lunedì 31 ottobre 2011

Tortino morbido di cioccolato modicano al peperoncino





























In questi giorni si svolge a Modica il Chocobarocco, un'occasione da non perdere per i golosi di cioccolato (quale io non sono).
Tanti stand di produttori non solo della zona, infatti oltre al cioccolato di Modica si possono gustare altri tipi di cioccolato provenienti da più parti d'Italia prodotti secondo la lavorazione più classica.

Il cioccolato di Modica si distingue per il processo di lavorazione, molto semplice e senza aggiunte di ulteriori grassi o addensanti. Si parte dalla massa di cacao (in dialetto, pasta amara) a cui si aggiunge lo zucchero e l'aroma a piacere: vaniglia, cannella, quelli della tradizione e della mia infanzia, o aromi più 'rivoluzionari' come il peperoncino, lo zenzero o l'essenza di agrumi, nel complesso le varianti sono tantissime e consiglio di assaggiarne il più possibile.
Tutto il processo avviene a una temperatura piuttosto bassa, sufficiente per sciogliere la massa di cacao ma non abbastanza da sciogliere lo zucchero che rimane presente così da  conferire una particolare granulosità.

La mia merenda dell'infanzia era pane e cioccolato, non quello della "mucca viola" o di altre marche, ma quello che preparava la nonna, perchè questo tipo di cioccolato era preparato nelle case e tanti sono i ricordi legati a questo aroma intenso che la mattina presto mi svegliava assieme a un insolito rumore di "ferraglia": il cioccolato, una volta sciolto con lo zucchero e l'aroma, veniva messo a rapprendere in formine di latta rettangolari; dopo qualche minuto venivano messe in vassoi dai bordi alti che scossi ritmicamente, facevano sbattere le formine di latta tra loro, così da produrre quel suono che, ahimè non sento più da tantissimo tempo.

Questo passaggio era importante per conferire alla barretta di cioccolato una patina liscia e lucida, almeno così diceva mia nonna. Se sciolto in un po' di latte o acqua caldi diventa una spettacolare cioccolata da bere, dalla giusta consistenza, fluida e corposa allo stesso tempo, non come quella che si trova di solito che sembra un budino  mai rappreso.
Il mio contributo da modicana doc è il tortino morbido, molto cioccolattoso, preparato con cioccolato modicano aromatizzato al peperoncino. Ho scelto la cioccolata del Caffè dell'Arte, la pasticceria che trovo tra le migliori della città e direi anche della provincia, per fortuna che non sono una golosona di dolci, fatta eccezione per il cannolo di ricotta, ma questa è un'altra storia!

Tortino morbido di cioccolato modicano al peperoncino

150g di cioccolato modicano al peperoncino
150g di burro
60g   di zucchero a velo non vanigliato
40g   di farina
3       uova
burro e cacao amaro in polvere per gli stampini
sale

Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro. Battere le uova con il sale, aggiungere  lo zucchero e continuate a battere fino a raggiungere un composto molto chiaro a cui aggiungerete la farina e continuate a montare ancora, deve essere tutto ben mischiato e spumoso. Quando cioccolato e burro ben sciolti si sono un po' intiepiditi, aggiungeteli al composto d'uova e riprendete a montare fino ad amalgamare bene il tutto (a questo punto, il goloso di turno non resiste e ne prende un cucchiaino e ne prenderebbe un altro ancora se la coscienza non lo fermasse).

Imburrate e spolverizzate di cacao degli stampini in alluminio che adagerete in una teglia rettangolare o, come ho fatto io, ho inserito ogni formina in una teglia multipla da muffins così da evitare eventuali sversamenti e mettete in freezer per almeno 2 ore.
Con questa quantita ho fatto 12 mini tortini, piccoli ma assai gratificanti.

A questo punto accendete il forno a 180°C, arrivato a temperatura inserite la leccarda o la teglia multipla con gli stampini e calcolate circa un 15 min. Io ho provato con uno solo, in modo da capire meglio i tempi perchè tutto sta a mantenere il cuore morbido, ma non deve neanche spatasciarsi al momento di sformarlo...fate la prova e vedete un po'.
Se vi piace un po' più piccantino, potete aggiungere un po' meno di mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere.

