domenica 15 dicembre 2013

ancora in giro e…muffins con ricotta e cioccolato di modica alla cannella






































Sono ancora in giro. L'ultimo post l'ho scritto quasi un mese fa, alla vigilia della mia partenza per Parigi.  Da lì mi sono spostata, per pochi giorni, a Londra per poi tornare ancora nella Ville Lumière e approdare definitivamente a Torino dove ancora mi trovo. Il tempo è volato via, trascorso con amici carissimi e familiari che, nel frattempo sono cresciuti di numero per l'arrivo di un piccolo procuginetto (o nipotino) tanto bello da lasciare senza fiato (e io non amo particolarmente i bambini ma questo pupetto è davvero bello). Non ho fatto più incubi e sembra che il mio equilibrio mentale sia migliorato. Tra qualche giorno ritornerò alla mia Sicilia dove il dovere mi chiama.
Tanto mi piace vivere in mezzo agli ulivi e seguire i ritmi della campagna, quanto mi piace vivere in città, le lunghe via da percorrere col naso all'insù, i cinema e i concerti, le librerie, le sale da tè. Nel frattempo vi lascio una ricetta ottima per la colazione o i tè pomeridiani.


Muffins con ricotta e cioccolato di modica alla cannella

100g di farina 00
100g di farina integrale
110g di zucchero di canna
3 uova
200g di ricotta
60 g di cioccolato di modica alla cannella (altrimenti 60 g di cioccolato fondente e un cucchiaino in più di cannella e 20g di zucchero)
sale
1 cucchiaino di cannella
8g di lievito
1 cucchiaio di olio di semi

Preriscaldate il forno a 170°C. Montate le uova con il pizzico di sale. In un'altra ciotola montate, con l'aiuto di una frusta a mano, la ricotta con lo zucchero e la cannella. Unite i due composti e lavorate fino ad amalgamarli. Setacciate le farine con il lievito e uniteli al composto precedente. Mischiate per bene e aggiungete l'olio e il cioccolato ridotto a scaglie lasciandone però una parte da mettere sui muffins prima d'infornare. Mettete nello stampo e lasciate cuocere per 20 minuti.

venerdì 15 novembre 2013

di incubi con coperchi volanti e..zuppa di ceci con merluzzo speziato



























Intanto mi scuso con chi scrive i commenti ai miei post e io non sempre riesco a rispondere. Adesso ho qualche problema di lentezza epica con la connessione del telefonino che sto usando come reuter. Riesco giusto a pubblicare questo post prima che i miei nervi crollino miseramente.
Oltre ai coperchi del titolo sono volante pure io, nel senso che mi sono spostata dalla Sicilia per atterrare a Torino per spostarmi a Milano. Domani andrò a Parigi e poi Londra (questo perchè dovevo riposare). Saranno le emozioni che un viaggio sempre comporta, fatto sta che spesso mi ritrovo a fare sogni a dir poco strani e invito tutti quelli, che di queste cose ne capiscono, a darmi la loro opinione.
Ho pensato di condividere con voi l'incubo avito questa notte.
In una normale città, in un clima autunnale, stanno sospesi a mezz'aria dei sottili coperchi di vetro con relativo manico sempre in vetro. Gli abitanti li schivano, sono ormai abituati a questa presenza assai insolita. Nessuno si chiede il perché, si sa solo che un giorno ci si è svegliati con un esercito di coperchi in vetro, sospesi nell'aria fresca di un giorno di fine settembre. L'origine di questa silenziosa e pacifica invasione non la si conosce. Viene accettata passivamente. Tutto sembra scorrere nella normalità. Si va a lavorare, si va a scuola, anche gli uccellini e gli altri esseri volanti sembrano ormai abituati a condividere i propri spazi con questi oggetti misteriosi. Qualche casalinga tenta di afferrarne uno ma, appena sfiorati, i coperchi volano via in velocità. Un giorno però qualcosa cambia. All'alba si ritrovano cadaveri scuoiati e malamente affettati, uno spettacolo raccapricciante si mostra a chi, quel giorno, comincia le sue solite attività: uomini, donne e bambini durante la notte erano stati massacrati. I coperchi sembrano testimoni silenziosi di questa orribile tragedia. Alle 14 di quello stesso giorno sconvolgente avviene un altro fatto che poi spiegherà il primo. I coperchi sembrano impazziti, vanno veloci, sono difficili da schivare, affettano e scuoiano, con il loro bordo tagliente, chiunque si trovi lungo la loro traiettoria. Cambio di scena e vedo un tipo brutto e laido, dai capelli grigi, lunghi e sporchi munito di un computer in cui inserisce dei dvd con dei codici particolari, capaci di dirigere nell'aria i coperchi. Sghignazza di tutto l'orrore che ha commesso e che ha intenzione di continuare a perpetrare. A questo punto mi sono svegliata angosciata. Giuro che non ho mangiato o fumato roba pesante.
Andiamo alla ricetta che ci fa dimenticare il mio inconscio decisamente provato?

zuppa di ceci con merluzzo speziato

500g di merluzzo fresco al netto degli scarti
300g di ceci
un'arancia
anice stellato, pepe rosa, pepe di sichuan, pepe
una carota
uno scalogno
rosmarino e salvia
sale
olio
La notte prima lasciate in ammollo i ceci. Il giorno dopo affettate finemente lo scalogno e fate a pezzettini la carota. Mettete le verdure in una casseruola con dell'olio assieme a qualche ago di rosmarino e una foglia di salvia. Una volta che lo scalogno diventa traslucido, aggiungete i ceci, fateli insaporire e poi coprite con acqua bollente a filo. Lasciate cuocere lentamente per un bel po', controllando di tanto in tanto che non si attacchino (evitate le telefonate con le amiche con problemi di cuore e affini).
Quando i ceci sono quasi pronti, in un tegame mettete a bollire dell'acqua con un anice stellato, del pepe rosa, nero e di sichuan lievemente pestati, un po' di succo d'arancia e la scorza di mezza arancia. Prendete il merluzzo e adagiatelo su un cestello per la cottura a vapore con le zeste dell'atra metà della buccia di arancia. Lo collocherete a cuocere sul tegame, coperto da un coperchio.
La cottura sarà rapida, fate attenzione. Una volta cotto, salate leggermente e mettete da parte in un piatto e ricopiritelo con un po' del buillon di cottura.
Salate e passate i ceci lasciando da parte una cucchiaiata.
Servite nelle ciotole un po' del passato di ceci e adagiatevi sopra il merluzzo.

