lunedì 25 luglio 2016

a chi ama il gelato e la granita racconto la storia di "Tasta"

















































In un pomeriggio di qualche settimana fa, in una Milano canicolare, ho ceduto alle lusinghe di qualcosa di fresco capace di aiutare il mio corpo a compensare l'eccesso di gradi esterni. Ed è stato così che sono entrata da Tasta in corso Garibaldi 111.
La scelta non è stata casuale, è una gelateria non solo siciliana ma di Modica, la mia città.
Nelle mie scorribande nordiche mi capita spesso d'imbattermi in locali che vantano una cucina siciliana, prodotti siciliani, pasticceria siciliana, gelati e granite siciliane.
Molto raramente, però, ho trovato prodotti all'altezza e degni della nostra tradizione, spesso mi sono vista presentare prodotti pessimi o assai dozzinali.
Per un orgoglio d'appartenenza alla mia città e attratta dalle lusinghe di un'insegna con su scritto "granite" sono entrata in questa gelateria per vedere cosa proponesse, sia per qualità di ingredienti sia per esecuzione, pronta a tirare le orecchie o a lanciare strali se fossi rimasta delusa per l'ennesima volta, anche perché in gioco c'era la reputazione di Modica.
Ebbene, appena entrata un sorriso mi ha accolto, mi sono state date indicazioni sui prodotti e sui gusti.
Senza fare nessun cenno alla mia provenienza, ho ascoltato per verificare quanto di vero ci fosse in quelle parole. Poi ho scorso i gusti delle granite e dei gelati e ho ordinato subito la granita di gelsi che purtroppo era terminata, per cui ho ripiegato, si fa per dire, su quella di fragole di Ribera e quella di mandorle di Avola.
Già dalla consistenza della granita che mi veniva offerta ho capito che stavolta il buon nome della mia città era salvo. Chi mi accompagnava ha preso una brioche con il gelato, pistacchio di Bronte e limone femminello di Siracusa, entrambi ottimi!
Densità perfette, sapore e profumo intensi e avvolgenti, tutto corrispondeva alla mia idea di gelato e di granita.
Mi sono sentita a casa già al primo cucchiaino: non ero più a Milano ma in corso Umberto, a Modica, vicino alla Chiesa di San Pietro, sulla scalinata, con lo sguardo volto al quartiere di Cartellone, tra il vocio dall'accento familiare dei passanti.


















































Tornata in Sicilia ho voluto conoscere la storia di questa gelateria già presente a ModicaMarina di Modica, Marina di RagusaMarzamemi e Bologna. E così in una giornata di luglio con il vento non tra i capelli, ma a rischio tromba d'aria, incontro Peppe Flamingo, proprietario e ideatore di Tasta.
Mentre le raffiche di vento facevano vorticare il vorticabile, Peppe comincia a raccontarmi la storia di Tasta. 
Tra l'altro, tasta deriva dal verbo siciliano tastare che vuol dire assaggiare; in questo caso, almeno io, l'ho sempre letto come una perentoria esortazione "tasta!" "assaggia!" anche se nel logo non vi è traccia del punto esclamativo, cosa lodevole.

















































