martedì 9 febbraio 2016

matrimonio colorato di Carnevale e...purè di "vitelotte" all'olio al timo e limone





































Oggi è carnevale e, se ormai è da tempo immemore che non lo festeggio più, mi piace contribuire nel mio piccolo con una ricetta colorata e insolita, soprattutto per me dato che è la prima volta che uso questo ingrediente decisamente esotico e che trovo bellissimo.
Al mercatino della Coldiretti di qualche domenica fa mi sono imbattuta in Madame vitelotte, charmante patata dal colore viola di chiara provenienza francese.
La bellezza di questa patata sta chiaramente nel suo colore, intenso, pieno e di grande effetto, quindi nella mia testa è scattato il bisogno di abbinarlo a qualcosa di decisamente mediterraneo.
Così mi sono armata di pazienza e sono andata dal mio "pusher" di erbe aromatiche qui a Torino, dato che non posso contare sulle mie erbette che stanno in giardino, in Sicilia. Trovati dei bei limoni siciliani e avendo con me del buon olio evo, anch'esso siciliano, beh la ricetta era pressoché fatta!
La bella Madame vitelotte sposa un profumato Signor limone siciliano con la benedizione di un ottimo olio evo e l'approvazione del timo, detto l'ungherese, che rifinisce con il suo aroma l'unione.

Purè di vitelotte all'olio evo al limone e timo

1kg di patate tipo vitelotte
mezzo bicchiere di olio evo + mezzo bicchiere di olio evo per il condimento aromatico
un limone
un bel ciuffo di timo
sale

In una ciotola lavorate l'olio con un pizzico di sale, la scorza dell'intero limone il succo di metà. Aggiungete le foglie di timo e lasciate riposare.
Lessate le patate, sbucciatele e lasciate intiepidire. Passatele nello schiacciapatate e trasferite tutto in un pentola che metterete su fuoco bassissimo. Il purè non deve cuocere ma solo scaldarsi lievemente! Aggiungete u po' di olio e con una frusta cominciate a lavorare le patate, aggiungete a filo tutto l'olio continuando a mescolare, alla fine aggiungete un pizzico di sale. Togliete la pentola dal fuoco e, continuando a mescolare, unite l'olio aromatizzato. Il purè charmant è pronto


giovedì 28 gennaio 2016

sud chiama nord e... insalata di arance e cavolo rosso (o viola)





























Un piatto tipico siciliano è l’insalata di arance e cipollotti. Preparato spesso durante la stagione invernale quando le arance sono al loro massimo splendore, per profumo e succo.
Nelle mie trasferte nordiche amo gironzolare per i mercati finché un giorno incontro un meraviglioso cavolo cappuccio rosso (o viola, decidete voi, io ancora non sono riuscita a trovare una risposta definitiva, a me verrebbe da dire viola) Ho pensato subito all’abbinamento con il colore arancio del nostro meraviglioso frutto e da lì il passo, per farli stare insieme in un’insalata, è stato breve.
Ho aggiunto dei porri, tagliati sottili, lasciati marinare nel succo d’arancia con un po’ di zucchero e per la nota sapida, delle grosse acciughe sott’olio. Accompagnato tutto con dei crostini di pane all’aglio. Per chi non amasse l’aglio può ometterlo anche se, a parer mio, si perde qualcosa nel risultato finale del piatto.
Questa ricetta come tante altre mie e di altre blogger siciliane, la troverete su sicilymagazine.



Insalata di arance con cavolo rosso (o viola)
Mezzo cavolo cappuccio rosso (o viola)
2 grosse arance + 1 di cui useremo il succo
1 porro piccolo
6 grosse acciughe sott’olio
un cucchiaino scarso di zucchero
5 fette di pane
1 spicchio d’aglio
olio evo