martedì 29 ottobre 2013

in attesa dell'autunno e...pasta con zucca, ricotta e salsiccia































Eccomi! Sempre più latitante. Chiedo venia. Un mese è passato dall'ultimo post. Congedati gli ultimi ospiti qualche giorno fa ho momentaneamente chiuso per vacanza il mio b&b data la mia imminente partenza per Torino (prima tappa di un viaggetto che mi vedrà un po' in giro).
L'avventura del B&B mi ha permesso di conoscere gente straordinaria, accogliere in casa persone che viaggiano e amano girare con il naso all'insù, curiosi di conoscere i luoghi straordinari in cui vivo. Inevitabilmente, tutto questo arricchisce anche l'immaginario di chi ospita (in tal caso con poco sforzo, la mia mente è facilmente impressionabile) e instilla la voglia irrefrenabile di partire e non tornare per un bel po' di tempo. Stupirsi di posti nuovi e nuovi incontri (e relative emozioni), ritrovare posti conosciuti ma con persone diverse: l'elica ha cominciato a girare sulla mia testa e quindi dopo aver messo a posto casa, parto pure io. Riaprirò in tempo per accogliere gli ospiti che penseranno di venire da questa parti a dicembre, quando nelle altre parti d'Italia ci sarà la neve, qui sembrerà di stare in piena primavera: campi verdi pieni di fiorellini, temperature miti, sarebbero delle vacanze di Natale un po' insolite, fuori dal solito immaginario di neve, babbo natale con la slitta e abeti imbiancati e soprattutto ci saranno cose buone da mangiare.
Tra le altre cose ho pure compiuto 40 anni, per essere precisi il 6 di ottobre e colgo l'occasione per ringraziare tutti gli amici che hanno festeggiato con me o chi da lontano mi ha pensata con un messaggio di auguri.
Considerato il clima di questi ultimi giorni, che non dà minimamente segni di autunno (fino a ieri sono stata al mare e non me ne vogliano gli amici che hanno già 15 gradi di massima) mi veniva un po' difficile postare una ricetta autunnale, d'altronde sul mercato si trovano già le zucche. Il loro gusto dolce mi ha fatto pensare all'abbinamento con la salsiccia al finocchietto,  sembrerebbe uno scontro ma interviene pronta e gentile la ricotta ad armonizzare il tutto. Questi ingredienti mi hanno suggerito questo piatto molto buono e nutriente (smaltirò con una bella passeggiata al mare). Ricetta molto semplice e saporita, perfetta per chi il clima autunnale ce l'ha già o per chi lo anela.

Pasta con zucca, salsiccia al finocchietto, ricotta 

300 g di zucca
300 g di salsiccia già con il finocchietto (nel caso non fosse reperibile prendere quella normale e aggiungere dei semi di finocchio leggermente pestati, al momento della tostatura.
250 g di ricotta
1 spicchio d'aglio
una foglia di salvia
un rametto di santoreggia
400 g di pasta corta
olio evo
sale

Fate a cubetti la zucca. In un tegame fate scaldare l'olio con l'aglio, la foglia di salvia (non fatela bruciare, l'olio deve giusto insaporirsi) aggiungete la zucca e fate cuocere fino a quando non diventa morbida. Unite le foglioline di santoreggia, salate e spegnete.
Mettete a bollire l'acqua per la pasta. In un tegame sbriciolate la salsiccia, fatela colorire per bene. In una ciotola montate la ricotta con l'aiuto di una frusta e di un goccio d'acqua calda.
Cuocete la pasta, saltatela nell'intingolo di zucca, aggiungete la ricotta e completate con la salsiccia.
Servire subito.





venerdì 27 settembre 2013

ritorni e...mini strudel alle mele e nocciole












































I ritorni di cui parlo sono quello dei miei primi ospiti del b&b di cui ho accennato qui e quello del mio compleanno (eh sì, questo è un appuntamento fisso che avviene ogni anno e forse, più che di ritorno, dovrei parlare d'inesorabilità del tempo che passa!). Tale giorno è comunque l'occasione per rivedere gli amici, anche quelli con cui non ci s'incontra, con una certa regolarità, durante l'anno, in un clima di festa: chiacchere, sorrisi, abbracci, risate e naturalmente cose buone da mangiare e da bere.
Ma oltre ai ritorni vi sono nuove conoscenze, reali o virtuali, che aprono nuovi orizzonti e che fanno crescere, esperienze che si consolidano e magari evolvono in altre mille cose, inaspettate.
Dopo il soggiorno di Florence e Francois -Xavier a casa mia, nel mese di aprile, vi è stato un reciproco desiderio di rimanere in contatto via fb e di vederci su skYpe, di tanto in tanto. Non si sa cosa capiti ma a volte, certi incontri, portano con sé una magia, una carica di positività. Così è stato con loro. E non so come spiegarvi il piacere immenso che provo nel poterli di nuovo avere qui, da me, di poter stare insieme e di poter cucinare e fotografare insieme: Florence è una chef e Francois-Xavier è un fotografo, cosa desiderare di più? mi sembra un sogno.
Altri incontri positivi hanno segnato quest'ultimo mese (e non sto tenendo conto degli ospiti del b&b che sono stati davvero fantastici) una fotografa e scrittrice sensibile e speciale che si chiama Mirna, conosciuta via fb così come uno scrittore, Marco, che ho scoperto avere una casa a Scicli luogo d'ispirazione e tranquillità per il suo lavoro. Due conoscenze virtuali diventate concrete, reali. Certo è, nonostante le mie perplessità sul fenomeno fb, dopo 6 mesi di utilizzo, mi ha regalato cose belle e la possibilità di conoscere, anche se in modo virtuale, persone a me molto affini per sensibilità e pensiero, a questo proposito non posso non fare il nome di Antonio (amico reale di Marco e forse anche di Mirna) che completerebbe il quadro se decidesse un giorno di venire a trovarci!
Se la prima pioggia violenta di qualche giorno fa mi aveva ispirato tè caldo e un buon dolce, oggi con il caldo estivo e l'idea di andare a fare un bagno, mi viene difficile scrivere di una ricetta tipicamente autunnale che si fa con le prime mele e le prime nocciole.
 Lo strudel con le mele lo annovero tra i miei dolci preferiti: una pasta sottile e friabile non dolce, che si sposa perfettamente con il sapore "caldo" delle nocciole, il leggero aspro delle mele e il dolce prorompente dell'uvetta, il tutto avvolto dal profumo morbido della cannella.

Mini strudel di mele (12 pezzi circa)

300 g di farina
1 uovo
80 g di burro + qualche noce per la spennellatura
1 limone e mezzo
2 kg di mele
100 g di zucchero di canna
cannella
100 g di nocciole non pelate e tostate, tritate grossolanamente
50 g di uvetta
zucchero a velo

Mettere  a mollo l'uvetta. Fondere il burro e lasciare intiepidire. Nel frattempo disporre a fontana la farina e mettere al centro l'uovo sbattuto con un pizzico di sale, il burro fuso e il succo di mezzo limone. Dovreste ottenere un impasto liscio e morbido. Formate una palla e lasciate riposare coperto, per evitare che secchi, a temperatura ambiente per mezz'ora - un'ora.
Prepariamo il ripieno: sbucciamo le mele e le tagliamo a fettine, le cospargiamo di zucchero, succo di limone e cannella.
Accendiamo il forno a 180°C.
Infariniamo per bene il piano di lavoro e suddividete l'impasto in due parti. Cominciate a stendere l'impasto con il matterello fino ad ottenere uno spessore sottile. Aiutandovi con le nocche che posizionerete sotto la sfoglia, cominciate a tirare ulteriormente l'impasto. La probabilità che l'impasto in alcuni punti si buchi è altissima, non disperate, rattoppatelo e proseguite fino ad ottenere un sfoglia quasi trasparente.
Tagliate la sfoglia in rettangoli e lasciando i bordi liberi, riempiteli con le mele, le nocciole, l'uvetta strizzata benissimo. Spennellate con un po' di burro fuso i lati lasciate liberi, ripiegateli sul ripieno e chiudete il mini strudel. Spennellateli ancora con un po' di burro fuso e disponeteli su una placca rivestita di carta forno. Lasciate cuocere per 20 minuti circa. Lasciate intiepidire e servite subito cospargendo di zucchero a velo. Sono buoni anche freddi.




