mercoledì 8 novembre 2017

Passeggiate d'autunno e...riso pilaf al finocchietto e zafferano







































Foglie rosso-brune lungo il sentiero che, tra i bassi muretti in pietra, porta ai campi.
Abbiamo da poco lasciato il cancello rosso, un po' scrostato e arrugginito, l'albero di nespolo dalle foglie grandi, la quercia che ormai non scaliamo più (mi chiedo quando succede che si smette di salire sugli alberi e soprattutto perché?).
C’è silenzio, tranne che per un battito d' ali di un uccello non meglio identificato e per i nostri passi, che con il loro peso, calpestano le foglie e i rametti ormai secchi.

Si sente odore di fumo, arriva dal forno di pietra che già all’alba ha cominciato a lavorare: ci sono da cuocere pane e biscotti per la settimana.
L’aria è umida benché il sole sia già presente da qualche ora.
Mi aiuto con un bastone, ho paura di scivolare come l’altra volta. L’aria è fina, entra dritta dal naso e va ai polmoni, ha l’odore tipico di questa stagione: odore di foglie secche bagnate, costante e discreto, ogni tanto lascia spazio a un odore più aromatico quando incontriamo qualche pianta di finocchietto o calpestiamo qualche piccolo cespuglio di timo selvatico o passiamo le mani su qualche pianta di nepitella.
C’è un canto di uccello, lento e ritmato e poi silenzio, neanche noi parliamo, non ce n’è bisogno.
Qualche nuvola benevola rallegra il cielo di un azzurro nitido, intenso, fa freddo. Del resto è presto, non sono neanche le 7 e mezza.
I nostri visi sono sereni e non tradiscono la nostra inquietudine. A volte la superficie si dissocia dalla parte più profonda, e vive.

Il mio corpo è un po’ goffo, la mia andatura buffa per via delle scarpe grosse e pesanti, e del bastone con cui mi diverto ad assumere varie pose, un po' da gentleman inglese, un po' da pastore che conduce il gregge.
Mentre andiamo giù, lungo la collina, si chiude mano a mano il nostro orizzonte.
Adesso è una parete di roccia piena di cespugli, piante striminzite, piccoli anfratti. Non vediamo più gli ulivi e i carrubi del pianoro.

Siamo arrivati in fondo alla cava, si avverte già odore d’acqua dolce e di pietre bagnate. Lì, proprio a pochi passi da noi, vi è un ruscello, se ne sente l’inceder leggero e inesorabile lungo il canale.
Irresistibile la voglia di bagnarsi le mani e spruzzarsi un po’ d'acqua gelida, per gioco.
Troviamo un bel masso e ci sediamo.

A*** mette a terra una piccola tracolla di tessuto verde militare, vi è un contenitore di vetro con del pecorino al pepe, delle olive e del pane della settimana scorsa, lievemente tostato sulla brace del forno. Una pera e una mela si trovano in un sacchetto a parte, con dei tovaglioli di cotone grezzo, a righe rosse e blu, e un coltello a serramanico.
Mi fa cenno e m’invita a mangiare.
C’è pace. Sorridiamo e mangiamo.
Dopo qualche ora sentiamo un fischio intenso e acuto, ci chiamano.
Ci alziamo e comincia la salita. Il sole ormai è alto e non vi sono più nuvole. Lungo il cammino raccolgo un po’ di finocchietto e di nepitella da portare al nonno, lui sapientemente li userà: il primo per la pasta o per il macco di fave, mentre la nepitella per lo stinco di maiale.
Le nostre guance sono rosse per il caldo e la fatica della salita.
Cominciamo ad avere il fiato corto e nonostante ciò ridiamo, raccontandoci aneddoti divertenti, di qualche anno prima, che ricordiamo ancora, riguardanti la nostra famiglia o di qualche fatto successo a scuola.
Camminiamo adesso attraverso i carrubi e gli ulivi, stiamo per ritrovare il sentiero.
Già intravediamo il grande albero di nespole, la quercia e il cancello rosso. Presto, ad accoglierci, ci sarà il profumo di pane e biscotti appena sfornati.
(io una volta abitavo qui)

Io vi lascio una ricetta che prevede il finocchietto per arricchire il riso, il tutto accompagnato dalla nota calda e colorata dello zafferano altra pianta che non è raro incontrare, in tutto lo splendore del suo fiore color indaco, durante le passeggiate autunnali. Altro piccolo tesoro che il territorio ibleo ci regala.



Riso pilaf con finocchietto e zafferano

2 bicchieri di riso arborio
un mazzetto di barba di finocchietto
10 stimmi di zafferano
un cipollotto
un ricciolo di burro
una manciata di pinoli tostati
olio evo
sale
pepe

In una pentola portate a bollore dell’acqua e lessate il finocchietto fino a quando non è appena morbido. Scolatelo, ma abbiate cura di conservare l’acqua di cottura da cui ricaverete il doppio in volume del riso (quindi 4 bicchieri) più una piccola parte che userete subito per fare l’infuso con gli stimmi di zafferano.
In un tegame fate imbiondire il cipollotto. Tritate il finocchietto e aggiungetelo.
Lasciate insaporire per qualche minuto e unite il riso, girate, salate e coprite con il brodo di finocchietto.
Mettete il coperchio chiuso bene e lasciate cuocere per circa 10 minuti.

Controllate se occorre altro brodo e a quel punto aggiungete l’infuso di zafferano. Proseguite ancora per qualche minuto sempre a coperchio chiuso. 
Mantecate con un po’ di burro, fate riposare 5 minuti, aggiungete i pinoli, date un giro di pepe e servite.

2 commenti:

  1. Ho usato pochissimo il finocchietto (qui nonsi trova spesso), ma immagino il profumo di quel riso!!!
    BUona giornata

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    Risposte
    1. Cara Mila scusa se rispondo così in ritardo ma non mi arrivano le notifiche via mail...puoi rimediare con le barbe del finocchio, non è la stessa cosa ma un po' si avvicina,
      Buona serata

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