mercoledì 12 luglio 2017

Muffins ai frutti di bosco e vaniglia e il lavoro più bello del mondo







































"sento ancora il profumo di vaniglia tra le mani, un lampone ha macchiato il grembiule: una macchiolina rossa che ben si sposa con i quadretti blu e bianchi. La casa è pervasa da un delicato profumo di dolce. I muffins ai frutti di bosco sono in forno, serviranno per la colazione di domani o per un benvenuto degli ospiti che arriveranno oggi pomeriggio, chissà da dove!"

Ho appena descritto delle tracce, dei frammenti che appartengono a un passato, a un lavoro che ho svolto con passione e dedizione e che mi manca, come non mai, come non pensavo potesse mancarmi.
I muffins sono stati il simbolo di quel lavoro, fatto di sorrisi, ascolto e soprattutto voglia di far stare bene chi aveva deciso per un breve periodo della sua vita, nei sacri giorni di vacanza, di trascorrere del tempo a casa mia. Le persone che arrivavano non sono mai state per me dei clienti ma ospiti di riguardo e ad essi andava tutta la mia disponibilità, la mia capacità di prendermene cura.

Preparare dei dolci ogni giorno, farne tante versioni, è stato sicuramente la parte più divertente e direi anche poetica del mio lavoro (ad essa andrebbero aggiunti, a dire il vero, i corsi di cucina che sono stati un'altra bellissima esperienza altrettanto emozionante).
I muffins erano i dolci della colazione, serviti assieme a tante altre cose buone. Erano i dolci che preparavo io. In essi mettevo la mia intuizione, la mia immaginazione, la mia creatività, ispirata a volte da un dettaglio o dal paese di provenienza o dall'età dei mei ospiti (per i bambini li facevo sempre al cioccolato). Ad esempio il caso di questi muffins che vi propongo li sperimentai la prima volta quando un giorno  aspettavo l'arrivo di una coppia svedese la cui giovane donna aveva una foto del profilo di Airbnb che la raffigurava mentre raccoglieva dei frutti di bosco. L'ispirazione fu immediata e pensai di farli così.
Non si trattava più di un semplice impasto di farina, latte, uova, un po' di lievito e altro, ma era uno dei tanti modi per comunicare con loro, di entrare in contatto e credo che questo sia avvenuto, come una magia.

Ogni giorno incontravo volti e caratteri diversi, per la maggior parte stranieri con cui non era semplice comunicare, a volte, per via della lingua, ma bastavano gli sguardi, i sorrisi e un rispetto di fondo reciproco e la sintonia era assicurata.
La colazione era il momento in cui ci si conosceva un po' di più, si faceva qualche chiacchera ed era anche bello vedere come, in alcune occasioni, tra gli ospiti stessi, provenienti da Paesi diversi, s'instauravano subito rapporti di complicità e voglia di condividere insieme il tempo.
Ricordo ancora quei volti un po' assonnati che si precipitavano sulla grande caffettiera che troneggiava già sul grande tavolo apparecchiato. Facce giovani, meno giovani e i bambini che erano distratti dalla mia Giò, dal musetto ruffiano, che cercava di entrare in cucina con la scusa di intrattenerli (e mi manca tanto anche lei).

Sono stati anni di un continuo via vai di persone e delle loro storie.  Alcuni sono diventati amici, altri sono tornati o mi hanno mandato i loro amici o parenti, con alcuni ci si scrive ogni tanto e altri hanno tenuto, a mandarmi, dopo nove mesi, la foto dei loro neonati concepiti proprio nella mia casa, in quelle camere silenziose in cui la sera e al mattino all'aurora, entrava l'odore del gelsomino, della zagara, della lavanda.

Come può non mancarmi un lavoro così pieno di emozioni, umanità, in una sola parola, di vita?
E quanto è stato quello che loro mi hanno dato! Chissà se sono riuscita a trasmettere la mia gratitudine quando il giorno della partenza, al momento dei saluti, spesso ci si commuoveva: ricordo a volte certi giganti nordici che si lasciavano andare e mi abbracciavano con le lacrime agli occhi.
Come vorrei che lo sapessero! Ero  talmente sopraffatta da tali emozioni che magari non sono riuscita a farglielo capire.

Quanto mi hanno donato della loro spontaneità, entusiasmo, stupore e soprattutto quella strana alchimia, quel privilegio di vedere la mia terra, i miei luoghi attraverso i loro occhi. E' ciò che mi ha protetto dall'abbrutimento conseguenza necessaria dell'assuefazione al luogo, per quanto sia bello, in cui vivi.

Non posso contattarli tutti, quindi lancio questo post come un messaggio nella bottiglia che spero arrivi a destinazione.
Da quando è partita l'ultima coppia, a ottobre dell'anno scorso, non sono ancora riuscita a preparare dei muffins. Mi manca l'ingrediente principale, i miei ospiti speciali!

In questi giorni d'estate ci sono molti  turisti e sento, da sotto il balcone della casa in cui abito adesso, il loro stupore davanti a un panorama così bello che si dona magnifico ai loro occhi. Non posso fare a meno di pensare ai loro volti come a quelli degli ospiti mancati o come al fatto che solo un anno fa, in questo periodo, sfornavo i muffins ed ero una padrona di casa, felice di accogliere i propri ospiti.

Oggi sono qui, schiacciata dal caldo, con i miei ricordi di un passato che non passa, in una casa di fortuna e con una prospettiva ancora assai incerta e fumosa.



*Questi muffins furono apprezzati e quindi, d'allora, li ho sempre riproposti non solo con i frutti di bosco freschi ma anche con quelli surgelati, l'unica accortezza, in questo caso, è quella d'infarinarli per bene prima di aggiungerli al composto finale.