lunedì 9 settembre 2013

già tutto parla di settembre e...coniglio in agrodolce


























Appunto, tutto parla di settembre tranne il mio blog, abbandonato al suo destino e non aggiornato da più di un mese, mai successo prima d'ora.
La pioggia, l'aria fresca, il caldo inaspettato che ritorna, quasi a darci una falsa speranza, la luce, il colore del mare, i programmi e i buoni propositi per l'anno che verrà (sono rimasta a quando andavo a scuola...), tutto parla di questo mese che adoro. E così finalmente, in una giornata leggermente ventosa trovo quel po' di tempo per tornare a scrivere su questo blog, non prima di aver preparato la colazione ai miei ospiti e fatto un giro per l'uliveto (quest'anno produzione minima). Ritorno con una ricetta tipica della mia zona. Non a caso ho scelto questo piatto, è stato molto presente nei menù estivi per i miei ospiti, assieme alla caponata, alla parmigiana e a tante altre cosette buone tipiche (e non solo) della mia zona. L'estate è stata intensa e impegnativa, mi sono tuffata in questa avventura del b&b e sono soddisfatta, anche se molto stanca. Ho conosciuto tante persone, ho in mente tanti visi, sguardi, una gran confusione linguistica in testa (mi è capitato di esprimermi, nella stessa frase, in francese, italiano, inglese e siciliano) e anche tante ricette: ho chiesto ai  miei ospiti di lasciarmi una loro ricetta, la ricetta dei loro ricordi d'infanzia o quella preferita o quella che gli riesce meglio. Un giochetto che tutti hanno apprezzato, anche chi con la cucina ha un rapporto quasi platonico, salvo il momento in cui mettono la tazza di caffè a scaldare nel microonde. Anche questa tipologia di persone aveva comunque un ricordo, legato a un sapore, a un odore che gli dava l'ispirazione per scrivere gli ingredienti della ricetta o anche solo il nome. Bello vedere le loro facce che si sforzavano di ricordare e poi, come per incanto, ecco la ricetta della zia, della nonna, di un piatto legato al paese d'origine dei genitori o dei bisnonni. Ancora l'avvventura non è finita e non so quanto durerà, perchè nella mia vita mai che ci sia qualcosa di definitivo. Mi sto abituando a questa incertezza e soprattutto cerco di portarmi dietro un souvenir di quello che è stato, non con nostalgia (sarebbe ingombrante) ma come un mattoncino che costruisce quella che ogni giorno divento o che sarò in futuro... ah già, si chiama esperienza.
Ho avuto delle soddisfazioni che hanno dato energia alla mia autostima sempre un po' sottotono, e comincio a crederci pure io che così male non sono ;-)))  qui parlano di me

http://thechicagochic.com/2013/08/25/sicily/

Le foto sono della mia ospite Nancy Rahman

Qui sotto, il mio allievo americano Tyson mentre lavora l'impasto per i ravioli. Altra bellissima esperienza.



























Così è passata la mia estate e adesso devo pensare a organizzare la festa del mio quarantesimo compleanno. è una data importante, non credete?
Ah già la ricetta. Il nome di questo piatto in dialetto è ''cunigghiu 'a stimpirata'', è molto profumato per via del sedano e della menta, lo si può arricchire con altre verdure e altri aromi e va mangiato tiepido o meglio, a temperatura ambiente (in caso ci si trovi d'estate) in quanto è in agrodolce e secondo me, questo tipo di combinazione da caldo non ha la stessa gradevolezza che si ha con una temperatura un po' più bassa.

Cunigghiu 'a stimpirata
1,2 kg coniglio a pezzi
2 carote
qualche costa di sedano (circa 60 g)
una cipolla
una manciata di capperi
2 spicchi d'aglio
una manciata di olive verdi
1 foglia di alloro
10 foglie di menta o qualcosa in più
30 g di aceto + qualche cucchiaio per lavare il coniglio
50 g di zucchero o una cucchiaiata di miele
un peperoncino
brodo se necessario
sale
pepe
olio

Lavate nell'aceto il coniglio. Tamponate bene con la carta da cucina. In un tegame fate scaldare un cucchiaio d'olio e rosolate per bene il coniglio, facendolo dorare. Fatto questo mettetelo da parte e nel fondo della rosolatura, mettete un cucchiaio d'olio se occorre, la foglia di alloro, l'aglio e il peperoncino tagliato in due. Fate insaporire per bene e aggiungete la cipolla affettata, la carota e il sedano tagliato a rondelle sottili. Lasciate cuocere per una decina di minuti in caso dovesse asciugare, aggiungete dell'acqua.
Togliete l'aglio, aggiungete il coniglio e le olive verdi a pezzetti. Coprite a metà con il brodo e lasciate cuocere a fuoco lento fino a che la carne del coniglio risulti tenera. Quando il tutto risulterà ben cotto e con poco liquido, aggiungete le foglie di menta, aumentate la fiamma e bagnate con l'aceto in cui avrete fatto sciogliere lo zucchero (o il miele). Fate evaporare bene e spegnete.
Laciate riposare per almeno 6 ore prima di servire. Questo è uno di quei piatti, come la parmigiana, la caponata, la peperonata e comunque tutti i piatti in cui vi sono tanti ingredienti, che hanno bisogno di riposo per gustarli al meglio. Questo lo spiego dicendo che tutti gli ingredienti hanno bisogno di conoscersi meglio tra loro per dare ognuno il meglio di sé e fare bene la loro parte, come in un'orchestra.

giovedì 1 agosto 2013

di come scoprii la pasta brisée e...quiche ai pomodorini, ricotta e erbe aromatiche































Eccovi una ricetta fresca, sfiziosa, da portare magari in spiaggia o per un picnic in montagna.
La base è una pasta brisée, una pasta semplice da preparare e veloce. La preparo di rado e non so per quale motivo data la sua versatilità, semplicità di esecuzione e non ultimo la possibilità di congelarla senza problemi, ottima soluzione per cene dell'ultimo momento.
Mi ricordo ancora quando scoprii questa tipologia di pasta. Ero studentessa, appena arrivata a Torino e con poca conoscenza della cucina di altri luoghi. Era un pomeriggio freddo e piovoso di gennaio; mi trovavo in una bellissima casa torinese, dai soffitti a cassettoni, in pieno centro. Avevo accettato l'invito per un tè di una ragazza, più grande di me, conosciuta da poco. La casa era arredata con gusto ed estro, quasi tutti i pezzi provenivano dal Baloon, mercato delle pulci di Torino, ben reinterpretati dalla fantasia e dalla creatività di Irene e del suo compagno Salvador, tipo taciturno e di pochissime parole. Quest'ultimo mi si presentò seduto su una poltrona che assomigliava più a qualcosa che mi fece pensare a un trono, surreale per la forma e per il velluto rosso che la ricopriva. Ma intanto il mio olfatto era stato distratto da un buon profumo di mele e burro che non riuscivo a codificare come ricetta. Fu così che il nostro Salvador (do Santos Crus, questo era il suo cognome di chiara origine portoghese ma lui era parigino da 3 generazioni) mise sotto il naso di una studentessa provincialotta e così poco avvezza ai dolci "esotici", una magnifica Tarte Tatin. Lo sguardo profondo e sicuro di Salvador mi trafisse quando, con fare disinvolto, dissi" ma la base di questa torta è tipo una pasta sfoglia un po' duretta?". Io allora capii non solo che esisteva la pasta brisée ma, punto fondamentale della cucina francese, che la Tarte Tatin si fa con la brisée  e non con la sfoglia (alla cui idea il nostro Salvador inorridiva). Perché credergli? Era parigino da generazioni, aveva uno dei locali, ormai oggi divenuti storici, di Torino " La bicyclette" dove si preparavano delle magnifiche crêpes con il grano saraceno e una magnifica Tarte Tatin come non ne ho più mangiate. Sono passati 20 anni e Salvador non è più a Torino da tantissimo tempo. Alla "Bicyclette" non sono più andata da allora, anche se esiste ancora: temo di rimanere delusa nel non trovare più quei sapori, quei profumi e soprattutto lo sguardo inquieto e silenzioso di Salvador, (in poche parole mi sentirei "storica" pure io)

