane secco a pezzetti con le mandorle, avviate e dopo aggiungete del pepe e dell'olio (circa un cucchiaio) e continuate. Infine aggiungete le erbe e date un ultimo giro di lame.
Accendete il forno a 180°C.
Sbucciate la cucuzza e affettatela non troppo spessa: non più di un centimetro.
Affettate finemente la cipolla. Fate a pezzetti la scamorza e i pomodorini.
Ungete la teglia o gli stampini e spolverizzateli di pangrattato fine.
Disponete a strati la cucuzza a fette, le cipolle, sale(poco, c'è poi l'acciughina!) pomodorini, pezzetti di scamorza, un filettino d'acciuga sminuzzato con le mani e completate con la cucuzza. Distribuite sopra il tortino il briciolame aromatico e infornate per mezz'ora. Attenzione! Se le briciole dovessero scurirsi, mettete un foglio d'alluminio.
P.S. le briciole aromatiche le utilizzo parecchio, anche con altre verdure!

martedì 6 settembre 2011

Di amici piemontesi e Pesche ripiene al cacao e amaretto


























Questi ultimi 10 giorni li ho trascorsi con dei cari amici piemontesi che sono venuti a trovarmi per godere  del nostro meraviglioso mare di fine estate e dei bei luoghi in cui vivo.
Purtroppo non mi sono potuta dedicare alla cucina come avrei voluto ma non ho potuto esimermi dal preparare loro la parmigiana di melanzane (diciamo pure che è stata una richiesta esplicita, della serie "Sai Elisa? è da tanto tempo che non mangio la parmigiana di melanzane..."). Voi cosa avreste fatto? Beh, io mi sono subito messa all'opera e nonostante i 35 gradi (qui fa molto, molto caldo) mi sono messa a friggere e ho acceso il forno.
Vuoi mettere il piacere di fare cosa gradita e vedere occhi e pance soddisfatte?
Per creare un ponte tra un piatto tipico del sud e un piatto tipico piemontese, complici anche delle belle pesche da consumare, mi sono cimentata per la prima volta nella preparazione delle pesche ripiene che durante i miei soggiorni piemontesi mi ero solo limitata a mangiare (leggi: divorare).
La ricetta l'ho cercata su internet e quella che mi ha più convinta è stata quella di fiordilatte a cui ho aggiunto una manciata di pinoli, ho raddoppiato le dosi, ho aggiunto la polpa di una pesca (il ripieno mi è sembrato poco), lo zucchero è facoltativo e io non l'ho messo. Ecco la ricetta

Pesche ripiene alla piemontese

6 pesche mature
25 amaretti circa (dipende dai gusti e poi non avevo il liquore all'amaretto consigliato nella ricetta di fiordilatte)
2 cucchiai di cacao amaro in polvere
una manciata di pinoli

Accendere il forno a 180°C. Tagliare a metà le pesche e, dopo aver tolto il nocciolo, scavare un po' di polpa da mescolare con gli amaretti sbriciolati, il cacao in polvere un po' di pinoli, lasciandone una parte da mettere come decorazione prima d'infornare. Sistemare le mezze pesche in una teglia e riempire con l'impasto, decorare con i pinoli e infornare per una trentina di minuti fino a quando non si crea un po' di crosticina ai bordi delle pesche. Lasciare raffreddare. Il giorno dopo sono anche più buone, sempre se resistete a  non mangiarle prima.
 grazie ancora, fiordilatte!

lunedì 22 agosto 2011

W la semplicità...aglio, olio e peperoncino
























so che sembra assurdo in un blog parlare di come fare la pasta più sbrigativa del mondo, eppure ognuno la fa in maniera diversa, aggiungendo magari qualche erbetta aromatica, come nel mio caso, chi mette il formaggio e chi no, chi la fa a crudo e chi prepara tutto in un tegame, chi aggiunge una dadolata di pomodoro fresco, chi completa con una grattata di bottarga e buccia di limone(indovinate chi è...in quel caso metto meno aglio).

