martedì 31 maggio 2016

semplice come la pasta fresca...gnocchetti al pesto di cime di rapa























Non abbiate paura della pasta fresca! Quando si parla di pasta fresca si pensa che sia una cosa complicata e soprattutto lunga da fare. Certo, se bisogna sfamare otto persone e si pensa a un formato come le orecchiette o le busiate che trovate qui, magari comincia a essere davvero impegnativo.
Ma se si è in quattro e si opta per un formato semplice, senza uova, come possono essere gli gnocchetti o cavatelli (così si chiamano dalle mie parti) tutto diventa abbastanza facile. Può essere un'occasione per coinvolgere i propri bambini e divertirsi insieme la domenica mattina.
In abbinamento ho usato un condimento che si prepara assai velocemente cioè un pesto, in questo caso ho usato delle cime di rapa che avevo scottato la sera prima e che ancora si trovano al mercato anche se cominciano a essere rare. Comunque potete fare quello classico al basilico o quello siciliano con i pomodori freschi e secchi, mandorle e basilico (mi accorgo solo adesso che non l'ho mai pubblicato, eppure è uno di quei condimenti che uso spesso e mi risolve le cene o i pranzi improvvisati) da preparare mentre cuoce la pasta.
Negli gnocchetti della foto ho usato farina integrale di semola di grano duro per il 70% e semola di grano duro per il restante per avere un effetto più rustico al gusto. Voi regolatevi come preferite, potete miscelare altre farine ma vi consiglio di mantenere sempre una buona percentuale della semola che dà maggiore struttura alla pasta e rimane così molto al dente.

Gnocchetti integrali al pesto di cime di rapa

210g di farina di semola di grano duro integrale
90g di semola di grano duro
acqua q.b.
sale
un cucchiaio d'olio
 per il pesto
un fascio di cime di rapa
uno spicchio d'aglio
10 pomodori ciliegino secchi + 10 per servire
10 mandorle tostate
30g di ricotta salata
30g di grana padano
la punta di un peperoncino
olio evo

In una spianatoia miscelate le due farine, al centro mettete un po' d'acqua e scioglietevi un cucchiaino scarso di sale. Cominciate a intridere la farina con l'acqua ea aggiungete acqua fino ad ottenere un impasto non troppo duro ma sodo, Lavorate 5 minuti, fate una fossetta e versate l'olio e riprendete a impastare per altri 5/7 minuti. Lasciate riposare avvolto nella pellicola per 30 minuti.
Nel frattempo pulite le cime di rapa, lavatele e portate a ebollizione dell'acqua salata. Sbollentate le cime di rapa. Prendete un tegame e fate scaldate l'olio con l'aglio, il peperoncino e i primi 10 pomodorini secchi. Dopo qualche minuto unite le cime di rapa, conservando l'acqua di cottura che servirà pe cuocere la pasta. Fate andare per circa 10 minuti, spegnete e lasciate raffreddare.
Infarinate la spianatoia, riprendete l'impasto e ricavatene dei pezzi di circa 50g ciascuno, e formate come dei salsicciotti o bastoncini, tagliatene un pezzettino per volta e con l'indice premetelo contro la spianatoia. Altra opzione potrebbe essere quella di usare un rigagnocchi o i rebbi di un forchetta debitamente infarinata, su cui far scivolare, sempre esercitando una certa pressione, il pezzetto di pasta. Ecco a voi il cavatello o lo gnocchetto.
Completate la formatura della pasta, portare a ebollizione l'acqua di cottura delle cime, appena bolle buttatevi la pasta e calcolate una decina di minuti, dipende se vi piace una consistenza più intensa o meno.
Mentre cuoce la pasta mettete nel bicchiere del mixer i formaggi, le mandorle tostate e date un primo giro. Dopo unite le cime di rapa e olio quanto basta.
In una terrina condirete la pasta ormai cotta con il pesto appena preparato e prima di servire completerete con gli altri pomodori secchi che avrete fatto a filetti e fatto rinvenire in in un padellino, con un po' d'olio, in modo da diventare quasi croccanti.





martedì 24 maggio 2016

ricordi di famiglia che profumano di fiori e...crostata alle rose con ricotta e violette candite


























Questo post potrà risultare molto lungo, è giusto che vi avvisi per tempo. Potete fare un salto e passare subito alla ricetta.
Parlerò di una storia che risale a tanti anni fa, agli anni '50. Ha per protagonisti la mia adorata nonna, Maria e il mio, mai conosciuto, ma amato ugualmente, nonno Ludovico.
La città di Firenze è sullo sfondo con le violette candite di una famosa confetteria e l'amico fraterno, Francesco, di mio nonno. Troviamo anche Modica con le sue strade ancora polverose e i riti di una classe sociale ormai scomparsi.
Era un tempo in cui la scrittura era l'unico mezzo per comunicare a distanza: bigliettini d'invito per ricevere in casa, per ringraziare o porgere semplici saluti o auguri, si scrivevano le lettere, magari ogni giorno, per sentire più vicino il proprio caro che magari si trovava lontano.
Questo era il caso di mia nonna e mio nonno: durante i viaggi che portavano spesso mio nonno fuori Modica, iniziava un fitto carteggio. L'importante non era aspettare le lettere di risposta, la scrittura soddisfaceva un bisogno di comunicare e condividere con l'altro momenti e pensieri così da non dimenticare quell'intimità, complicità che altrimenti si sarebbero perse nel tempo trascorso durante il periodo della lontananza.
Mio nonno si recava a Firenze sia per affari ma anche per una fraterna amicizia con il Conte Francesco della Torre. Su quello che combinavano insieme, mio nonno lontano dalla famiglia e il suo amico, scapolo impenitente, preferisco sorvolare, ma posso dire: povera nonna!