Quiche ai pomodorini, ricotta e erbe aromatiche

300 g di farina 00
150 g di burro freddissimo (anche congelato)
acqua ghiacciata q.b.
sale
legumi secchi per la cottura in bianco

300 g di ricotta
un goccio di latte
misto erbe: basilico, maggiorana, menta, timo, erba cipollina
un uovo
pepe nero macinato al momento
5 pomodorini

La dose del ripieno è per una teglia da 24 cm. Vi avanzerà della pasta brisée.
Nel robot da cucina mettete la farina e il burro a pezzi. Date qualche giro fino a quando non otterrete del briciolame. A questo punto trasferite il tutto sulla spianatoia e con l'acqua e le mani compattare le briciole con gesti rapidi, fino ad ottenere una palla che avvolgerete nella pellicola e metterete in frigo.
Nel frattempo, prendete la ricotta e montatela con il latte, aggiungete le erbe aromatiche e il pepe. Tagliate in due i pomodorini e lasciateli colare fino al momento di utilizzarli.
Accendete il forno a 180°C. Prendete la brisée, la stendete su della carta forno a uno spessore di 2 - 3 mm e l'accomodate nella teglia. Bucherellatela per bene, ricoprite con della carta forno su cui metterete dei fagioli secchi.
Lasciate in forno per circa 20 minuti.
Liberate dai legumi il guscio di brisée e farcite con la ricotta a cui avrete aggiunto l'uovo sbattuto con un pizzico di sale. Terminate con i pomodorini e infornate per circa 30 minuti nella parte bassa del forno.
Lasciate raffreddare e servite.


sabato 6 luglio 2013

di montagne russe e...verdure estive in crumble aromatico



non mi abituerò mai a viaggiare sulle montagne russe e non perché abbia paura del vuoto o della vertigine, ma sono ormai stanca di questo continuo alternarsi, di questa incapacità di trovare una media tra i due. Vorrei stare su una giostra di cavalli di fine secolo: bellezza, armonia, certezza (il movimento è sempre lo stesso, nessun cavallo si permetterebbe di andare più veloce o di scappare). Non ho ancora capito chi sia il giostraio a cui rivolgermi per fare domanda e chiedere un trasferimento. Gli direi che ormai ho una certa età e forse comincia a spettarmi di diritto un po' di riposo e comunque, sarei consapevole di stare sempre in un luna park: alle bizzarrie non si sfugge, alla musica assordante neanche, al colpo di scena neppure, ma almeno avrei l'illusione, per un attimo, che anch'io possa riposare, tirare il fiato, marciare verso un obiettivo che tale rimane per almeno più di un mese. Non può spostarsi sempre il bersaglio ed essere costretta a riprendere la mira.
Ma in tutto questo turbinio che alla fine è pur sempre vita, non dimentico ciò che amo, magari lo trascuro ma rimane sempre il mio rifugio, tra una salita rapida e una discesa altrettanto folle, ecco questa ricetta, facile, veloce, utile per le cene estive con tanti amici.

Verdure estive in crumble aromatico

1 melanzana
2 piccoli peperoni
3 zucchine
1 cipolla
5 piccoli pomodori
150 g di pane raffermo tipo toscano, che abbia una mollica ben alveolata
una manciata di mandorle non pelate
un misto abbondante di erbe aromatiche: basilico, maggiorana, timo, menta, prezzemolo
sale, pepe
olio

Accendete il forno a 180°C. Lavate e pulite e verdure. Fate a listarelle i peperoni, a fettine sottili le melanzane, le zucchine e le cipolle, a pezzetti i pomodori. Condite tutto con sale, pepe e un filo d'olio.
In una teglia dai bordi bassi, distribuite le verdure e infornate per 15 minuti circa
Nel frattempo prendete il mixer, mettete il pane raffermo e le mandorle, date un bel giro fino a ridurlo a pezzi non troppo piccoli. Aggiungete le erbette e una generosa cucchiaiata d'olio e date un altro giro.
Prendete la teglia e distribuitevi questo misto profumatissimo e rimettete in forno fino a completa cottura delle verdure. Se il crumble dovesse scurire troppo, coprite con un foglio di carta alluminio.
Lasciate riposare e servite tiepido, non caldo.


sabato 15 giugno 2013

di deliri notturni e...pasta con crema di carote profumata






















cosa posso dire per accompagnare questa ricetta? Vi descrivo questo periodo un po' bizzarro? La cosa più bella è che mi sto divertendo un mondo a ospitare persone a casa, fino ad oggi (per carità ancora ho avuto solo 5 esperienze) ho incontrato persone speciali, con alcuni sono nati rapporti di amicizia con altri, causa la lingua straniera, rapporti comunque intensi se consideriamo gli sguardi e gli abbracci affettuosi al momento dei saluti. Sono sempre stata ottimista riguardo alle persone, nonostante abbia avuto anch'io la mia dose di delusione, amarezza, sdegno (magari con le persone che sentivi più vicine), forse mi entusiasmo troppo e alla fine eccola lì, la delusione. Forse è  l'aspetto infantile del mio carattere, anche se solo così riesco a cogliere la bellezza sia essa in uno sguardo, in un dipinto, in una melodia...sì lo so che qualcosa del genere l'ho già scritta ma è come se oggi mi chiedessi se è una questione di sensibilità (leggi infantilità) o presuppone anche qualcosa altro. Forse si è sempre troppo schiacciati da schemi, paradigmi, paure da non riuscire a cogliere la spontaneità di un gesto che non abbia nessun fine, scopo se non quello di essere così e basta? Gli schemi ci rendono sordi e ciechi, quindi la sensibilità non è sufficiente, occorre anche la libertà da essi? Beh, allora l'impresa si fa più ardua e chissà quante volte s'interpreta in un modo del tutto diverso un gesto, una frase o anche un'opera d'arte, incasellandoli in chissà quale scomparto mentale.
Ciò che mi ha sempre terrorizzato, fin da quando ero piccola, è che potessi essere fraintesa e questo mi ha portato ad essere sempre franca e spontanea, sempre nei limiti del garbo e del rispetto, ça va sans dire, però ho capito che non basta,  l'interlocutore deve essere capace di accogliere tale franchezza  o si rischia l'effetto opposto:  non serve a nulla e forse complica ulteriormente le cose.
Beh, ho posto abbastanza domande mi fermo qua se no continua questo delirio, sarà che è già mezzanotte, sarà che il sistema della mia banca on-line non mi fa pagare l'IMU bloccando la schermata, sarà che mi rendo conto di trascurare questo blog e gli amici connessi....insomma è un periodo che possiamo definire sospeso? forse...non lo so, non ho idea...però vi lascio una ricetta semplice, veloce e gustosissima

