domenica 24 aprile 2011

Pupi cu l'ova, ricordo di casa Moncada e Auguri di Pasqua


Come vi ho già detto nel post precedente, i miei ricordi culinari sono legati alla figura di mia nonna la cui vena 'cuochifera' raggiungeva vette estreme in occasione delle festività. 
Quale occasione migliore per augurarvi Buona Pasqua con un post dedicato a un  mio ricordo d'infanzia? 

L’atmosfera del giorno di Pasqua si percepiva già dalle prime ore del mattino. I suoni dall’esterno della casa erano più rari rispetto agli altri giorni, si sentivano solo rumori di passi svelti che presto svanivano in lontananza, poche auto, tutta la città sembrava assorbita dai preparativi della festa. Anche in casa i suoni erano differenti, erano più agitati, convulsi: bisbigli, un parlare fitto fitto, qualche brontolio che veniva, non si sa se dalla pentola o da mia nonna che sovraintendeva con piglio severo le faccende di cottura, preparazione, assemblaggio delle pietanze del sontuoso pranzo di Pasqua. Alle  dieci  in punto sentivamo i suoi passi, era il momento in  cui la nonna apriva la porta della nostra camera e portava con sé l’odore di “cose buone” che avremmo mangiato di lì a poco: l’agnello, ricco ripieno delle ‘mpanate, la ricotta, lavorata con il miele di zagara e la cannella, ripieno delle cassatelle. Mentre le campane della chiesa, ahinoi troppo vicina, suonavano i rintocchi dell’ora, la nonna da un cestino rivestito di stoffa ricamata tirava fuori i pupi cu’l’ova, ognuno avvolto nel suo tovagliolo di mussolina bianco. Questi pani, con un uovo sodo dentro, raffiguravano un ometto,  una donnina o una colomba (palummedda), la mia preferita.
Quando diventammo più grandi lei continuò a prepararli. Ce li faceva trovare come segnaposto sulla  candida tavola, rigorosamente apparecchiata, e che accoglieva al centro, disteso per lungo, un ramo di calicanto. Sul mobile buffet  svettavano  le alzate con i loro coperchi di cristallo: da una parte quelle contenenti il cibo salato - pastieri, focaccine e arancinetti -  e dall’altra quelle contenenti il cibo dolce - cassatelle, biscotti di mandorle, piccole uova di cioccolato-; nel mezzo trionfavano i piatti di portata con le ‘mpanate di agnello già tagliate a quarti accompagnate dalle verdure novelle: carciofi, zucchine, cipollotto, piselli, fave, carote.
Oggi continuo a preparare i pupi cu’ l’ova ma belli come i suoi non sono mai riuscita a farli, li utilizzo anch’io come segna posto.


Pupi cu’ l’ova

Ingredienti:
500 gr di farina di semola
15 gr di lievito di birra fresco
Acqua q.b.
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale
4 uova
Sciogliere il lievito in un po’ d’acqua tiepida. In una ciotola mettere la farina e aggiungere il lievito cominciando a impastare. Aggiungere acqua sufficiente per avere un impasto sodo ma non troppo. Sciogliere il sale in un po’ d’acqua, aggiungere all’impasto e, continuando a impastare, unire  i due cucchiai d’olio, lavorare ancora un po’.  Coprire la ciotola con un canovaccio e lasciare lievitare per circa 2 ore.

Prendere l’impasto, sgonfiarlo un po’ e dividere in 4 parti. Stendere ogni  pezzo a uno spessore di circa 1cm e cercare di dare la forma che più piace. Al centro introdurre l’uovo avendo l’accortezza di fissarlo con 2 pezzi di pasta messi a croce. Lasciare riposare ancora un’oretta e, una volta spennellati con un po’ d’olio, infornare a 200°C per circa 20minuti (dipende dal forno).
Varianti: nell’impasto si possono aggiungere del formaggio a pezzi e della salsiccia o del pomodoro secco tritato, origano, basilico e maggiorana.così arricchiti si avvicinano al casatiello campano.

Con questo viaggio tra i ricordi, dal passato al presente, vi auguro Buona Pasqua!

martedì 19 aprile 2011

Crema di latte al profumo di limone e il perchè dell'ennesimo blog di cucina


Perché nasce questo blog? 
per mettere ordine tra le tante ricette sparse tra foglietti volanti, ritagli di giornali, riviste e libri di cucina, pagine web di generose food blogger, labirinti della mia memoria sempre meno affidabile. 
Per condividere esperienze, magari non solo culinarie, capaci di dare emozioni, nel bene e nel male: il blog è uno spazio per sé ma aperto al mondo! 

Perché questo titolo?
la mia cucina è fatta di ricordi soprattutto olfattivi, che risalgono alla mia infanzia e al breve tempo che trascorsi con mia nonna, figura piccola e delicata, che amava cucinare e di cui in seguito ho trovato tanti appunti, sparsi qua e là, dalla grafia minuta e precisa e libri di cucina alcuni di essi risalenti all'800. 

Nonna Maria utilizzava molto gli aromi del giardino e i suoi piatti li riconoscevo, ancor prima di sbirciare in cucina, dal loro profumo che si propagava per casa. La merenda che spesso preparava era la crema con la buccia di limone, ricetta tanto semplice nell'esecuzione quanto ricca di gusto, l'importante, diceva, era utilizzare la scorza di limoni appena raccolti la cui fragranza si diffondeva e persisteva per delle ore, magari in pomeriggi un po' noiosi o tristi che subito venivano rianimati da quest'aroma fresco e vivace. 

Il profumo dei limoni è il mio ricordo per eccellenza

Oggi preparo spesso questa ricetta come delicato dessert, magari vi 'annego' dei biscotti secchi, come qui, o l'accompagno con un coulis di fragole o lamponi ed è sempre apprezzata anche perché, per molti dei miei amici, è l'equivalente delle madeleines  proustiane  (la crema di latte, in passato, era una merenda piuttosto diffusa. In altre zone la chiamano biancomangiare ma per me il biancomangiare è il budino preparato con il latte di mandorle).

Al di là della crema, utilizzo la buccia di limone in molti piatti, dà quel tocco di freschezza, lieve ma al contempo intenso, capace di rendere insolito anche un semplice piatto di pasta, qui ad es. una pasta semplice e gustosa e soprattutto dell'ultimo momento.



crema di latte con la buccia di limone
         
1 litro di latte intero
5 cucchiai di zucchero
80 g di amido
la scorza di un limone grande o di due piccoli


Stemperare l'amido con il latte freddo fino a quando si è ben sciolto. Aggiungere lo zucchero, mescolare e unire la scorza del limone. Mettere sul fuoco e cominciare a girare fino a quando la crema non comincerà a "borbottare" se ne raccogliete un po' sul cucchiaio si addenserà. Ritirare dal fuoco e versare o in contenitori individuali o in uno stampo da budino o in una terrina. Si può servire appena tiepida o, lasciata riposare per un paio d'ore in frigo, si può 'sformare' come un budino.

*per vegani si può sostituire con del latte di riso o di soia
*per i celiaci si può sostituire l'amido di grano con quello di mais (maizena) o di patate (fecola)






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