Chi è modicano come me, già avrebbe dovuto capire subito dal cognome di Peppe che il gelato, in maniera quasi diretta, potesse fare parte della sua esistenza.
Flamingo è il nome che si trova stampigliato sulle cialde da cono da quando ho memoria.
Il nonno, di cui Peppe porta il nome, nel 1960 cominciò a produrre cialde da gelato che continuano a essere prodotte ancora oggi.
Così questo ragazzo, cresciuto tra il profumo delle cialde, acquisisce un'esperienza nel campo della gelateria e, dai contatti con i maestri gelatai, attinge nozioni, tecniche che lo convincono sempre di più a creare e perfezionare un prodotto diffuso e tanto amato come il gelato.
Tasta è un progetto in divenire, dinamico, in cui è implicita una continua ricerca, che tende al gelato perfetto ma, d'altro canto, si sa, la perfezione non si raggiunge mai ed è ciò che rende il tutto ancora più stimolante.
Tasta parte dal principio che il buon gelato deve essere un piacere alla portata di tutti e che può, esso stesso, essere fonte indiretta per fare del bene.
Da tale premessa il gelato di Tasta utilizza le migliori materie prime, biologiche, provenienti dal fair trade, prodotti di presidi Slow food e di eccellenza locali (il cioccolato di Modica, la mandorla pizzuta di Avola, il pistacchio di Bronte, la fragola di Ribera, il limone femminello di Siracusa) quindi da fattorie e produzioni che rispettano l'ambiente e gli animali, inoltre l'offerta dei gusti è tale per cui si trova quello senza lattosio, senza uova per chi questi ingredienti non può assumerli.
E poi, per sottolineare che il gelato fa bene non solo a chi lo mangia, Peppe mi parla, anche se con un certo pudore, di questa iniziativa di solidarietà, in atto in tutte le gelaterie del marchio, per cui l'1 per cento degli incassi va devoluto ad associazioni benefiche che operano nel territorio.
Finito l'incontro sono tornata a casa con un carico di entusiasmo e di speranza.
Peppe è un baldo giovanotto mosso da una grande passione per il gelato, ovviamente, ma anche per le cose fatte bene, con cura, fiero della propria terra ma con uno sguardo critico, aperto al mondo e al confronto. Appartiene a quelle personalità che mi danno speranza in questo luogo dal potenziale immenso che è la Sicilia, ma che è spesso e volentieri bistrattato dagli stessi suoi abitanti, da amministratori incapaci e miopi, vera causa dello stentato sviluppo di quest'isola.
Tanti i buoni motivi per andare da Tasta: ottimi gelati, ottime granite, una storia che parla di ricerca e attenzione per gli altri e per l'ambiente.


martedì 5 luglio 2016

riflessioni sparse e... uova in cocotte con peperoni





















"C'era un tempo"...quando si comincia a pronunciare questa frase vuol dire che già un po' di anni sono passati e se ne sente il peso sulle spalle. Vuol dire che ormai si ha la prospettiva sufficiente per cogliere i cambiamenti avvenuti.
C'era un tempo in cui usavi i gettoni per telefonare dalle cabine pubbliche (e c'erano pure le cabine). C'era un tempo in cui lo sguardo e un gesto avevano la forza di sconvolgerti e non era necessario un messaggio su wa o su fb per continuare. La fisicità che si compiva in un gesto aveva un'importanza e una profondità tali da rendere inutile tutto il resto. Si usavano meno le parole perchè non vi erano così tanti mezzi come oggi per comunicare.
La mia percezione è che all'immediatezza di relazioni di oggi non corrisponda una consapevolezza dei gesti e delle parole che si usano nell'instaurarle. Questo può creare una visione assai superficiale della realtà senza che si abbia un'effettiva cognizione di ciò che si fa e che si dice.
Quando non si riconoscono più certi comportamenti fintanto da sentirli estranei ma a essi si è chiamati ad adeguarsi, giunge il momento di un cortocircuito momentaneo fino a quando non avviene una necessaria mediazione tra i codici conosciuti e quelli nuovi.
Penso che in questa continua mediazione stia l'unico modo per cercare di comprendere i tempi che si vivono. E forse è anche il momento in cui acquisisci la consapevolezza che da adesso in poi questo processo avverrà sempre più spesso.
Nulla ci dovrà spaventare anche a costo di una immane fatica, nulla, anche quando si sarà chiamati a comprendere le cose più buie e atroci che la vita sottopone. L'importante, in questo continuo processo di mediazione, non rinnegare i codici basilari che ci hanno formato.
Non so cosa c'entri tutto questo con una ricetta di uova e peperoni, ma tant'è...  di ricette so parlare e scrivere e sicuramente questa maniera di comunicare attraverso un blog "un tempo non c'era".

Uova in cocotte con peperoni

5 peperoni di tipo "cornetto"
4 uova
una piccola cipolla
timo
maggiorana
olio evo
sale
pepe

Affettate la cipolla. Lavate i peperoni e ricavatene delle falde.
In una padella mettete un cucchiaio d'olio, fate imbiondire la cipolla, aggiungete i peperoni.
Appena le verdure saranno ammorbidite, salate e aggiungete le foglie di timo e maggiorana.
Accendete il forno a 170°C. Prendete una teglia rettangolare capace di contenere 4 cocottes.
In ogni cocotte mettete un po' di peperoni, un uovo e un pizzico di sale.
Sistemate le 4 cocotte dentro la teglia più grande e riempitela di acqua calda fino a raggiungere la metà delle cocotte.
Lasciate in forno per 5/8 minuti da quando l'acqua della teglia comincia a bollire.
Servite con pepe e crostini o triangoli di pane arabo.

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