lunedì 15 giugno 2015

Pino Cuttaia, il suo "Per le scale di Sicilia", la festa dei libri "A tutto volume" e...l'ennesimo panico



In un sonnacchioso pomeriggio, sotto al pergolato, stavo scorrendo con lo sguardo il programma di  A Tutto volume, la festa dei libri che si svolge a Ragusa già da diversi anni.
Stavo cerchiando con una penna gli appuntamenti che più mi interessavano per organizzarmi al meglio la tre giorni di cultura a Ragusa.
In quel momento arrivò la telefonata del direttore del festival:
 "Ciao - mi disse - come stai?"
e io risposi "Ciao, ma che coincidenza! - esclamai - stavo giusto scegliendomi gli appuntamenti per me più interessanti, complimenti per il programma. Quest'anno me lo godrò per intero, senza ansie da prestazione non dovendo presentare nessuno!"
Un silenzio imbarazzato dall'altra parte e poi un timido
 "Ehm, sì, appunto ti chiamavo perché manca, per una defezione dell'ultimo momento, chi presenterà il libro di Pino Cuttaia"
Io dissi "mi stai invitando a presentare un libro a soli 15 giorni dalla data dell'incontro? OK, le sfide ogni anno si fanno più interessanti, va bene, ci sto"

Pino Cuttaia è uno chef siciliano che ammiro per il suo approccio culinario perché lo sento affine alla mia maniera di cucinare, di intendere e interpretare le materie prime.
Nei suoi piatti c'è tutta la Sicilia, in tutte le sue stagioni, in tutte le sue sfumature e nelle evocazioni di una tradizione radicata arricchita nei secoli dalle culture che sono passate da qui.
Il libro, oltre alle ricette, ha delle foto molto belle del fotografo Davide Dutto.
Tra una ricetta e l'altra vi è il racconto di un ricordo di una Sicilia ormai scomparsa o del Cuttaia bambino che affronta il profondo Nord, un mondo nuovo che gli permetterà, d'altronde, di sviluppare e perseguire il suo sogno di diventare chef.
Altra bellissima esperienza, in uno dei luoghi più suggestivi di Ragusa Ibla, il convento dei Cappuccini, sede della scuola di alta cucina Nosco.
Anche stavolta il pubblico era numeroso e anche stavolta un brivido dovuto al panico ha percorso la mia schiena.
Ma la bellezza del luogo, la luce del pomeriggio, l'arte di raccontare in maniera spontanea ma efficace di Pino Cuttaia, la mia incondizionata passione per la cucina e il cibo e un pubblico, attento e curioso, hanno dato vita a un momento di vera serenità e arricchimento.


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