Pasta con crema di carote profumata

400 g di pasta lunga (linguine o vermicelli o quello che preferite)
4 carote medio piccole
2 generose cucchiaiate di ricotta
misto erbe aromatiche: menta, erba cipollina, basilico, prezzemolo, maggiorana
1 cucchiaiata di mandorle a filetti tostate
pepe nero macinato al momento
olio evo
sale

Prendete una casseruola e riempitela d'acqua e portatela a bollore. Nel frattempo pulite le carote, tagliatele a dadini e buttatele nell'acqua bollente che avrete salato. Fate cuocere una decina di minuti, il tempo che diventino morbide. recuperatele con un mestolo forato e passatele con un mixer a immersione aggiungendo un filo d'olio d'oliva. Aggiungete le erbette e la ricotta, date un veloce colpo di mixer e  la crema per condire la pasta è pronta. Scolate la pasta, conditela con la crema, cospargete con le mandorle tostate, una macinata di pepe e pappatevela!


giovedì 6 giugno 2013

ceci n'est pas de chocolat
























Sono mancata troppo tempo dal mio blog ma è un periodo un po' così, non saprei neanche come definirlo. Sono però contenta di riprendere a scrivere con questo post. 
Grazie a FB ho scoperto un vero e proprio "tesoro" e la persona capace e gentile che lo ha concepito e realizzato, Simone Sabaini. Il "tesoro" in questione è il cioccolato di Modica e la sua interpretazione, rispettosa della tradizione (massa di cacao, zucchero, spezia o aroma, lavorato a bassa temperatura, senza aggiunte ulteriori di burro di cacao) ma capace di perfezionare il risultato in termini di aroma e consistenza.
Sarebbe riduttivo se mi limitassi a descrivervi il gusto strepitoso,  la sensazione al palato etc. etc. Posso andare oltre e tranquillamente affermare che questo cioccolato, a me così familiare, appare come un libro le cui pagine si sfogliano e raccontano una storia, capace di rievocare ricordi in chi ce li ha o di aggiungere nuove suggestioni a chi sta per scoprire questo piccolo capolavoro artigianale nell'angolo sud orientale della Sicilia. 



Forse non mi sono spiegata bene, insomma, qualcuno potrebbe chiedermi " parli di libri o di cioccolato?" Beh non so bene neanch’io come rispondere, vi racconto la mia esperienza. Appena introdotto in bocca un pezzetto di questo cioccolato alla cannella è come se avessi aperto un ipotetico libro della mia infanzia, di un colpo ero lì, in casa della nonna, la sua voce dolce e al contempo ferma che raccomandava di non far bollire il bagnomaria in cui la massa di cacao stava sciogliendosi. Ho sentito il rumore delle chiavi che aprivano l’armadio della dispensa in cui veniva custodita la cannella assieme alle altre spezie, al buio, dentro i barattoli di vetro ermetici. Ho sentito il “fafff” dello zucchero sui piatti della bilancia (non so cosa darei per riaverla quella bilancia) e infine lo sbattere delle formine appena riempite di questo liquido denso, voluttuoso e profumato. Il mio olfatto si è svegliato 35 anni prima, ha incontrato la cannella della cioccolata, il gelsomino del terrazzino, i limoni appena raccolti e la sempre presente pianta di basilico in cucina. La mia vista ha incontrato lo sguardo dolce e immenso di mia nonna.
Lo so che qualcuno più bravo di me, parlando di "madeleines", aveva parlato di questa magia ma sono sicura che chi ricordi non ne ha e assaggia questo cioccolato, comincia a leggere una storia o comincia a scriverla, sempre se è disposto a farsi coinvolgere dalle emozioni e lasciare correre la fantasia.
La storia potrebbe essere quella di chi questo cioccolato lo produce, ne reinterpreta la tradizione e lo perfeziona, o la storia delle fave di cacao pregiate (Arriba Superior Summer Selected, presidio Slow Food) che arrivano dall’Ecuador o quella degli altri pochi ingredienti che arrivano da posti più o meno lontani: la scorza del limone Interdonato, la Cannella dello Sri Lanka, il pepe bianco di Sarawak, lo zucchero ricavato dai fiori delle palme da cocco da Bali o quello Mascobado integrale dalle Filippine etc. etc. o la storia dei produttori e della loro agricoltura rispettosa dell’ambiente.
Senza nulla togliere a chi questo cioccolato lo produce da sempre, con ottimi ingredienti e materie prime di qualità per un risultato che è universalmente apprezzato, qui vi parlo di qualcuno che maniacalmente ha scelto ogni ingrediente con uno scrupolo che solo chi ha qualche rotella fuori posto e una pignoleria che rasenta la patologia, poteva concepire (che non me ne voglia Simone ma si sa, solo chi è un po' "toccato" ha l'ostinazione necessaria per andare oltre e raggiungere il sublime) infatti il risultato è eccellente. Anche se mi rode, non poco, che sia un veronese, innamorato di questi luoghi, a concepire un prodotto di questo livello (sì, sono una campanilista e una fiera terrona :-))) devo ammettere che, spesso, lo sguardo di chi arriva dall’esterno è capace di cogliere la bellezza, a cui siamo abituati, e valorizzarla.
E per rimanere sulla linea del paradosso, del non-sense, del titolo rubato a Magritte, questo cioccolato non si acquista a Modica, esiste solo il laboratorio ma non il punto vendita!!!!
Intanto vi lascio il sito www.sabadi.it anche per scoprire meglio e in maniera più approfondita la storia di questo cioccolato.

Dei miei baffi al cioccolato che mi sono tenuta per un buon quarto d’ora, per il gusto sadico e burlesco del mio interlocutore che non mi ha minimamente avvisato, vi racconterò un’altra volta.

martedì 14 maggio 2013

l'illusione di una stabilità trovata e...dolcetti pera, zenzero e cannella






























il titolo del post sembra l'inizio per una speculazione filosofica, tranquilli, nulla di tutto questo.
Oggi sono in vena di considerazioni personali perchè capita, con una certa ciclicità che non supera i 2 anni, sempre qualcosa che rimette in discussione quello che magari hai appena costruito, con tantissima fatica, sforzo, coraggio. Non ancora ripresa dalla stanchezza, eccomi di nuovo catapultata in un altro orizzonte, sconosciuto, pieno d'insidie, potenzialmente migliore o peggiore, ecco che tutto ricomincia: l'affanno, la paura, quel senso di precarietà che diventa insopportabile perché mai su certezze, anche illusorie, ho potuto contare. Le filosofie orientali parlano di Karma, da persona decisamente occidentale quale io sono, parlo di destino ineluttabile e prendo in prestito il mito di Sisifo: è così che mi sento, schiacciata da una pietra che riporto in cima e che di nuovo rotola giù perchè possa di nuovo riportarla in su, così via all'infinito. Se il grande Albert Camus scriveva che alla fine Sisifo, nonostante la fatica, sorrideva, come sfida agli dèi, beh io ho sempre fatto lo stesso, mal sopporto di subire senza trovare uno spiraglio per un sorriso, per la bellezza, considero ciò una forma di resistenza o meglio, di ribellione.
A volte però diventa difficile e se anche alla fine le risorse che hai ben ti dirigono verso questo obiettivo, cominci ad avvertire una stanchezza ma soprattutto cominci a stufarti, non lo tolleri più e non basta più la disperata ricerca di bellezza e di sorrisi e senti il bisogno di ribellarti più profondamente ma non hai più l'energia...Vi chiederete ma "de che stai a parlà" quasi quasi non lo so neanch'io, del resto oggi è questo il mio umore ma vi lascio una ricettina niente male, dal gusto fresco e leggero!