sabato 29 ottobre 2011

Spaghetti al pomodoro e basilico della serie: l'estate è davvero finita

Penso che la pasta al pomodoro e basilico sia la summa della bontà che fa rima con semplicità! (Scusate, oggi giornata difficile!) 
Volevo magnificare gli ultimi pomodori della stagione, dal gusto zuccherino e corposo, l'ultimo basilico, prima che il freddo e la troppa pioggia lo rovini: bisogna  poi aspettare fino ad aprile per ritrovare il suo profumo intenso, per me così familiare.
Nella dieta che sto seguendo è prevista la pasta, ma solo 70g, il fondo del piatto, come si vede dalla foto, una vera mortificazione.
Metto la ricetta del sugo per condire 4 piatti di persone non a dieta.
E voi la salsa di pomodoro come la fate?
In estate per sbrigarmi, metto direttamente i pomodori a pezzi con buccia e tutto il resto. Si chiama alla carrettiera Devo dire che è la versione che preferisco. Invece qui sotto troverete la versione preparata con i pomodori passati, in questo modo diventa tutto più delicato!

Spaghetto all'ultimo pomodoro e basilico

480g spaghetti
1,5kg pomodori piccadilly per la versione alla carrettiera sono sufficienti 1kg
1 spicchio d'aglio rosso di Nubia
olio evo
Basilico
Grana da grattugiare o altro formaggio a piacere

Sbollentare i pomodori e passarli al passatutto. In una bella padella mettere un po' d'olio e l'aglio leggermente schiacciato. Aggiungere qualche foglia di basilico. L'olio deve scaldarsi, non friggere, mi raccomando!! A questo punto aggiungere il pomodoro e lasciare andare a mezzo coperchio per una 20 di minuti, il tempo che si insaporisca ma che non cuocia troppo, altrimenti si perde il gusto fresco del pomodoro. Aggiungere all'ultimo momento il sale e tanto basilico. Dare un giro di cucchiaio. Cuocere la pasta. Appena pronta scolarla e saltarla nel tegame con il sugo, il tempo che si amalgama il tutto. Aggiunger eun filo d'olio e la bontà è servita.
Ogni commensale può completare con una spolverata di formaggio grattugiato.

A giorni il post sul cioccolato...sono modicana!!
A presto!

martedì 25 ottobre 2011

Crema di latte con buccia di limone e biscotti, la merenda

Questa ricetta può interessare le mamme che spesso hanno poco tempo da dedicare in cucina e comunque il piacere di preparare qualcosa di buono per i propri bambini. La ricetta di base è quella con cui ho inaugurato il mio blog, http://www.bucciadilimone.it/2011/03/perche.html, ma arricchita dai biscotti secchi. 
Era la merenda che piaceva di più a noi bambini e ricordo ancora la lotta tra me e mio fratello per "pulire" la pentola in cui la crema era stata cotta: affondavamo le nostre dita in quei residui ancora caldi e consistenti, noncuranti  dei rimproveri di mamma che ci esortava a utilizzare almeno il cucchiaio. Vi propongo la ricetta corredata da un piccolo racconto che troverete pubblicato sulla rivista InSide Sicilia.


La pioggia batteva violentemente contro i vetri, il vento sembrava sollevarla, -- E' proprio un bel temporale! ... Su, su non avere paura! -- mi disse la mamma con il suo sguardo dolce e rassicurante. Io ero terrorizzata. Ogni anno all'arrivo delle prime piogge era sempre uguale, non mi abituavo all'idea di questi improvvisi scrosci d'acqua e il loro corredo di tuoni, che facevano tremare tutto, e di fulmini, che illuminavano quei pomeriggi plumbei ormai rassegnati all'imbrunire.
Il vento continuava a fischiare la sua spaventosa melodia e io mi sentivo davvero piccola, piccola. China sui libri, la scuola era già cominciata, cercavo di studiare come se trovassi un conforto in quelle lettere, stampate nero su bianco.

Spesso con la mente pensavo a neanche un mese prima, quando alla ripresa della scuola ci si ritrovava con i propri compagni e con la maestra Anna che, come bentornato, ci offriva il gelato, l'ultimo della stagione. Non avremmo visto più, sino alla primavera prossima, il camioncino dei gelati di 'don Giurgino', fermo all'uscita con i suoi coni da passeggio (quelli di nocciola ricoperti al cioccolato) e il cono normale che non era solo al limone, alla fragola, al cioccolato etc ma un insieme indistinto di questi gusti che stavano insieme nello stesso pozzetto. Mi divertiva pensare che 'don Giurgino' andasse in letargo come gli orsi.

