giovedì 31 gennaio 2013

ancora cibo consolatorio, semplicemente...lasagne al ragù
























Cibo consolatorio perché ne ho davvero bisogno. Se ancora dall'Ospedale Ferrarotto non abbiamo ricevuto nessuna telefonata in merito all'anelato ricovero di mio papà (mi avevano assicurato una telefonata già per lunedì..) in compenso sono vittima di un colpo della strega che mi ha completamente bloccata e quindi spero davvero che non ci chiamino, non potrei affrontare nessun viaggio verso Catania. Per fortuna (si fa per dire...) avevo fatto in tempo a preparare un buon ragù e appena ho potuto riconquistare la postura che si confà  a noi ominidi (per un po' di giorni ho deambulato per casa come uno scimpanzé,  sotto lo sguardo curioso della mia giò) mi sono gratificata con una bella lasagna, naturalmente ho usato delle lasagne secche anche perché mi era impossibile impastare e tirare la sfoglia, mi perdonate, vero???
Che dire di questo fantastico piatto? Esiste qualcuno a cui non piace?
Come noterete io non uso besciamella, non ne amo la consistenza, trovo che prevarica con la sua finta raffinatezza. Per dare morbidezza al piatto uso del semplice latte intero che in maniera discreta fa il suo dovere per poi sparire sotto forma di vapore.
Vi lascio la ricetta del mio ragù, in questo caso è più pomodoroso perché serve a farcire le lasagne. Normalmente per  condire un piatto di pasta  metto la metà della dose di passata o uso direttamente solo del buon concentrato (da noi si usa "u strattu", un concentrato di pomodoro preparato facendo cuocere i pomodori estivi per un'ora circa, poi passati, salati generosamente e messi ad asciugare al sole agostano. Se vi capita di sfidare la calura estiva e fare una passeggiata per i vicoli di un paesino del Sud, nelle ore di pieno sole, vi capiterà di sentire l'odore aspro di pomodoro: seguite la scia e scoprirete presto un bel piatto di ceramica bianco, con dentro una massa rossa scura, poggiato sul parapetto di qualche terrazzo o balcone. Al tramonto non ne troverete più traccia, la brava massaia l'avrà ritirato per evitare che prenda l'umidità della sera).

Lasagne al ragù (per 6 persone o un' elisa affamata e 2 persone)

Per il ragù:
800g di carne tritata magra
2 carote,
1 cipolla
1 costa di sedano
3 foglie di alloro
1/2 bicchiere di vino rosso
650 g di passata di pomodoro e un cucchiaio di "strattu"
olio evo
sale

14 fogli di lasagne secche
300 g di mozzarella o primo sale (o metà dell'uno e metà dell'altro)
100 g di grana grattugiato
1/2 litro di latte intero

In un tegame fate tostare per bene la carne tritata. Quando ha raggiunto un buon grado di colore scuro, bagnatela con il vino e fate evaporare. Mettetela da parte e nello stesso tegame aggiungete un goccio d'olio e preparate il soffritto con la carota, il sedano e la cipolla. Appena le verdure appaiono traslucide, aggiungete la carne e le foglie di alloro, fate andare 5 minuti e quando il tutto si sarà ben amalgamato aggiungete la passata di pomodoro e lo "strattu" stemperato in un po' d'acqua. Coprite a metà con un coperchio e lasciate cuocere a fiamma dolcissima per circa tre quarti d'ora, controllate di tanto in tanto che non si asciughi troppo, in tal caso aggiungete dell'acqua calda. Salate, se necessario, a fine cottura.
Trascorso questo tempo, la vostra casa avrà un profumo da pranzo domenicale d'antan e avrete la predisposizione giusta per assemblare le lasagne.
Prendete una teglia rettangolare, ungetela leggermente e cospargete un po' di ragù e qualche cucchiaio di latte. Disponete il primo strato di lasagne(nella mia teglia per ogni strato ce ne vanno 3 e mezza), mettete un'abbondante strato di ragù, le fettine di mozzarella e primo sale, una generosa grattugiata di grana e del latte. Fate così per ogni strato, completate con una generosa quantità di ragù, grana e latte.
Infornate per 20 minuti circa a 220 °C. Se dovessero asciugare troppo in cima, coprite con un foglio d'alluminio.
Non allarmatevi se quando tirerete fuori le lasagne vi sembreranno ancora troppo bagnate. Lasciatele riposare, gustatele tiepide e avranno la giusta umidità.


giovedì 24 gennaio 2013

storia di ordinaria disorganizzazione in un ospedale d'eccellenza del sud e...purè di patate e carote allo zenzero










