Dolcetti con pera, zenzero e cannella

200g di farina
80g di mandorle tritate
40g di zenzero fresco grattugiato
2 cucchiaini di cannella in polvere
9g di lievito in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato
250g di yogurt intero
150g di zucchero di canna
1 uovo
sale
2 cucchiai di olio di semi di arachide o di oliva
300g di pere al netto di buccia e torsoli tagliate a pezzetti
mandorle a scaglie per decorare

Accendete il forno a 170°C.
Il sistema è come quello dei muffins, in una ciotola tutti gli ingredienti secchi (farina, mandorle, lievito, cannella, bicarbonato, zucchero) in un'altra ciotola quelli umidi (uovo sbattuto con un pizzico di sale, yogurt, olio, zenzero grattugiato). Mescolare bene questi ultimi e versare il tutto nella ciotola di quelli secchi. Mischiare bene fino a quando il tutto è ben amalgamato. aggiungete le pere a pezzetti e riempite lo stampo da muffins, io ho utilizzato quello dell'ikea, così da sfornare dei piccoli funghi abbastanza simili a dei babà...insomma una mostruosità, ma tant'è che avevo voglia di cambiare...
Decorate con le mandorle a filetti e subito in forno per circa 20-25 minuti.


venerdì 19 aprile 2013

tante cose da raccontare (tra cui un imminente viaggio a New York) e...nessuna ricetta o quasi

Ho in forno un plum cake alle fragole e ricotta. Sarà il dolce che accoglierà i miei primi ospiti in assoluto del mio neonato B&B. L'ansia da prestazione mi consuma, eppure non è la prima volta che ospito delle persone. è vero che si è sempre trattato di amici, non si trattava di "prestazione di un servizio dietro corrispettivo". Speriamo bene! Questa era la prima cosa che volevo condividere con voi, eh sì, la mia ansia! Adesso parlo di un'esperienza molto bella che ho vissuto martedì. Ho partecipato a un corso in cui si spiegava l'utilizzo del lievito madre (di cui io sono praticamente dipendente ormai da un po' di tempo). Abbiamo utilizzato una farina macinata al momento, sotto i nostri occhi e non ho parole per descriverne il profumo. Appena macinata l'abbiamo usata per fare un impasto, utilizzando il lievito madre sciolto in un po' d'acqua. La sensazione al tatto di questa farina mi ha del tutto conquistata. Io già provo un piacere immenso quando affondo le mani nella farina di semola e il suo profumo m'incanta e sorprende ogni volta ma stavolta, sia al tatto che all'olfatto, la sensazione si è centuplicata. L'esperienza non è stata solo sensoriale ma decisamente bella per le persone che ho avuto modo d'incontrare. La "maestra" Caterina, che con il suo garbo e la sua voce pacata ci spiegava  l'importanza di gesti semplici (e in quanto tali straordinariamente belli): impastare con le mani, l'utilizzo di farine di grani del nostro territorio, assumere un atteggiamento più rispettoso verso la natura e tutto ciò che ci circonda. La nostra ospite Roberta, che con la sua dolcezza e disponibilità ha accolto questo corso negli spazi del suo ristorante, Singola Camera da Tè, un ristorante vegetariano, i cui prodotti sono per lo più locali, vengono selezionati seguendo non solo un criterio qualitativo ma anche etico (come gli avocado che vedrete più in giù, che arrivano dalle pendici dell'Etna e sono straordinariamente buoni e bio). I miei compagni di scuola, con cui è stato bello condividere questa esperienza e con cui è nato naturalmente la voglia di rivedersi e continuare a scambiare le proprie esperienze. 
Il pane che vedete nella foto è quello da me realizzato al corso e che mi ha regalato un piacevole momento per la colazione, accompagnato da un un velo di miele. Voi vi chiederete, le foto del corso? Sì, radiatemi pure dall'albo delle foodblogger, ho portato carta e penna ma non la macchina fotografica... :-))))

Sono arrivati gli ospiti, una coppia francese carinissima con cui si è subito entrati in confidenza: lei è una chef e lui un fotografo...(ma quanto parlo male il francese, c'è bisogno che lo pratichi!!)
Aggiornamento: il plum cake ha rischiato di bruciarsi, è diventato po' troppo scuro, per cena ho preparato la mia pasta preferita e mi è riuscita un po' mappazzosa...ma si può essere così sfigati, sarà stata l'ansia? Poche certezze ho nella vita, anzi avevo, tra cui la riuscita di questa ricetta, soliti ingredienti, stesso procedimento....grrrrr.
Nonostante la pasta mappazzosa e il cake abbronzato più del dovuto, abbiamo chiaccherato amabilmente fino all'una di notte e tra l'altro abbiamo scoperto di avere un'amica in comune, la strepitosa Alba Pezone che ha un bellissimo Atelier di Cucina a Parigi...una vera e propria carrambata! La mia gentile ospite si chiama Florence e ha anche un blog di cucina che si chiama Flofood.
La morale della giornata, considerato anche l'esperienza del corso, è che le passioni, quando le seguiamo e in esse crediamo, portano sempre a sviluppi positivi, capaci di creare legami e rapporti che altrimenti non esisterebbero, passioni che si ha voglia di condividere e danno l'occasione di aprirci al mondo.
Altra cosa che urge comunicarvi è che presto parto per New York. Starò via 8 giorni e se avete consigli da darmi o altro saranno bene accetti. Nono so se riuscirò a scrivere qualcosa di decente prima della mia partenza, magari un saluto veloce?!
Aspetto i vostri suggerimenti!
Intanto vi scrivo le dosi che la Maestra Caterina ci ha dato per il pane
600g di farina "viva" cioè macinata al momento, magari ricavata da grani diversi
180g di lievito madre già sciolto in un po' d'acqua
un pizzichino di sale 
acqua quanto basta per avere un impasto morbido.
Lasciare lievitare fino al raddoppio. Formare il pane, lasciare di nuovo lievitare e infornare a una temperatura di circa 200°C a forno statico con un ciotola d'acqua sul fondo per creare umidità!!