E' la pasta dell'amicizia, nel senso che spesso la si prepara quando arrivano degli amici affamati all'improvviso, o quando dopo una serata in giro, li s'invita per lo spaghetto di mezzanotte.
Devo scrivere la ricetta?!  ma no, magari dei suggerimenti:
oltre alla  buona qualità delle materie prime (nella foto trovate il sig. Aglio Rosso di Nubia) abbiate cura di non fare soffriggere l'aglio con il peperoncino, ma scaldare l'olio, evo di ottima qualità, lentamente, sufficientemente per farlo insaporire; io non metto formaggio, magari aggiungo delle erbe fresche come la menta e il basilico; per dare un po' di colore aggiungo un po' di pomodoro secco a pezzetti (capuliatu).
E voi come la fate?

domenica 21 agosto 2011

Soggiorno a Parigi - prima parte
















Nel post precedente vi ho parlato del viaggio che mi portava a Parigi, adesso vi parlo delle mie ultime ore in questa città perché sono state anch'esse segnate da un bellissimo incontro del tutto inaspettato.

Questi pochi giorni a Parigi sono stati intensi sicuramente per le emozioni. Questa città ti predispone l'animo ad accoglierne la bellezza poi ci si mette pure il caso, l'hasard, ed ecco che difficilmente potrò dimenticare le mie ultime ore parigine. 

La mattina, molto triste per l'imminente partenza, mi arriva una telefonata di una persona cara che non sentivo da tanto tempo. Scambiate le prime battute la informo che mi trovo a Parigi anche se solo per poche ore. Dall'altra parte del telefono sento prima qualche momento di silenzio e subito dopo un:
 – Non ci posso credere, anch'io sono a Parigi! 
Ripresami dallo shock dico – Pazzesco! Sono in partenza però. – e aggiungo – Sentivo che dovevo rimanere qualche giorno in più! 

Facciamo subito  un rapido calcolo per conciliare l'orario della mia partenza e gli orari dei suoi appuntamenti e riusciamo a ricavarci un pranzo veloce in Rue Bonaparte, di fronte la chiesa di Saint Germain in un bellissimo ristorante, il cui nome non ricordo. Del pranzo  ho fotografato i dessert qui sopra.


Credetemi, tutto avrei potuto immaginare tranne di salutare Parigi in compagnia di questa persona a me così cara, C'est la vie! E poi è stata così gentile da regalarmi una scatola di macarons di Pierre Hermé: bellissimi! 
Ho fatto qualche foto della vetrina del minuscolo ma sontuoso negozio di Pierre Hermé  assolvendo così il mio dovere di brava foodblogger e dei macarons che, considerata la mia imbranataggine, avevo già un po' stritolato tra gli altri miei pacchetti e pacchettini (devo dire che il viaggio a Parigi è stato un dramma per la mia carta di credito). 
Arrivato il momento dei saluti abbiamo ringraziato il caso per aver trascorso, anche se per poco, momenti così piacevoli (e potrei dire felici?). Una passeggiata, alquanto inaspettata, in boulevard Saint Germain al fianco di una persona cara credo possa essere ricordata come un momento, seppur breve, di felicità.
Il prossimo post sarà una carrellata di foto, ma non aspettatevi foto convenzionali, alcune non le capisco neanche io. Qui aggiungo altre foto di dolci e pasticcerie: io non amo i dolci ma li trovo incredibilmente belli e poi i francesi hanno cura e gusto del tutto particolari per quanto riguarda la presentazione, il packaging. Si può solo imparare!

































Ladurée

































Damas























Gerard Mulot

giovedì 18 agosto 2011

Viaggio a Parigi e "un ange sur le train"































Devo ancora scrivere del mio soggiorno parigino. Ho ancora da sistemare le foto e poi dare un senso al tutto. Intanto, però, posso parlarvi di un incontro che non saprei come definire, ve lo racconto.