Tagliate a listerelle sottili il porro e tuffatelo in acqua fredda. Pelate a vivo gli spicchi d’arancia avendo cura di raccogliere il succo nell’insalatiera che poi accoglierà l’insalata.
Spremete il succo della terza arancia e raccoglietelo in una ciotola in cui scioglierete lo zucchero e a cui unirete i porri scolati e asciugati bene, tamponati con della carta da cucina.
Prendete le acciughe e mettetele a sciogliere in un padellino caldo, con l’aggiunta di una parte del succo d’arancia, dovranno ridursi a crema.
Su un tagliere tagliate a fettine il cavolo in modo da avere delle strisce non troppo sottili.
Nell’insalatiera unite il cavolo con gli spicchi d’arancia che avrete diviso a metà per il lato corto, aggiungete i porri scolati dalla marinata e, nella ciotola stessa, aggiungete la crema di acciughe, mescolate con una forchetta, aggiungete dell’olio, e continuate a mescolare. Quando tutto si sarà ben amalgamato versate nell’insalatiera e condite il tutto.
Prendete del buon pane, tagliatelo in piccole fette, tostatele per qualche minuto sotto al grill, sfregatele leggermente con uno spicchio d’aglio e servitele insieme all’insalata.




lunedì 18 gennaio 2016

nostalgia dell'estate e...tortino alici e finocchietto


































Arrivato il freddo gelido, l'inverno in tutta la sua bellezza. Tazza di tè caldo, maglioni di lana e camino acceso. Mentre si smanetta con lo smartphone ecco che spunta una foto dell'estate, con amici sulla spiaggia, luce accecante e mare blu sullo sfondo. Nostalgia "on" e allora che si fa? Si va dal pescivendolo e ci si consola con qualcosa che sa di mare. La ricetta cerca di conciliare queste due stagioni contrapposte, ingrediente che sa di mare e erbe prettamente invernali: Alici argentate e Finocchietto selvatico con le sue chiome tanto indisciplinate quanto odorose.
La ricetta che propongo ricorda le sarde a beccafico, piatto tipico siciliano per l'uso dell'uvetta, del limone, dell'alloro, dei pinoli e del pangrattato.
Io ho usato delle alici, ho profumato con il finocchietto e ho aggiunto del ragusano per dare un po' di sapidità (non inorridite per l'uso del formaggio con il pesce, il risultato è ottimo, fidatevi!).
L'odore che si sprigionerà una volta messo in forno questo tortino vi riconcilierà con le giornate invernali, accompagnatelo con un buon bicchiere di vino e non sentirete più freddo.


















Tortino di alici al finocchietto

15 alici
200g di pangrattato + una manciata per la teglia
un grande ciuffo di finocchietto
50g di pinoli
un limone + 1 per la decorazione
5 foglie di alloro
50g di formaggio Ragusano
50g di uvetta
2cucchiaini di zucchero
olio evo


Lessate il finoccchietto e quando sarà tenero scolatelo e tenete da parte l'acqua di cottura.
Tostate il pangrattato in una padella con un goccio d'olio.
Tostate i pinoli.
In una ciotola mettete l'uvetta che lascerete rinvenire con parte dell'acqua di cottura del finocchietto.
In una terrina preparate il ripieno delle alici: pangrattato, formaggio, uvetta, pinoli e il finocchietto tritato grossolanamente con la mezzaluna, la scorza di un limone grattuggiata e regolate la morbidezza con olio e l'acqua messa da parte del finocchietto. Ricavate il succo dal limone e in una ciotola mischiatelo allo zucchero e allungate con un po' di acqua di cottura del finocchietto.
Accendete il forno a 190°C.
Oliate una teglia e cospargete con un po' di pangrattato, disponete le alici man mano che le farcite con il ripieno preparato. Disponete a raggiera e a ogni due o tre alici intercalate con le foglie di alloro e delle fettine di limone ricavate dal secondo limone. Cospargete con il succo di limone e con altro pangrattato lavorato con un po' di olio. Mettete in forno. Servite a temperatura tiepida.

giovedì 31 dicembre 2015

di Auguri di Buona Anno, di riflessioni amare ma non troppo ... e torta al cacao, noci e melagrana