Questo era l'autunno, con le sue piogge violente ma anche con quella luce limpida e tersa dei giorni di sole. I colori e la luce apparivano meno violenti, la natura si riprendeva dopo i mesi di caldo estivo, la pioggia era un balsamo che ritemprava gli alberi stremati e i campi arsi.
Dopo il temporale, l’odore di terra bagnata entrava in casa assieme all'odore dell'erbette aromatiche e del limone che, scossi dal vento, emanavano i loro aromi. Adesso, come per incanto, tutto appariva tranquillo, si sentiva solo il suono dell'acqua che scorreva lungo la grondaia. Io stavo in cucina, studiavo sul tavolo di legno scuro così da poter condividere, almeno con l'olfatto e con la vista, la preparazione della cena che spesso, in quel periodo dell'anno, consisteva in zuppe di verdure o di legumi che erano servite con un bel giro d'olio appena uscito dal frantoio e che restituiva nel sapore il profumo estivo dei campi.

Tra gli alberi che più di tutti pativano il caldo estivo, vi era il limone che in estate produceva frutti poco succosi e poco profumati e mi ricordo che già, dopo qualche temporale, cominciava a regalarci limoni di nuovo gialli e profumatissimi. Quello era il segnale ufficiale dell'inizio della stagione autunnale nonché delle merende. La merenda, a casa mia è sempre stata considerata importante tanto quanto i pasti principali della giornata. Già mia nonna, ma anche la mia bisnonna, da bambine avevano l'abitudine di questo piccolo intervallo goloso che da adulte diventava il tè con le amiche con tanto d'invito ufficiale su carta intestata.

Ed ecco che la mamma apparecchiava una piccola tovaglia di lino con l'orlo a giorno, i cucchiai da dessert e portava in tavola la crema di latte con la buccia di limone servita, ancora tiepida, dentro delle coppette di porcellana bianca. Noi non resistevamo un attimo, già consapevoli di quella consistenza voluttuosa, e curiosi di scoprire se la mamma l'avesse arricchita con i biscotti secchi sistemati a strati o no.

Crema di latte con la buccia di limone e biscotti
        
1 litro di latte intero
5 cucchiai di zucchero
80 g di amido
la scorza di un limone grande o di due piccoli
biscotti secchi preferiti (tipo oro saiwa - oswego - o questi biscotti tipici delle nostre parti chiamati "squisiti")
        
Stemperare l'amido con il latte freddo fino a quando si è ben sciolto. Aggiungere lo zucchero, mescolare e unire la scorza del limone. mettere sul fuoco e cominciare a girare fino a quando la crema non velerà il cucchiaio. Ritirare dal fuoco e versare un primo strato in contenitori individuali o in una terrina, in cui al fondo sono stati adagiati i biscotti. Dopo il primo strato aggiungere un altro po' di biscotti e ricoprire abbondantemente di altra crema e così fino alla fine degli ingredienti. Si può servire appena tiepida o, lasciata riposare per un paio d'ore in frigo, si può 'sformare' come un budino.


giovedì 20 ottobre 2011

Pasta al tonno e...limone, "of course"




























In un pomeriggio di domenica (leggi: negozi chiusi) di qualche anno fa, all'annuncio che la sera avrei avuto a cena degli amici con ospiti stranieri al seguito e alla rapida constatazione di un frigo desolatamente vuoto nonché di una dispensa altrettanto sconfortante eccezione  fatta per una confezione di tonno rosso di Campisi, di un kg di linguine Garofalo e un vasetto di semi di papavero, mi si accese la lampadina della genio-disperazione e inventai questa pasta veloce, buona, fresca e che stupisce sempre, a patto però che gli ingredienti siano di prima qualità.
Un piatto che racchiude tutto il meglio del Mediterraneo: erbe fresche aromatiche, pesce, limoni, olio e pasta.

Pasta al tonno con limone, timo, maggiorana e semi di papavero
(per 4 persone mangione)

450g di linguine (che siano del tipo ruvidino, ho provato anche con la pasta corta tipo fusillo o mezze maniche  e va bene)
250 g di un buon tonno sott'olio
1 limone grande o 2 piccoli
1 cipolla rossa o di Giarratana (in questo caso una è troppa dato che alcune raggiungono un kg) l'importante che sia dolce
timo e maggiorana, non lesinate
olio evo
pepe di sichuan (facoltativo)
un po' di semi di papavero (nella foto non ci sono perchè me li sono dimenticati, fanno effetto e arrotondano il gusto)