mercoledì 18 maggio 2016

a volte basta poco e...linguine con asparagi selvatici e limone






























A volte basta davvero poco per essere felici o per trovare quella serenità che ci permetterebbe di godere di ogni momento della vita? Chissà, non saprei rispondere a questa domanda, a volte ho come la sensazione che meno si pretende dalla vita meno la vita ti dà o te lo dà male, quasi a punirti di aver osato chiedere anche quel poco stesso. E se alle domande esistenziali non so rispondere esaurientemente in quanto navigo a vista, assecondando la natura relativa dell'essere umano, in quel microcosmo che è la cucina mi sento molto più a mio agio e un piatto squisito che dà soddisfazione massima si può combinare in poco tempo, senza pretendere chissà quali ingredienti ma mettendosi in sintonia con ciò che ci sta intorno, con la stagione, i banchi del mercato e i colori che amiamo.
Così gironzolando per il mercato si trova il verde degli asparagi selvatici (detta al Nord anche asparagina), dei bei limoni gialli e il bianco-verde cipollotti: un contorno o un condimento per la pasta, profumato e gustoso, è subito fatto.
Ho usato le linguine stavolta ma stanno benissimo, e quasi li preferisco, dei tagliolini all'uovo, quindi se avete più tempo e osate chiedere di più alla vita, concedetevi il tempo di preparare della buona pasta all'uovo.

Linguine con asparagi e limone

400g di linguine
un mazzo di asparagi selvatici
un limone non trattato
un cipollotto
pepe nero
olio evo
sale

Portare a ebollizione dell'acqua in una capiente pentola. Pulire gli asparagi, scartando la parte legnosa, affettando la parte più tenera ma lasciando da parte le punte. Pulite il cipollato e affettatelo finemente.
Buttate quindi la parte centrale dei gambi nell'acqua e lasciate cuocere per una decina di minuti. Nel frattempo in un tegame mettete dell'olio evo e il cipollotto che dovrà diventare traslucido, ad esso aggiungete la parte centrale degli asparagi che tirerete su dall'acqua. Lasciate cuocere insieme per qualche minuto.
Dell'acqua in cui avete fatto cuocere gli asparagi conservatene una parte e diluitela con dell'altra acqua, portate a ebollizione, salate mettete a cuocere le linguine.
Qualche minuto prima di spegnere l'intingolo con gli asparagi, aggiungete le punte messe da parte, un cucchiaio di succo di limone e spegnete.
Scolate le linguine, ma non troppo e trasferitele nel tegame assieme agli asparagi, ripassate il tutto per qualche minuto, grattugiate tutta la scorza del limone e macinate abbondante pepe nero, servite.



venerdì 6 maggio 2016

Liguria chiama Sicilia e... farinata al finocchietto




























Se noi in Sicilia abbiamo le Panelle, tipico cibo da strada palermitano a base di farina di ceci, in alcune regioni d'Italia quali la Liguria, la Toscana e il basso Piemonte, la stessa farina viene utilizzata per la Farinata: somiglia a una pizza enorme, per la forma circolare, molto sottile, infatti lo spessore non supera un cm, poi cotta in teglie di ferro ben unte e messe in forno. Viene poi servita a spicchi, ancora calda, cosparsa di tanto pepe nero. 
La differenza con le panelle è che queste ultime si preparano con una previa cottura della farina con dell'acqua fino a raggiungere la consistenza di una polentina che poi viene stesa rapidamente su un piano unto a uno spessore sottile, da qui tagliata in rettangoli o a losanghe e tuffata in olio bollente. 
Le panelle si usa aromatizzarle con il prezzemolo o con i semi di finocchio, servite con succo di limone a farcitura di un bel panino.
Io ho pensato di utilizzare il metodo di cottura della farinata ma con un'impronta molto siciliana, usando il finocchietto: sia l'acqua di cottura sia la sua "chioma".
Accompagnata da una buona insalata di pomodori diventa un'ottima soluzione per un pasto ben bilanciato ma ad alto tasso di soddisfazione.


Farinata di ceci al finocchietto

200g di farina di ceci
600g d'acqua
un mazzo di finocchietto (circa tre etti)
4 cucchiai d'olio evo + uno per la teglia
pepe nero
sale

Lessate il finocchietto in abbondante acqua salata. Scolatelo e tritatelo finemente con la mezzaluna. Mettete da parte l'acqua di cottura e fate raffreddare completamente.
In una ciotola stemperate con una frusta la farina di ceci con l'acqua di cottura del finocchietto ormai fredda: versatela gradualmente in modo da scongiurare la formazione di grumi. 
Amalgamate bene, unite due pizzichi di sale, aggiungete i 4 cucchiai d'olio, date una bella mescolata, aggiungete il finocchieto tritato, mescolate ancora e lasciate riposare coperto per almeno tre ore o sarebbe meglio tutta la notte.
Dopo il riposo vi accorgerete che sarà affiorata come una schiumetta, voi prelevatela con un schiumaiola.
Accendete il forno alla massima temperatura per almeno 20 minuti. 
Prendete la leccarda del forno o una teglia di metallo della stessa dimensione, ungetela con il cucchiaio d'olio e versate la pastella.
Lasciate cuocere fino a quando la farinata non avrà i bordi ben dorati.
Servite calda con del pepe nero.


Linkwithin

Si è verificato un errore nel gadget