L'anno che sta per salutarci è stato per me un anno di cose e persone da lasciare andare, perché le delusioni sono state grandi e forti e, per non vivere nell'amarezza e nella rabbia, l'unica via è lasciare andare e volgere lo sguardo avanti, perché la vita, nel suo svolgersi ineluttabile e inesorabile, con tutte le sue magie, inganni e illuminazioni ha bisogno di spazio.
Solo con un certo distacco si è in grado di cambiare la prospettiva, di sovvertire le scale di valori e a tale proposito la mia riflessione di quest'ultimo giorno del 2015 è su quanto la mancanza di rispetto e onestà conduca, chi in tale mancanza persevera, a uno status ridicolo e grottesco, scomposto e pietoso.
Per augurarvi un felice anno nuovo ho pensato a questa torta, buona per il cacao e per le noci, di buon auspicio per i chicchi di melagrana che sono simbolo di ricchezza e fertilità, inoltre il loro gusto un po' acidulo e asprigno si sposa bene con gli altri due ingredienti.
Ottima per questi giorni di festa, per un tè pomeridiano in cui invitare gli amici e scambiarsi gli auguri, una torta semplice che piacerà a tutti.

Torta al cacao, noci e melagrana

210g di farina 00
90g di caco amaro in polvere
100g di gherigli di noci
150g di zucchero
3 uova
12g di lievito per dolci 
90g di burro
zucchero a velo
50ml di latte intero
chicchi di mezza melagrana


Accendete il forno a 180°C. Fate fondere il burro e lasciatelo raffreddare.
Montate le uova con lo zucchero fino ad avere un composto spumoso e chiaro. Aggiungete la farina e il cacao setacciati con il lievito. Amalgamate bene e aggiungete il latte e subito dopo il burro ormai raffreddato. Unite le noci che avrete tostato leggermente e versate il composto in una teglia di 24cm di diametro, livellate e infornate.
Dopo 30 minuti controllate con lo stecchino e eventualmente tenete ancora in forno.
Una volta raffreddata, cospargete di zucchero a velo e chicchi di melagrana.

lunedì 21 dicembre 2015

chiamala se vuoi cheese cake e...dolce di ricotta e cachi alle nocciole e Buon Natale




































Vivo in una zona della Sicilia dove la ricotta è un ingrediente impiegato per molti piatti.
La ricotta utilizzata è vaccina a differenza di altre zone dove è utilizzata quella di pecora, infatti i dolci più famosi della tradizione siciliana, cassata e cannolo, sono confezionati con questo tipo di ricotta.
Nel ragusano, data l'alta concentrazione di allevamenti bovini, anche le ricette siciliane per eccellenza vengono preparate con la ricotta di mucca con un risultato finale di maggiore delicatezza dato anche dall'impiego ridotto di zucchero perché non è necessario contrastare il sapore forte e deciso tipico della ricotta di pecora.
La si usa sia per il dolce che per il salato: per i ravioli di ricotta e maggiorana, per le scacce, la facciamo fritta, ci condiamo la pasta, ci farciamo le lasagne, ci faccio un budino ecc. ecc.
La ricetta che vi propongo potrebbe risultare una buona soluzione per i menù delle feste perché semplice, veloce e d'effetto chiude benissimo un pranzo o una cena impegnativi senza appesantire ulteriormente.
Ho preso spunto dal famoso dolce newyorchese ma non me la sentirei di chiamarla cheese cake in quanto la ricotta non è proprio un "cheese" anche se non conosco un termine anglosassone che classifichi latticini tipo la ricotta.
Comunque sia, vi dico solo che la ricotta anche questa volta non mi ha deluso, sia per la consistenza che conferisce all'intera preparazione sia per l'abbinamento con gli altri ingredienti.
Ah, dimenticavo Auguri di Buone Feste a chi passa da qui, siete in tanti anche se silenziosi


Dolce di ricotta e cachi alle nocciole

4 cachi maturi
2 fogli di gelatina
400g di ricotta vaccina
1/2 bacca di vaniglia
250g di biscotti
200g di nocciole
2 cucchiai di miele d'arancio
25g di burro