In una terrina mettete la cipolla affettata sottilmente con la mandolina. Aggiungete del limone affettato sottilmente a coltello (con la mandolina lo sconsiglio, si sfalda), magari non tutto e di quello che resta aggiungete la scorza grattugiata. Unite il tonno un po' sgocciolato, non sminuzzatelo troppo, dividetelo rispettando il senso del trancio. Completate con le erbette aromatiche, il pepe e un giro d'olio. Aspettate che la pasta cuocia, scolatela e riversate nella terrina. Se risulta troppo asciutta aggiungete un po' d'acqua di cottura. Completate con un parsimonioso giro d'olio e dei semi di papavero.
*Variante con il tonno fresco
 un po' più raffinata: comprate un bel trancio, fatelo a dadi e rosolatelo in un tegame a fuoco vivace, cospargete di sesamo tostato e sale, aggiungete al resto degli ingredienti. In questo caso omettete i semi di papavero!
Andrebbe bene anche per una dieta, una volta a settimana, riducendo la quantità di pasta (70g a persona..sob!), utilizzando in questo caso, il tonno fresco, omettere quasi del tutto l'olio aggiungendo più acqua di cottura per evitare l'effetto mappazza e non esagerare con i semi di sesamo!

lunedì 17 ottobre 2011

Ravioli di ricotta al sugo finto prima della dieta


































Ebbene sì, da qualche giorno ho cominciato la dieta. Ne sentivo il bisogno e anche i miei vestiti m'imploravano in tal senso, senza contare la mia schiena che, più precisa di una bilancia elettronica, coglie qualsiasi piccola variazione di peso in più e m'informa, all'istante, con le sue stilettate impietose.
Alla fine si tratta di qualche chiletto in più, niente di tragico, per cui spero di riuscire nell'intento. Della dieta vi parlerò più avanti, anche perché credo si possa seguire senza tante mortificazioni, seguendo piccoli trucchi suggeriti dalla mia passione e dal mio disperato bisogno di rendere buono e appetibile anche la cosa più scialba e poco accattivante (questo vale anche per tante cose della mia vita, ma questo è un'altra storia). Oltre che sul gusto bisogna intervenire anche sull'aspetto,  vedremo insieme tale impresa.

Ovviamente prima di cominciare la dieta mi sono tolta un po' di sfizi che, tra un passato di verdure e un'insalata scondita, avrò il coraggio di postare senza per questo cadere nella disperazione totale, anzi potrebbe essere la soluzione a questo senso di vuoto, non esistenziale, ma molto più prosaicamente allo stomaco!

La ricetta di oggi: ravioli farciti di ricotta lavorata con foglioline di maggiorana, un goccio di latte e un po' di buon pepe macinato al momento, conditi con il così detto sugo finto. 
Il sugo finto è preparato con l'estratto di pomodoro (una sorta di concentrato casalingo che qui al sud si prepara lasciandolo asciugare al sole) e tutti quegli odori che si usano quando si prepara il sugo vero e proprio, che viene preparato con pezzi di carne di maiale, un pezzo di salsiccia che qui da noi si aromatizza con il finocchietto. Quando avrò finito la dieta vi darò la ricetta del sugo vero, promesso!
I ravioli di ricotta con il sugo vero, quello con la carne, è una ricetta tipica dei giorni di festa della mia zona.

Ravioli di ricotta
400g di farina di semola
2 uova
acqua q.b.
sale
un filo d'olio
500 g di ricotta
latte
maggiorana fresca
pepe nero macinato al momento

il sugo finto
2 cucchiai di estratto
mezza cipolla
una carota
2 foglie di alloro
2 cucchiaini di semi di finocchio
olio evo

Mettete la farina a fontana su una spianatoia. Nel foro rompete le due uova, salatele e sbattetele leggermente. Cominciate ad aggiungere mano a mano la farina e, quando il liquido non sarà più visibile aggiungete acqua tiepida, fino ad ottenere un impasto morbido che lavorerete per qualche minuto così da avere una consistenza un po' più soda. Fate una palla e lasciatela riposare avvolta in un panno umido che non sappia però di detersivo (per non correre rischi potrete utilizzare della pellicola) per almeno mezz'ora.
Nel frattempo, lavorate la ricotta con una forchetta o una frusta, aggiungendo un po' di latte nel caso fosse troppo asciutta.
 Lavate e asciugate la maggiorana e aggiungetela assieme al pepe nero.

Affettate la cipolla e fate a dadini la carota. Scaldate un tegame con un po' d'olio e aggiungete la cipolla, la carota, l'alloro e i semi di finocchio. A parte, in una ciotola, sciogliete i due cucchiai di estratto con dell'acqua calda e aggiungete l'insieme nel tegame. Se troppo asciutto, aggiungete un'altro po' d'acqua e lasciate cuocere a mezzo coperchio, a fuoco basso per una trentina di minuti controllando che non si asciughi troppo, in tal caso aggiungete ancora dell'acqua.
Non c'è bisogno di salare perché l'estratto è di per sé già molto salato.