Partita da Torino con il treno delle 8.00 e trovato il mio posto a sedere, cercai di collocare il mio trolley negli alloggiamenti appositi ma la mia schiena si rifiutò, avvertendomi con una fitta. Un giovane francese corse in mio aiuto, lo ringraziai moltissimo e mi sedetti al mio posto.
Lui sedeva al finestrino opposto. Come ogni volta che mi trovo su un treno mi misi a scrivere, a pensare, a leggere, stavolta però riflettevo su un incontro avuto qualche giorno prima con un medico antroposofo. Si erano trattati vari argomenti ma parlando della dimensione spirituale si era colta  la mia incapacità a lasciarmi andare ad essa o comunque,  tale aspetto, in me, era sempre troppo circoscritto alla bellezza e quindi troppo ancorato alle cose materiali, magari anche le più eteree come la luce in settembre al mattino qui in Sicilia. In effetti come dargli torto? il mio atteggiamento nei confronti della bellezza è disperato, necessario!

Presi il mio libro di lettura, l'ultimo di Simenon, L'assassino, e cominciai a leggere. Ogni tanto osservavo il giovane francese che sembrava uscito da un racconto di Herman Hesse, sarà stato lo zaino da montagna, la piccola gavetta per l'acqua. Sulle prime pensai fosse un militare, era molto composto, ordinato.
Alla stazione di Modane salirono una mamma con due ragazzini già tecnologici: possedevano un i-pad e un "coso" per i videogiochi, la madre era appassionata di fotografia considerata l'attrezzatura che portava con sè. Per un disguido della biglietteria uno dei bimbi aveva lo stesso posto del ragazzo francese, lui con calma e serenità si alzò, cedette volentieri il suo posto, diede una mano per i bagagli ma prima di sedersi, qualche poltrona più in là, fece dono alla madre dei bimbi di qualche rametto di lavanda per scusarsi del disguido. Questo gesto lo trovai poetico, nobile, d'altri tempi e pensai quanto sia importante incontrare persone capaci di infondere serentià e gentilezza.

Io continuai a leggere ma ogni tanto cercavo di vedere, osservare, il giovane: capelli castano chiari, un viso particolare, uscito dal tratto di un illustratore ed ecco che mi venne in mente il viso de "il piccolo principe". Stava leggendo una guida sulla montagna, a un certo punto vidi che in alcune pagine teneva dei fiori e ne tirò fuori uno molto particolare, decisamente esotico per me che sono siciliana. Colta da un attacco di sfrontatezza decisi di dirigermi verso di lui con la macchina fotografica, con l'intenzione di chiedere se potessi fotografare il suo fiore. Mentre mi sforzavo di parlargli in francese, lui con un gesto rapido, ma da timido, mi porse il fiore e mi disse" je vous le donne".
Aveva uno sguardo bello, puro, innocente, cristallino, io lì per lì non capii e cercai di spiegare che per me è un fiore esotico e che io amavo fotografare i papaveri che erano più comuni dalle mie parti, in mezzo ai campi di grano (sì non c'entrava niente, ma qualcosa dovevo pur dire). Alla fine accettato il fiore tra tanti ringraziamenti, lui mi regalò anche un rametto di lavanda che mi spiegò essere selvatico.
Fine della storia, tornai al mio posto e tra una pagina e l'altra del mio Simenon misi i due fiori.
Ogni  tanto alzavo lo sguardo e cercavo di osservare questa strana creatura dal capo chino, pieno di grazia e dalle mani che trattavano con delicatezza ogni cosa, il suo sguardo sembrava perdersi ora tra le pagine del libro, ora tra gli alberi e i campi del paesaggio francese che dalle montagne passava alle colline e alle pianure. Si arrivò a Parigi. Lì fu in un attimo che decisi di lasciare il mio biglietto da visita del blog con una frase che già avevo più volte ripetuto dentro la mia testa, non la ricordo in maniera precisa ma all'incirca scrivevo così: un ange rare qui m'a donné l'espoir dans la beauté, un baume pour mon ame.
Saltai su dalla poltrona, presi il mio trolley, lui fece per aiutarmi ma io fui più rapida e subito tirai fuori dalla tasca dei jeans il biglietto con la frase scritta sopra, lui ebbe un attimo di esitazione, mi ringraziò e io scappai lungo il corridoio, scesi dal treno e non mi girai.
Parigi era già lì che mi aspettava!!