Mettete in ammollo in acqua fredda la gelatina. Pelate i cachi e metteteli in un tegame assieme alla metà dei semini della bacca e alla bacca stessa. Spegnete quando avrete ottenuto una composta profumata e aggiungete la gelatina ben strizzata. Mescolate bene e velocemente.
Montate la ricotta con il miele e l'altra metà dei semini.
Tosate le nocciole e tritatele grossolanamente.
Sbriciolate i biscotti e uniteli a 150g di nocciole assieme al burro. Lavorate rapidamente il composto e stendete, su della carta forno, a uno spessore di circa un dito. Lasciate raffreddare in frigo per 10 minuti.
Trascorso il tempo necessario, riprendete l'impasto e suddividetelo in 10/12 dischetti ritagliati aiutandovi con il bicchiere da liquore che avrete scelto.
Mettete ogni dischetto nei singoli bicchierini, aggiungete un po' di ricotta e completate con la composta di cachi. Mettete in frigo e tirate fuori i bicchierini 20 minuti prima di servirli aggiungendo in cima a ogni bicchierino, un po' di nocciole messe da parte precedentemente.

mercoledì 18 novembre 2015

sapori invernali mediterranei e...timballo di pasta al finocchietto e pomodorini confit























Eccovi una ricetta non complicata ma di grande effetto. Può essere servita come piatto unico con un'insalata in apertura e un dessert a chiudere per un pranzo domenicale.
L'ingrediente principale è il finocchietto il cui aroma caratterizza molti piatti della tradizione mediterranea del periodo invernale. Lo si trova molto spesso nelle zuppe o come condimento per la pasta o, come in questo caso, in un timballo per un piatto più ricco.
Appena adocchiate le chiome fluenti e profumate di questa erbetta sui banchi del mercato non ho resistito e ne ho subito acquistato una buona quantità,  ho pensato immediatamente di proporvi questa ricetta il cui gusto e profumo è legato ai primi freddi, alle giornate brevi, intense e umide dell'inverno.
Ho fatto una piccola variazione agli ingredienti di cui ho memoria: ho diminuito la quantità di salsa di pomodoro ricavata dallo strattu (concentrato di pomodoro fatto asciugare al sole) e ho aggiunto i pomodori confit cotti al forno con del peperoncino, per una nota più fresca.
A volte questo timballo veniva cucinato sostituendo al finocchietto il cavolfiore viola scuro (non quello bianco molto meno gustoso) mantenendo tutti gli altri ingredienti e il risultato rimane ottimo.
Per chi è vegetariano può omettere le acciughe e rimane comunque molto gustoso
























Timballo di pasta al finocchietto e pomodori confit  

300 g di pasta (io ho usato le mezze maniche ma potete usare quella che più vi piace)
2 mazzi di finocchietto
un cucchiaio di strattu (potete sostituirlo con del concentrato o della salsa di pomodoro in poca quantità)
150g di provola iblea
50g di Ragusano grattugiato
300g di pomodori (io ho usato dei pixel ma potreste usare del ciliegino)
2 scalogni
4 acciughe sotto sale (o 8 di quelle sott'olio) per chi è vegetariano possono essere omesse
30g di uvetta
30g di pinoli
1peperoncino
2 cucchiai di pangrattato
olio evo
sale

Accendete il forno a 180°C. Lavate i pomodori e tagliateli a metà. Unite il peperoncino a pezzettini, e condite con olio e un po' di zucchero di canna. Sistemate su una teglia con il lato tagliato verso l'alto e mettete in forno per circa 20 minuti, mezz'ora.
Pulite il finocchietto e lessatelo in abbondante acqua salata.
Nel frattempo sciacquate per bene sotto l'acqua corrente le acciughe che farete sciogliere  in un tegame assieme a un goccio d'olio.  Aggiungete gli scalogni tritati e fate amalgamare il tutto.
Unite poi il cucchiaio di strattu sciolto in acqua tiepida e lasciate insaporire per una decina di minuti.
Appena il finocchietto sarà morbido, scolatelo e nell'acqua di cottura cuocete la pasta lasciandola molto al dente.
Su un tagliere tritate a coltello il finocchietto e aggiungetelo all'intingolo di acciughe, scalogno e srtattu, lasciate insaporire avendo l'accortezza di non fare asciugare troppo, nel caso aggiungete l'acqua di cottura della pasta.
Tostate i pinoli e mettete in ammollo l'uvetta. Tagliate a pezzettini la provola.
Prendete una teglia di 24cm di diametro, ungetela bene e ricoprite con parte del pangrattato.
Una volta cotta la pasta tenete da parte un po' dell'acqua di cottura e passatela nel tegame con il sugo e aggiungete i pomodori confit.
Spegnete e mischiate per bene. Se dovesse risultare un po' asciutta aggiungete dell'acqua di cottura messa da parte.
Unite la provola e il formaggio grattugiato, i pinoli e l'uvetta, date un giro d'olio e versate nella teglia, livellate bene e cospargete con il restante pangrattato, date un giro d'olio e infornate a 180°C per circa mezz'ora.
Lasciate riposare e servite caldo.

