martedì 24 maggio 2016

ricordi di famiglia che profumano di fiori e...crostata alle rose con ricotta e violette candite


























Questo post potrà risultare molto lungo, è giusto che vi avvisi per tempo. Potete fare un salto e passare subito alla ricetta.
Parlerò di una storia che risale a tanti anni fa, agli anni '50. Ha per protagonisti la mia adorata nonna, Maria e il mio, mai conosciuto, ma amato ugualmente, nonno Ludovico.
La città di Firenze è sullo sfondo con le violette candite di una famosa confetteria e l'amico fraterno, Francesco, di mio nonno. Troviamo anche Modica con le sue strade ancora polverose e i riti di una classe sociale ormai scomparsi.
Era un tempo in cui la scrittura era l'unico mezzo per comunicare a distanza: bigliettini d'invito per ricevere in casa, per ringraziare o porgere semplici saluti o auguri, si scrivevano le lettere, magari ogni giorno, per sentire più vicino il proprio caro che magari si trovava lontano.
Questo era il caso di mia nonna e mio nonno: durante i viaggi che portavano spesso mio nonno fuori Modica, iniziava un fitto carteggio. L'importante non era aspettare le lettere di risposta, la scrittura soddisfaceva un bisogno di comunicare e condividere con l'altro momenti e pensieri così da non dimenticare quell'intimità, complicità che altrimenti si sarebbero perse nel tempo trascorso durante il periodo della lontananza.
Mio nonno si recava a Firenze sia per affari ma anche per una fraterna amicizia con il Conte Francesco della Torre. Su quello che combinavano insieme, mio nonno lontano dalla famiglia e il suo amico, scapolo impenitente, preferisco sorvolare, ma posso dire: povera nonna!

L'amico siciliano Ludovico era sempre il benvenuto e c'era sempre un posto a tavola apparecchiato per lui nella sala da pranzo del palazzo fiorentino. Questa grande amicizia ebbe un epilogo assai bizzarro: questi due amici morirono a distanza di un giorno, senza che nessuno dei due sapesse della morte dell'altro. Un atto di misericordia che il destino ha voluto concedere a entrambi.
Chissà con quale stupore si saranno ritrovati dall'altra parte!
Da tempo mio nonno pensava di trasferirsi a Firenze per dare maggiori e migliori opportunità di studio ai suoi figli. A tale scopo, i suoi soggiorni si prolungavano più del solito in vista di questo trasferimento.

Modica, 13 maggio 1952
Adorato Ludovico,
Sul terrazzo sbocciano le prime rose, candide quelle del primo vaso, rosa quelle del secondo e di un rosso più intenso, rispetto allo scorso anno, quello del terzo vaso che sta dall'altra parte, verso oriente. Io continuo a pensare che patisca un po' messo lì, vicino al glicine che gli fa troppa ombra ma tu sei così presuntuoso.
Il gelsomino comincia a fiorire adesso e mi chiedo se riuscirai a vedere le altre prime fioriture.
La zagara è appena sfiorita, ha deliziato con il suo profumo i nostri primi pomeriggi al sole con i bambini.
Tutti e quattro chiedono di te, ma sanno che tornerai presto e soprattutto saprai farti perdonare per la tua assenza. Tua sorella Stella non approva questo tuo lungo soggiorno a Firenze, lei non ti perdonerà di sicuro: nessun regalo né il tuo sorriso saranno sufficienti.
Sono passate già due settimane dalla tua partenza ma confido in un tuo prossimo rientro perché manchi tanto anche a me.
Sto riflettendo su questa idea di trasferirci a Firenze, una città vera e propria, così lontano dalla Sicilia. So che sarà un'ottima opportunità per i nostri figli, soprattutto per Rosalba, così promettente.
Sarò sempre riconoscente al tuo amico Francesco che tanto sta adoperandosi in vista di questo trasferimento. Pensi verrà a trovarci quest'estate?
Adesso però torna presto
Tua sposa devota, Maria

Lo stesso giorno mio nonno scriveva alla sua "sposa devota"

Firenze, 13 maggio 1952
Maria, mia amata,
penso a voi ogni momento e questo mi dà l'entusiasmo per pianificare al meglio il trasferimento. Faccio fatica a trovare una casa adeguata per la nostra famiglia e soprattutto che abbia uno spazio ben esposto per coltivare i nostri fiori.
Per "pinguino" la vicinanza al Maggio Musicale Fiorentino, sarà una grande opportunità.
Partirò tra qualche giorno e presto vi abbraccerò tutti.
Francesco non vorrebbe più lasciarmi andare: da scapolo non comprende la complessità della vita di un uomo che sia sposo e padre. Non è mancato il divertimento, l'allegria e il piacere di scambiare idee e visioni sulla vita e sulla politica, Francesco sa essere un ospite perfetto ma prima di tutto un vero amico.
Domani comprerò varie cose per il mio rientro tra cui i pensierini per voi tutti. Indovina cosa ti porterò? Ma lo sai già, non sarebbe altrettanto bello accogliermi se non ti portassi le tue adorate violette candite di Robiglio.
sempre tuo devoto, Ludovico