Riprendete l'impasto e tirate la sfoglia, sottile ma non troppo. Dividete a quadrotti e su ognuno mettete un po' di ricotta. Chiudete a triangolo e pizzicate. Adagiate i ravioli su una superficie infarinatissima, altrimenti l'umidità della ricotta rischia di ammorbidire la pasta e bucarla.
Portate dell'acqua a ebollizione e cuocere i ravioli pochi per volta avendo l'accortezza di non far perdere l'ebollizione.

Appena pronti tirateli su con una schiumarola e adagiateli su un piatto da portata su cui avrete già messo un po' di sugo. Sistemateli e conditeli con il sugo e un po' di caciocavallo ragusano semi stagionato.

sabato 15 ottobre 2011

Il mio oriente - viaggio ad Agrigento







































E' sempre un'esperienza unica la visita ai templi di Agrigento. Tanti i momenti di assoluta contemplazione che un luogo come questo riesce a suggerire.
L'antica Grecia in tutta la sua bellezza che sembra perpetuarsi nel tempo, all'infinito.

L'oriente antico che qui abita e domina attraverso questa pietra rossiccia, un'arenaria che miracolosamente è arrivata fino a noi con le sue sfumature rosee esaltate dalla luce del tramonto o annullate dalla luce abbacinante di mezzogiorno.

L'oriente è qui, tra queste rovine che hanno ascoltato idiomi diversi e visto uomini dagli stessi tratti ma da abiti di fogge diverse. Attraverso i secoli giunge a noi, in questo lembo ai confini d'Europa, ancora capace di raccontare storie lontane che rimandano all'Uomo e al suo pensiero, l'origine della nostra conoscenza.

La visita ai Templi in questi giorni e fino a tutto novembre è ancora più suggestiva per la presenza di meravigliose sculture dell'artista Igor Mitoraj. La mitologia è reinterpretata e rappresentata magistralmente nel luogo meglio conservato dell'antica Grecia. Non si può descrivere a parole la bellezza antica che si aggiunge ad altra bellezza






















































E per finire un omaggio a Friederich e al suo "Viandante sul mare di nebbia"




























Scala dei Turchi                                                                                                    























giovedì 6 ottobre 2011

Muffins all'uva fragola e finocchietto e...un giorno speciale


































A me piace tantissimo l'autunno, è la mia stagione preferita.
E' vero che le giornate si accorciano e questo m'intristisce non poco, ma le ore di luce regalano un'atmosfera di grande armonia, i colori intorno si attenuano, tutta la natura sembra prepararsi per la stagione successiva, la stagione della quiete, in cui tutto riposa, l'inverno.

Qui in campagna ci si prepara per la raccolta delle olive, si raccoglie l'ultima uva, si lasciano seccare le mandorle per poi aver la pazienza di sgusciarle, nell'orto si raccolgono i primi broccoli scuri e le zucche, nel contempo anche le verdure dell'estate, tardive. E poi può darsi che amo l'autunno perchè sono nata in ottobre!? Indovinate quando?

Allora per l'occasione vi lascio una ricetta che utilizza dell'ottima uva fragola regalatami da Lorenzo e Luciana,  una splendida coppia di amici che hanno un' azienda di agricoltura biodinamica a Pitigliano. Ad essa ho aggiunto del finocchietto selvatico appena spuntato nella stradina che porta a casa.  Mancavano le noci che ancora non ho comprato, ma che vi consiglio di aggiungere.

Muffins all'uva fragola e finocchietto selvatico

280 g farina 0
130 g zucchero
1/2 bustina di lievito per dolci
90 g di burro fuso
1 uovo
240 ml di yogurt
300g di acini di uva fragola
2 cucchiaini da caffè di semi di finocchio

Mettete tutti gli ingredienti secchi in una ciotola e quelli umidi in un'altra. Amalgamate bene questi ultimi e versate nella ciotola di quelli secchi. Mischiate bene il tutto a cui aggiungerete la frutta e il finocchietto. mettete in uno stampo da muffins e infornate a 180 / 170 °C per 20 minuti circa.
Lasciate raffreddare e spolverizzate di zucchero a velo.
Aggiungete delle noci, circa 80 g, e saranno ancora più buoni.
Dedico a tutti voi queste delizie!!

Linkwithin

Si è verificato un errore nel gadget