Muffins ai frutti di bosco e vaniglia

300g di farina 00
250g di frutti di bosco misti freschi o surgelati
150g di zucchero
10g di lievito per dolci
1 uovo grande
250g di yogurt naturale
70g di burro
una bacca di vaniglia o una bustina di vanillina

Accendete il forno a 170°C. In un pentolino fate sciogliere il burro e lasciate raffreddare.
Prendete due ciotole, in una mischiate tutti gli ingredienti secchi: farina setacciata con il lievito e zucchero. Nell'altra mischiate quelli liquidi: uovo, yogurt, burro fuso non più caldo.
Aggiungete nella ciotola degli ingredienti secchi, il contenuto di quella degli ingredienti liquidi e mischiate con un cucchiaio, abbastanza da non vedere più la parte secca.  Aggiungete i semini di vaniglia e raspate bene la parte fonda della ciotola con il cucchiaio per essere sicuri che non vi sia più traccia di parte secca.
A questo punto aggiungete i frutti di bosco che, se sono surgelati. andranno infarinati prima.
Non mischiate troppo, dovete appena tuffarglieli. Adesso siete pronti per riempire i pirottini in ciascuno incavo nella teglia da 12 muffins.
Mettete in forno e lasciate cuocere per circa 25 minuti. Controllate sempre con lo stecchino, perchè i forni non sono tutti uguali.

martedì 4 luglio 2017

Estate, fa caldo e...riso al pomodoro























Come ogni anno comincia puntuale il lamento per il caldo. Per carità, più che giustificato le temperature di questa fine mese sono state sorprendenti. A mia memoria non ricordo un giugno così torrido. Ma del resto viviamo più a sud di Tunisi, siamo una costola staccata dell'Africa e quindi ci sta che al sole si siano raggiunti i 45 gradi.

Non vivendo più in campagna dove, tra la frescura del giardino e l'aria sempre mossa da un più meno leggero venticello, ho avuto difficoltà a mantenere una certa lucidità mentale. Ben presto la casa in cui vivo si è trasformata in una sorta di luogo sempre buio, con due tre postazioni dove boccheggiare a temperature diverse secondo l'ora della giornata e secondo l'esposizione delle stanze.

Tenere chiuse con gli scuri le camere rivolte a sud, scappare già la mattina presto dalla microscopica camera che ospita il mio sonno e che, sprovvista di imposte o quant'altro, già di buon mattino, viene colpita dal pieno sole: il  raggio trapassa le tende e come fosse un raggio laser, lascia un segno sulla mia pelle, la cuoce letteralmente.
Attigua alla camera da letto c'è la cucina che, provvista d'imposte, per qualche ora rimane ancora un luogo praticabile ma in cui, di sicuro, non mi sono azzardata ad accendere un fuoco.  Mi sono nutrita di insalate, frutta e yogurt.

Da qualche giorno le temperature sono timidamente scese e si respira. Nel mentre io mi ero già stufata di mangiare insalate e yogurt e ho pensato di accendere almeno un fuoco e di prepararmi una delle mie ricette preferite (un sapore d'infanzia e come tale consolatorio e appagante), il riso al pomodoro approfittando anche della bontà dei pomodori di questo periodo e delle ultime foglioline di basilico greco rimaste attaccate alle ben due piantine agonizzanti che non sono riuscita a salvare.

La cottura che utilizzo è quella pilaf: unica pentola, quindi un solo fuoco, non occorre versare il brodo in continuazione come con il risotto e quindi non sei costretto a stare davanti ai fornelli. L'unica accortezza che si usi sempre lo stesso tipo di riso ormai collaudato per le proporzioni tra riso e acqua.
La cottura pilaf arriva dalle tradizioni del medio oriente, la utilizzo spesso perchè la trovo pratica e assai gustosa. Si tratta di una cottura ad assorbimento, come quella del risotto,  la base di verdure o altro intingolo da cui si parte penetra per tutto il tempo della cottura nei chicchi di riso per un risultato omogeneo e saporito. In onore della provenienza esotica del tipo di cottura ho aggiunto, in questa versione di riso al pomodoro, una nota speziata aggiungendo della cannella.



Riso al pomodoro (per 2 persone)

un bicchiere colmo di riso arborio
due bicchieri acqua o brodo leggero di verdure, in entrambi casi caldi
400g di pomodoro piccadilly
uno spicchio d'aglio
un piccolo cipollotto
un pezzetto di peperoncino fresco
2 cucchiaini di cannella (facoltativo)
2 cucchiai di Grana Padano
foglioline di basilico in abbondanza
olio evo
sale

In un tegame basso  fate sudare l'aglio, il cipollotto affettato sottile, il peperoncino tritato fine con l'olio e alcune foglie di basilico. Appena le rondelle di cipollotto diventano traslucide aggiungere i pomodori fatti a pezzi e la cannella. Lasciate cuocere per una decina di minuti poco più. Togliete l'aglio.
Misurate il riso usando il bicchiere e aggiungetelo ai pomodori, mischiate bene e coprite il tutto con l'acqua o il brodo. Mettete il coperchio e lasciate cuocere a fiamma dolce, senza muovere il tegame per circa 15 minuti da quando il tutto sobbolle un po'.
Se è la prima volta che lo fate, sbirciate aprendo il coperchio e vedete se il riso non sia troppo asciutto per arrivare a cottura, nel caso aggiungete ancora del liquido.
Una volto cotto, salate, mescolate bene, lasciate riposare qualche minuto e aggiungete il formaggio e tante foglioline di basilico.
Varianti: se si elimina il formaggio diventa vegano. 
                si può utilizzare anche del riso integrale ma quel punto sia la proporzione d'acqua e i tempi di cottura cambieranno, occorrerà aumentare entrambi




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