Dulcis in fundo, ho ricevuto un bellissimo riconoscimento da una blogger che amo tantissimo, per la sua scrittura geniale, per la sua forza e ironia, se non  la conoscete già, v'invito a passare da lei ma sappiate che dopo non ne potrete più fare a meno...!!! Betty Post New York





martedì 9 aprile 2013

in attesa della primavera..torta Pippi alle fragole e semi di papavero




























Sono tante le cose che questa torta mi fa ricordare. Era da circa 13 anni che non la facevo. Sarà stato l'odore delle fragole al mercato, una giornata di timida primavera, fatto sta che mi sono decisa a riproporla agli amici per il tè pomeridiano. Negli anni universitari a Torino acquistavo saltuariamente la mitica rivista La Cucina Italiana, mi sembra che questa ricetta la trovai proprio lì. La formula è molto semplice, per cui l'ho riproposta in seguito seguendo la frutta di stagione. Era sempre apprezzata dagli amici torinesi, anche allora organizzavo tè pomeridiani e cene. Fu chiamata "Pippi" perchè quello era il nomignolo con cui mi si chiamava, risultavo alquanto stravagante per gli standard sabaudi. L'ultima volta che l'ho fatta è stato  a Touluse, a casa di una famiglia numerosa, con dei figli che amavano essere coccolati, anche lì fu un successone!!!
Da allora, non so perché, ho sperimentato altro e l'ho del tutto dimenticata e poi, un sabato mattina al mercato, all'odore, più che alla vista, delle prime fragole, mi è tornata in mente. Appena arrivata a casa l'ho cercata nel mio quaderno mezzo sbrindellato dove avevo trascritto la ricetta (cosa davvero strana...) ed eccola qua. Inutile dirvi che è finita in un baleno....

Torta Pippi alle fragole e semi di papavero

500g di fragole
200g di farina
4 uova
60ml di latte o di yogurt
30ml di olio di semi
150g di zucchero
2 cucchiai rasi di semi di papavero
la buccia grattugiata di un limone
1 bustina li lievito per dolci
zucchero a velo

Accendete il forno a 170°C. Lavate e affettate le fragole. Imburrate una teglia di 24 cm di diametro.
In una terrina montate le uova con lo zucchero. Aggiungete la farina setacciata con il lievito e mescolate per bene aggiungendo il latte e poi l'olio. In ultimo unite la buccia grattugiata del limone e i semi di papavero. Sistemate un primo strato di composto nella teglia e distribuite parte delle fragole. Coprite con il resto del composto e completate con il resto delle fragole. Infornate per 35 - 40 minuti, affidatevi sempre alla prova stecchino.
Lasciate raffreddare, togliete dallo stampo con delicatezza e spolverizzate di zucchero a velo.


sabato 30 marzo 2013

Pasqua campagnola e...













































                                                              AUGURI!

agli affezionati del blog e a tutti gli internauti che passano da qui.


domenica 24 marzo 2013

sbarco su FB e suggerimento per il pranzo di Pasqua...lasagne agli spinaci con ricotta, zafferano e mandorle






















Non so cosa mi abbia spinto a sbarcare su Fb, fatto sta che ho superato, anche se non del tutto, parte delle mie riserve e oggi ho anch'io la pagina Facebook. Sarà stata la primavera o l'approssimarsi della Pasqua, momenti dell'anno che portano allegria, apertura al mondo, fatto sta che mi troverete anche lì (non ho ancora capito a fare cosa, ma spero di capirlo presto) come Buccia di limone, ovviamente.
Intanto vi suggerisco questo piatto leggero e profumatissimo che starebbe bene in un menù pasquale. Potreste sostituire anche il tipo di verdure, ma è stato concepito dalla mia mente perversa con gli spinaci e quindi vi consiglio di provarlo, almeno la prima volta, così come ve lo propongo.
Buona domenica!

Lasagne agli spinaci e ricotta al profumo di limone, noce moscata e zafferano


1kg di spinaci freschi (quelli surgelati non li consiglio per questa ricetta)
700g di ricotta di pecora o vaccina
150g di grana padano
la scorza grattugiata di un grande limone
 pepe di sichuan ( o pepe nero)
1/2 cucchiaino di noce moscata
una noce di burro
uno spicchio d’aglio
14  lasagne secche (3 e mezzo per ogni strato)
1/2 litro di latte + un cucchiaio 0 2 per montare la ricotta
1 bustina di zafferano
50g di mandorle a filetti
sale

Pulire gli spinaci, sciacquarli bene e metterli direttamente in un tegame dove avrete fatto sciogliere la noce di burro con l’aglio e la buccia grattugiata del limone. Lasciate insaporire per bene, fino a quando le foglie degli spinaci risulteranno morbide ma non troppo. Salate e mettete da parte.
In una ciotola montate, con l’aiuto di una frusta, la ricotta con qualche cucchiaio di latte. Aggiungete le spezie e amalgamate per bene. 
Sciogliete lo zafferano nel latte.
Accendete il forno a 200°C.
Prendete una teglia rettangolare, imburrate leggermente e disponete un primo strato di lasagne, spalmatevi la ricotta, coprite con gli spinaci e completate con il grana grattugiato. Bagnate generosamente con il latte. Continuate così fino ad esaurimento degli ingredienti. Mettete in forno per circa 15 minuti. 
Trascorso questo tempo, cospargete la superficie delle lasagne con le mandorle a filetti. Rimettete in forno e completate la cottura.
Fate attenzione che le mandorle non scuriscano troppo, in tal caso coprite con un foglio d’alluminio.

Suggerimento: questo è un piatto unico, ricco ma delicato. Se servito in piccole porzioni, può benissimo inserirsi in un menù completo. Mi raccomando non tritate gli spinaci, lasciateli interi, personalmente trovo barbaro quella maniera di mischiare gli spinaci tritati con la ricotta, mi sembra poco "rispettoso" dell'individualità degli ingredienti.

martedì 12 marzo 2013

se un mandorlo non fa primavera e ...brioche al cacao, cannella e arancio









































In questo momneto è tutto un fiorire di mandorli, i più veloci stanno già mettendo le foglioline verdi. Qui in Sicilia  è il momento più bello e magico dell'anno. Fiori variopinti spuntano dal mare verde dei campi, i raggi di sole sembrano più caldi, l'aria sprigiona tepore.
Certo, ancora ci può stare qualche scroscio di pioggia e un vento freddo da nord, ma noi non ci lasciamo sorprendere, non  abbiamo messo in soffitta la voglia di brioche e di tè quindi, ecco a voi una ricetta che ho scoperto andando sul suo blog che a sua volta l'aveva trovata da lui e lì mi sono fermata...in effettti lui l'aveva presa da lei, insomma, alla fine io ho fatto la versione classica con in più l'aggiunta della scorza grattugiata dell'arancia. La brioche si chiama Cinnamon & cocoa pull apart  e questo "pull apart" significa, su per giù, "smontabile" (mi passate il termine) perché risulta già pre - tagliata, quindi di facile "fruizione" in quanto non occorre un coltello: a una semplice presa della nostra manina viziosa, si stacca con facilità, così da poterci avvolgere tra le sue spire voluttuose di bontà, quanto decisamente rassicuranti. Dà dipendenza e a nulla varrà il deterrente dell'impasto, dei tempi della lievitazione etc etc. Io l'ho già fatta parecchie volte... e non va bene, quindi ho un motivo in più per attendere l'arrivo definitivo della primavera, così da spazzare via questo bisogno di cose calde e briochiose!!!

