giovedì 18 agosto 2011

viaggio a Parigi e "un ange sur le train"































devo ancora scrivere del mio soggiorno parigino. Ho ancora da sistemare le foto e poi dare un senso al tutto. Intanto, però, posso parlarvi di un incontro che non saprei come definire, ve lo racconto. Partita da Torino con il treno delle 8.00 e trovato il mio posto a sedere, cercai di collocare il mio trolley negli alloggiamenti appositi ma la mia schiena si rifiutò, avvertendomi con una fitta. Un giovane francese corse in mio aiuto, lo ringraziai moltissimo e mi sedetti al mio posto. Lui sedeva al finestrino opposto. Come ogni volta che mi trovo su un treno mi misi a scrivere, a pensare, a leggere, stavolta però riflettevo su un incontro avuto qualche giorno prima con un medico antroposofo. Si erano trattati vari argomenti ma parlando della dimensione spirituale si era colta  la mia incapacità a lasciarmi andare ad essa o comunque,  tale aspetto, in me, era sempre troppo circoscritto alla bellezza e quindi troppo ancorato alle cose materiali, magari anche le più eteree come la luce in settembre al mattino qui in Sicilia. In effetti come dargli torto? il mio atteggiamento nei confronti della bellezza è disperato, necessario!


Presi il mio libro di lettura, l'ultimo di Simenon, L'assassino, e cominciai a leggere. Ogni tanto osservavo il giovane francese che sembrava uscito da un racconto di Herman Hesse, sarà stato lo zaino da montagna, la piccola gavetta per l'acqua. Sulle prime pensai fosse un militare, era molto composto, ordinato. Alla stazione di Modane salirono una mamma con due ragazzini già tecnologici: possedevano un i-pad e un "coso" per i videogiochi, la madre era appassionata di fotografia considerata l'attrezzatura che portava con sè. Per un disguido della biglietteria uno dei bimbi aveva lo stesso posto del ragazzo francese, lui con calma e serenità si alzò, cedette volentieri il suo posto, diede una mano per i bagagli ma prima di sedersi, qualche poltrona più in là, fece dono alla madre dei bimbi di qualche rametto di lavanda per scusarsi del disguido. Questo gesto lo trovai poetico, nobile, d'altri tempi e pensai quanto sia importante incontrare persone capaci di infondere serentià e gentilezza.
Io continuai a leggere ma ogni tanto cercavo di vedere, osservare, il giovane: capelli castano chiari, un viso particolare, uscito dal tratto di un illustratore ed ecco che mi venne in mente il viso de "il piccolo principe". Stava leggendo una guida sulla montagna, a un certo punto vidi che in alcune pagine teneva dei fiori e ne tirò fuori uno molto particolare, decisamente esotico per me che sono siciliana. Colta da un attacco di sfrontatezza decisi di dirigermi verso di lui con la macchina fotografica, con l'intenzione di chiedere se potessi fotografare il suo fiore. Mentre mi sforzavo di parlargli in francese, lui con un gesto rapido, ma da timido, mi porse il fiore e mi disse" je vous le donne". Aveva uno sguardo bello, puro, innocente, cristallino, io lì per lì non capii e cercai di spiegare che per me è un fiore esotico e che io amavo fotografare i papaveri che erano più comuni dalle mie parti, in mezzo ai campi di grano (sì non c'entrava niente, ma qualcosa dovevo pur dire). Alla fine accettato il fiore tra tanti ringraziamenti, lui mi regalò anche un rametto di lavanda che mi spiegò essere selvatico. Fine della storia, tornai al mio posto e tra una pagina e l'altra del mio Simenon misi i due fiori. Ogni  tanto alzavo lo sguardo e cercavo di osservare questa strana creatura dal capo chino, pieno di grazia e dalle mani che trattavano con delicatezza ogni cosa, il suo sguardo sembrava perdersi ora tra le pagine del libro, ora tra gli alberi e i campi del paesaggio francese che dalle montagne passava alle colline e alle pianure. Si arrivò a Parigi. Lì fu in un attimo che decisi di lasciare il mio biglietto da visita del blog con una frase che già avevo più volte ripetuto dentro la mia testa, non la ricordo in maniera precisa ma all'incirca scrivevo così: un ange rare qui m'a donné l'espoir dans la beauté, un baume pour mon ame.
Saltai su dalla poltrona, presi il mio trolley, lui fece per aiutarmi ma io fui più rapida e subito tirai fuori dalla tasca dei jeans il biglietto con la frase scritta sopra, lui ebbe un attimo di esitazione, mi ringraziò e io scappai lungo il corridoio, scesi dal treno e non mi girai. Parigi era già lì che mi aspettava!!

3 commenti:

  1. Delizioso , sei molto brava , scrivi in un modo cosi delicato !
    riesci a far sognare anche chi come è a casa a fare la mamma e la moglie come al solito! anche con gioia ma sognando ogni tanto di fare altro . un bacio Giorgia

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  2. Grazie Giorgia, sei molto gentile! Sono contenta che attraverso le mie parole possa allietare la tua serena routine!
    elisa

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  3. ciao Elisa...
    Bellissimo questo tuo articolo! Sono qui con Enzo a leggere nel tuo blog!

    Un saluto dalla Toscana...
    Giovanni

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