Mio nonno per farsi perdonare della lunga assenza e di chissà quali altre cose che combinava durante le bisbocce con l'amico Francesco, portava molti regali a mia nonna e tra essi vi erano le violette candite.
Quelle citate nella lettera da mio nonno, le ha ancora mia madre, custodite in un astuccio da gioiello.
Furono le ultime violette che mio nonno comprò per mia nonna. Da lì a poco, meno di un anno, sarebbe morto, a soli 50 anni, d'infarto.
Mia nonna teneva questo astuccio nel cassetto del suo comodino, a nessuno era permesso toccarlo.
La prematura scomparsa di mio nonno fu la tragedia che segnò la famiglia, per sempre.
Sogni e aspirazioni furono spazzati via, mia nonna da donna e sposa che accudiva i propri figli, che leggeva, cuciva e riceveva, vivendo secondo i ritmi e le convenzioni di una classe privilegiata, si ritrovò sola, con il dolore immenso di aver perso l'uomo che aveva sempre amato e 4 figli piccoli da tirare su.
Mi recai appositamente a Firenze, circa un anno fa, per vedere la città che sarebbe potuta essere di mia mamma, la città che avrebbe accolto questa numerosa famiglia siciliana e che avrebbe segnato le loro vite, non sapremo mai se in meglio o in peggio ma rimane comunque la città dei sogni infranti di "pinguino" il nomignolo con cui mio nonno chiamava mia madre, la figlia di talento, enfant prodige del pianoforte.
Appena arrivata a Firenze cercai la pasticceria Robiglio, che esiste ancora, e comprai le violette candite. A me non piacciono, quindi non ne assaggiai neanche una ma il profumo, come per magia, mi fu subito familiare.
Il mio viaggio a Firenze fu un ritrovare qualcosa che non è mai accaduto, con tutto il peso del dolore di ciò che poteva essere.
Del resto siamo fatti anche di tutti i sogni che non si sono realizzati, non solo i nostri, ma anche quelli ereditati.

La passione per i fiori e la loro bellezza mi è stata trasmessa dai miei nonni. Amavano coltivarli in terrazzo e la casa aveva tanti vasi che accoglievano fiori in ogni stanza.
Ho pensato a questa crostata con le rose nell'impasto della frolla, tanto amate da mio nonno (non a caso il nome di mia mamma è Rosalba)  e le violette candite, a completare il dolce, per ricordare la nonna che teneva con sé, dopo tanti anni, le "ultime" violette candite.


Crostata alle rose con ricotta e violette candite


per la frolla

225 g farina 00
25 g fecola di patate
125 g burro
75 g zucchero a velo
1 uovo
1,5 g sale
5 g di succo di limone
1,5 g di lievito istantaneo
un cucchiaio di rose essiccate

per il ripieno

400g di ricotta vaccina
un uovo
110g di zucchero
una bacca di vaniglia
violette candite per decorare


Frullate la farina con le rose. Fate il burro freddo a pezzetti. Sulla spianatoia mettete la farina, la fecola e il lievito setacciati e al centro mettete il burro. Con una spatola lavorate come per un battuto fino ad avere delle briciole. Comunque vi rimando al Maestro, troverete le foto passo passo.
Unite lo zucchero e formate una fontana, mettete l'uovo sbattuto con un pizzico di sale, il succo di limone.
Lavorate rapidamente e fate un panetto che lascerete riposare in frigo per un'ora.
Preriscaldate il forno a 180 °C.
Prendete la frolla, stendetela e foderate uno stampo da 24 di diametro, con gli avanzi della frolla preparate delle decorazioni.
Prima di procedere alla cottura in bianco, mettete lo stampo in freezer per una decina di minuti, poi bucherellate con i rebbi di una forchetta, rivestite con carta forno e mettete dei fagioli secchi. A questo punto infornate per una ventina di minuti o anche mezz'ora, dipende dal forno.
Montate la ricotta con lo zucchero, aggiungete l'uovo sbattuto con un pizzico di sale e infine i semini della bacca di vaniglia (in mancanza potrete sostituire con una bustina di vanillina).
Nel frattempo lasciate raffreddare il guscio di frolla. Poi procedete a riempirlo con la farcia di ricotta e completate con le decorazioni fatte con la frolla avanzata.
Mettete in forno per una trentina di minuti fino a quando la ricotta non si dora ai bordi. 
Lasciate raffreddare e guarnite con le violette candite.



6 commenti:

  1. Credo che un tempo le violette candite fossero uno dei pochi lussi che i nostri nonni potessero concedersi!!!
    E comunque a me ha fatto piacere leggere questa storia...io mi reputo fortunata perchè i nonni li ho conosciuti tutti e tutt'ora ho una nonna (quasi 97 anni) ancora viva...
    Buona giornata

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    Risposte
    1. Grazie Mila, sono contenta ti sia piaciuto questo racconto. E tanti auguri alla tua nonnina!

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  2. Una storia emozionante, costellata di dolore, amore e dolcezza ... bella come le violette candite

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  3. 25 maggio 2017, la storia è sempre delicata e bellissima...
    Benedetto

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