mercoledì 17 agosto 2011

Just married... e l'Elisa dei Muffins alle mele

Ho impiegato molto tempo prima di decidermi a scrivere questo post, perché trovo sia molto più difficile scrivere di cose belle, di emozioni positive, di serenità e poesia: il rischio è di risultare banali. 
Il 6 agosto due mie carissimi amici, Maurizio e Simona si sono sposati. La scelta del luogo in cui hanno celebrato le nozze ha contribuito moltissimo a rendere ancora più unico questo momento: il giardino del Castelllo di Donnafugata, lungo il viale che porta alla coffe house, piccola struttura neoclassica che ha fatto da fondale durante la cerimonia e dopo ha accolto un piccolo rinfresco. 
Il sole cominciava a calare, lentamente, e una luce da incantesimo si posava su tutti noi, sposi felici, genitori commossi e amici partecipi e tutto si è ammantato di qualcosa di magico. 

Un benessere diffuso ha colpito tutti noi, sarà stato l'amore e la tenerezza dei loro occhi, l'atmosfera incantata del parco o la luce prima del tramonto che ricorda quella subito dopo l'alba, quando tutto comincia. Una dimensione altra, tutto era speculare, concentrico, un po' come "Alice nel paese delle meraviglie" : se fosse spuntato il bianconiglio o la regina di cuori con i suoi soldati non mi sarei minimamente scomposta! 

L'officiante, caro amico degli sposi, ha reso ancora tutto più fatato con le sue parole commosse e commoventi che solo un amico sincero è in grado di esprimere. 
Durante il discorso  ci ha intrattenuto con qualche aneddoto riguardante la storia del parco e tra i personaggi citati mi ha colpito il nome di un nobile, il duca di Crescimanno di Albafiorita, che sembra il personaggio di un libro di Italo Calvino. Il duca, il 6 agosto di più di un secolo fa festeggiò proprio lì, nella coffe house, il suo compleanno.

Hanno chiesto anche a me di dire qualcosa e con non poco imbarazzo, mi sono “lanciata”...
e lì davanti ai loro occhi felici ho augurato di non perdere quella complicità e quell'intesa che nel percorso a due è fondamentale per ridere insieme e alleggerire i momenti difficili che la vita puntualmente ci offre e mentre dicevo questo vedevo in fondo al viale dei magnifici ficus giganti, dalle radici enormi che dal terreno affiorano formando un groviglio solido, e con essi ho identificato loro e il loro amore, qualcosa di imponente e ben ancorato che nessun vento o tempesta porterà via e sarà rifugio per chi presto allieterà i loro giorni futuri.

La madre della sposa, persona squisita che ancora non conoscevo, mi ha subito individuato e riconosciuto grazie alla descrizione affettuosa e generosa che Simona ha fatto di me. Si è sincerata che fossi io "l'Elisa dei muffins alle mele" che a volte e, non quanto avrei voluto, ho portato in libreria da Simona e Maurizio. Naturalmente, prometto che la prossima volta penserò anche a lei con un muffins speciale. 























Muffins alle mele





280 gr di farina 00 (se metà 00 e metà 0 è meglio.)
130 gr di zucchero
8gr di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 uovo 
100gr di burro
240 ml di latte o yogurt intero no dolcificato
200 gr di mela al netto di torsolo e buccia
75 gr di noci o nocciole spezzettate 
buccia grattugiata di un limone
2 cucchiaini abbondanti di zenzero in polvere
1 cucchiaino di cannella
una macinata generosa di pepe di sechuan o misto pepe (facoltativo)
1 bel pizzico di sale

Procedimento:
Prendere 2 ciotole, in una mettere gli ingredienti umidi ( uovo appena sbattuto, yogurt, burro precedentemente fuso e lasciato raffreddare, mele a pezzetti, la buccia grattugiata del limone) e mischiare, nell’altra tutti gli ingredienti secchi (farina, lievito setacciato, zucchero, bicarbonato, le spezie, le noci, il sale) e mischiare a questo punto versare gli ingredienti umidi nella ciotola di quelli secchi e mescolare per bene con un cucchiaio fino a quando non si vede più la farina, non preoccuparsi dei grumi, ci devono essere! Mettere negli stampini imburrati.
Infornare a 180C° per una ventina di minuti, finché non prendono colore ma non troppo.
Lasciare raffreddare su una gratella e spolverare di zucchero a velo.

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