Brioche al cacao, cannella e arancio

380 g di farina (manitoba o anche una 0)
3 g di lievito di birra secco
50 g di zucchero
1/2 stecca di vaniglia
la scorza grattugiata di un'arancia
1/2 cucchiaino di sale
2 uova
150 ml di latte tiepido
60 g di burro morbido

Per il ripieno:
25 g di burro fuso
60 g di zucchero di canna
15 g di cacao amaro in polvere
1 cucchiaino di cannella in polvere


Sciogliete il lievito con parte del latte tiepido e aggiungete un cucchiaino di zucchero.
In una ciotola unite farina, zucchero e il lievito già riattivato. Mischiate gli ingredienti tra loro e versate il latte, la vaniglia, la buccia grattugiata di una grossa arancia e le uova leggermente sbattute con un pizzico di sale.Lavorate fino a formare una pasta compatta e liscia.Unire il burro morbido in più riprese e lavorare fino formare un impasto elastico e leggermente appiccicoso.
Mettete a riposo in una ciotola leggermente unta d'olio e aspettate il raddoppio. A me è bastato un'ora e mezza nel forno spento, con la luce accesa.
Riprendete l'impasto, sgonfiatelo un po' e stendetelo in un rettangolo di circa 50 cm di lunghezza e 30 cm di larghezza.
Spennellate la superficie della brioche con il burro fuso e cospargetela con tutti gli altri ingredienti del ripieno uniti tra loro. Dividete il rettangolo in 6 strisce di 8 cm di larghezza. Con delicatezza impilate le strisce una sopra l'altra e tagliate la "torre" in 6 rettangoli.
Disponete questi rettangoli in piedi, in uno stampo da plum-cake leggermente imburrato, a "spina di pesce". Coprite e lasciate lievitare per 40 minuti circa.
Preriscaldate il forno a 180°C e cuocete per 30 minuti. Tiepida è da sballo ma a temperatura ambiente va bene lo stesso.

giovedì 28 febbraio 2013

schiacciata di broccoli con acciughe e primo sale










































per queste giornate ancora fredde, di pieno inverno - anche se qualche albero di mandorlo con i suoi fiori delicati, tra il rosa e il bianco, ci ricorda dell'imminente primavera - ho pensato di postare questa ricetta semplice e di sicura riuscita. Ricca di verdure e povera in grassi, capace di rendere più lieti questi giorni che cominciano a lasciare più spazio alla luce. È una semplice pasta "matta", facile da realizzare e decisamente meno impegnativa delle sue cugine più "sofisticate" come la sfoglia (ne sto sperimentando un tipo, quella con meno burro e con la ricotta nell'impasto, vi farò sapere) o la brisée.
Racchiude al suo interno una tipica verdura di stagione, ossia i broccoli, accompagnata da qualche acciughina e completata con della "tuma"(formaggio molto fresco, compatto senza sale, io lo uso al posto della mozzarella, dovrebbe essere il primo risultato nella lavorazione del formaggio). Il tutto arricchito dal brio del peperoncino e dal gusto pungente, quanto necessario, dell'aglio.
Mi rendo conto che la foto non fa vedere bene il ripieno (sono decisamente una che gioca con la macchina fotografica e soprattutto deficiente), credo, del resto che non sia necessario al fine di convincervi a provare questa ricetta!!!!
Oggi ne ho sperimentata una con gli spinaci, a presto vi metto questa variante che ho trovato altrettanto deliziosa.
Ne approfitto per ringraziare il blog Un cestino di ciliegie  di Alessia e Maria che hanno pensato al mio blog per il premio "The Versatile blogger". Ancora Grazie!!

Schiacciata di broccoli con acciughe, tuma e peperoncino

Per la pasta "matta"
250g di farina di semola
2cucchiai appena di olio evo (circa una decina di grammi)
125 ml di acqua fredda
1 cucchiaio di succo di limone
due pizzichi di sale

Per il ripieno
400g di broccoli già puliti
150 g di tuma (va bene anche della mozzarella o del primo sale freschissimo)
dieci piccoli filetti di acciuga, quelli sott'olio
un peperoncino
2 spicchi d'aglio
olio evo

Nel robot o in una ciotola, mescolate la farina con l'olio, il limone e aggiungete a poco a poco l'acqua fino a quando non otterrete un impasto sodo e liscio. Lasciate riposare per un'ora.
Intanto lessate i broccoli al dente e ripassateli in un tegame con l'olio, l'aglio e il peperoncino.
Accendete il forno a 200°C. In un piano leggermente infarinato posizionate il panetto di pasta ma prima mettetene via da parte un terzo, vi servirà per chiudere la schiacciata. Cominciate a tirare la sfoglia abbastanza sottile e adagiatela su una leccarda rivestita di carta forno. Distribuitevi sopra i broccoli, le acciughine spezzettate, le fette di tuma, date un bel giro d'olio e sollevando un po' i bordi verso l'interno, completate con l'altro pezzo di pasta  anch'esso tirato molto sottile facendo combaciare i rispettivi bordi.
Spennellate d'olio e infornate.

mercoledì 13 febbraio 2013

Qualcosa di caldo e profumato...zuppa di lenticchie nere e brune al cumino, finocchio e santoreggia





















Giornate fredde e umide. Scrosci di pioggia violenti, grandine rumorosa che cade impetuosa. Vento forte che spira da nord, carico di fredde spirali che sembrano sradicare anche gli alberi più forti.
É inverno, il camino è acceso tutto il giorno, quale migliore compagnia in giornate così ostili quanto  necessarie? Il pericolo però sta in agguato, sale irrefrenabile la voglia di cucinare e allora addio a tutti i buoni propositi di intraprendere una dieta detox o almeno alleggerire un po' il bilancio calorico giornaliero. Nessun senso di colpa, sia chiaro ma un richiamo interiore all'ordine ci può stare e allora tra pan brioche, cake alle mele, polenta e salsiccia, pizza home made ho pensato bene di trovare un compromesso salutare, ad alto tasso di soddisfazione e ricco in minerali, come ad es. il ferro che per noi donne è importantissimo.
Ho voluto provare questa qualità di lenticchie nere, coltivate qui in Sicilia, che ho scovato qualche tempo fa in un negozietto di prodotti tipici. Il gusto pieno, intenso e profumato mi ha subito convinta e ho pensato bene di accordarlo con i semi di finocchio e cumino per completare, alla fine, con qualche fogliolina di santoreggia.
Ho provato a fare un mix tra questa qualità, per me del tutto nuova, e quella della classica bruna piccola, sempre siciliana.
Ottima zuppa, io che non amo particolarmente le lenticchie, ho dovuto ricredermi!


Zuppa di lenticchie nere e brune con semi di finocchio, cumino e santoreggia

500 g di lenticchie (metà nere e metà brune)
un piccolo porro
una carota
2 cucchiaini scarsi di semi di finocchio
2 cucchiaini scarsi di semi di cumino
3 rametti di santoreggia
pepe nero
olio evo
sale

Fate scaldare in una pentola l'olio con il porro e la carota tagliati sottili. Aggiungete le spezie leggermente pestate e fate andare a fuoco dolce per circa 5 minuti. Aggiungete le lenticchie che avrete passato sotto l'acqua per eliminare qualsiasi tipo di impurità. Mischiatele bene alle verdure e alle spezie, coprite a filo con dell'acqua bollente. Lasciate cuocere per circa un'ora, controllando di tanto in tanto. Salare alla fine, pepare e arricchire con le foglie di santoreggia. Completare con un filo d'olio buono e qualche crostino di pane.





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