martedì 10 novembre 2015

una, dieci, mille melanzane... perline al forno con limone e miele
































La mia passione sconsiderata per la melanzana è nota a tutti, non solo agli amici ma anche ai semplici conoscenti. Poso affermare che è il mio ortaggio preferito anche se il pomodoro ha una posizione importante in una mia ideale (e forse, impossibile) classifica.
Sapevo dell'esistenza di queste piccole melanzane, mi era capitato di vederle in qualche mercato del sud della Francia un'era fa, poi ne avevo perso traccia fino a quando, una decina d'anni or sono, un ristorante della zona le proponeva nel suo menù, cotte alla brace. Naturalmente le ordinai e fu subito coup de coeur. D'allora la ritrovai anche in altri ristoranti ma mai al mercato quindi non potei mai acquistarle per un uso casalingo. Quando chiedevo dove potevo acquistarle mi spiegavano che erano piccole produzioni capaci di sopperire a mala pena alla richiesta dei ristoranti che non erano solo quelli della zona ma di tutta Italia.






















Finchè un bel giorno, dopo tanti anni, le ritrovai belle, minute ed eleganti, sui banchi di frutta e verdura di una bottega alimentari di Ragusa, Delicatessen, dove sai di trovare sempre prodotti di qualità (e un giorno ne parlerò perché trovare giovani pieni di entusiasmo, seri e appassionati e soprattutto consapevoli del territorio e dei prodotti che esso offre, fa sempre un gran piacere al cuore)
Le acquistai immediatamente e di ritorno a casa, mentre con un occhio alla strada e uno al mio fagotto prezioso, già immaginavo quali altri ingredienti potevano accompagnare tale meraviglia in modo da valorizzare al meglio il loro sapore.
Il loro gusto è di base quello di una melanzana classica ma la particolarità, che le rende così buone, è quella punta un po' dolce e un po' piccante allo stesso tempo che io trovo eccezionale.
Non necessitano della spurgatura con il sale, si cucinano così come sono.
Ho pensato di mantenermi sulle loro peculiarità, del dolce e del piccante intensificando ulteriormente questi aspetti: ho usato il miele di "satra" (per gli amici vegani si può usare dello zucchero di canna) e un po' di peperoncino, donando la punta acida e fresca del limone e della sua buccia grattugiata.
Cottura in forno, semplice e veloce. Ottimo contorno per carni bianche, possono accompagnare dei formaggi un po' stagionati o freschi ma dal gusto deciso, o per farcire un buon panino al sesamo. Possono essere usati per condire anche un semplice riso in bianco speziato.







































Melanzana perlina al forno con limone e miele

16 melanzane perline
un limone
un cucchiaio raso di miele di "satra" (timo) (zucchero di canna per gli amici vegani)
mezzo peperoncino
uno spicchio d'aglio
tanto di timo, maggiorana e menta freschi
sale e pepe nero
olio evo

Accendete il forno a 200°C. Lavate e asciugate le perline, dividetele a metà fermandovi prima di arrivare al picciolo. Adagiate su una teglia capace di contenerle tutte quante.
In una ciotola mettete il miele, un pizzico di sale. Aggiungete il succo di metà limone e quando il miele si sarà sciolto, aggiungete a filo l'olio, fino ad avere una emulsione fluida. Unite la metà dello spicchio d'aglio tritato, le erbette e il peperoncino tagliato a piccoli filetti. Mischiate per bene e con l'aiuto di un pennello ungete generosamente le parti bianche interne delle perline.
Mettete in forno e basteranno 10 minuti o 15, mi raccomando non di più altrimenti rischiate di ritrovarvi con delle bucce ben condite (buone pure, per carità, ma sarebbe tuta un'altra cosa).
Servite tiepide con una generosa grattugiata di buccia di limone.

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