La storia è un po' lunga, quindi potete passare direttamente alla ricetta consolatoria in basso. Il mio è uno sfogo, nudo e crudo!
Giorno 11 gennaio riceviamo la tanto attesa chiamata dall'ospedale Ferrarotto di Catania per il ricovero, e seguente intervento, per mio padre. Aspettiamo da metà ottobre! Il caso, nella scheda paziente, è dichiarato urgente...!!!!
Giorno  19 bisogna presentarsi lì alle 8 del mattino per poter effettuare tutti gli esami e a seguire il ricovero. Io parto alle 5, passo a prendere papà e sfidando condizioni meteo proibitive, aggravate dallo stato penoso delle nostre strade, iniziamo questo viaggio per Catania.
Arriviamo all 7.45, alle 8 cominciamo ad aspettare. La sala d'attesa è piccola e presto l'aria diventa viziata e irrespirabile, i posti a sedere non ci sono per tutti, ma per fortuna noi siamo arrivati tra i primi e riusciamo a mantenere il nostro posto. Alle 10 comincia il primo esame, un prelievo, poi una visita cardiologica seguita, dopo 40minuti, da un esame radiologico. Si arriva alle 12.30. Da qui cominciano altre due ore d'attesa, senza capire cosa stiamo aspettando, forse che si liberi un letto? Che lo preparino per accogliere il nuovo paziente? boh, non si sa! Alle 14.15 ci chiamano per dirci che sono spiacenti ma il posto letto non è disponibile e quindi possiamo tornare a casa. Tutto è rimandato a lunedì. Potremo presentarci non più alle 8, perchè gli esami sono già stati fatti, ma alle 10. Intanto ci consegnano un preparato da assumere lungo la giornata di domenica come preparazione all'eventuale intervento.
Lunedì 21, parto alle 7 da casa, passo a prendere papà e arriviamo all'ospedale. La sala d'attesa è ancora più gremita del sabato precedente, non ci sono posti a sedere, io mi metto fuori, c'è un pallido sole che m'illude con il suo calore e leggo un po' (brillat savarin - fisiologia del gusto, spero di poterne parlare presto).
Alle 14.30, ben 4 ore e mezza dopo di attesa sfinente, ci chiamano e saliamo in reparto. La prima cosa che mi dicono è di portare via la valigia di papà e di lasciare solo un cambio perché, mi spiegano, dopo l'intervento andrà in terapia intensiva e lì non si possono tenere gli effetti personali del paziente. L'ora dell'intrvento previsto per domani sarà comunicato al paziente nel tardo pomeriggio, nel frattempo deve bere 2 litri d'acqua come preparazione all'intervento del giorno dopo. Ritorno a casa e alle 20 mio padre mi chiama e mi comunica che l'intervento domani non si farà, slitta a mercoledì mattina. L'indomani, martedì, alle 20 mio padre riceve la conferma che sarà operato la mattina successiva  alle 8. Lo rasano e gli danno ancora da ingurgitare la "gradevole" preparazione. Potrò presentarmi in reparto per le 7.30, il regolamento lo prevede, così avrò modo di vederlo, fargli gli in bocca al lupo prima dell'operazione e lasciare un cambio pulito per il dopo intervento.
Giorno 23 parto da casa alle 5, per fortuna piove per solo un breve tragitto. Arrivo a Catania in perfetto orario e citofono al reparto, nessuno mi risponde. Chiamo papà al telefono, avverto che è alterato  e mi passa subito la caposala. La gentile signora mi dice che io non posso entrare perchè mio padre non è nella lista dei pazienti che saranno operati. Io rimango sconvolta, mi ripiglio e le dico che la cosa mi suona assai strana dato che mio padre è stato rasato ed è da 3 giorni che assume la preparazione che normalmente si prende un giorno prima dell'intervento. Ancora gentilmente la caposala mi dice di aspettare l'apertura dell'ambulatorio e che quanto prima mi chiameranno. Alle 8.30 chiedo all'infermiera che sta allo sportello se mi sa dire qualcosa riguardo mio padre. Dopo un quarto d'ora mi comunica che a breve parlerò con un medico che mi spiegherà il motivo del rinvio. Alle 10.45 salgo in reparto, vado da papà che è giustamnete inca...to e mi comunica che è stato DIMESSO...a me viene una risata mezza isterica perché non avevo portato il cambio per uscire dall'ospedale, ma quello per una persona che rimane lì ancora per qualche giorno: un pigiama e indumenti intimi. Mi sono immaginata la scena che di lì a poco avrei vissuto: mio padre che esce in pigiama, pantofole, vestaglia e giubbotto per tornarsene a casa e affrontare un viaggio di 2 ore e mezza.
In attesa che mi diano il foglio di dimissioni ho il piacere di conferire con il medico di turno a cui mi rivolgo per spiegare i disagi a cui mio padre e io siamo soggetti da almeno 4 giorni. Gentilmente mi dice che è meglio operare mio padre a inizio settimana per meglio garantire il decorso post operatorio in terapia intensiva, si sa che -"anche alla Nasa il fine settimana c'è sempre un problema di organico"- poi aggiunge che -"questo ospedale è gettonatissimo per l'eccellenza del primario e dei suoi collaboratori e quindi si creano situazioni d ingolfamento"- e, aggiunge "se ha delle lamentele da fare è giusto che le comunichi anche al primario, a cui invece vengono risparmiate per un timore reverenziale e non è giusto che sia il povero medico di turno a beccarsi le rimostranze dei pazienti"- io rimango senza parole, è possibile sia una tattica per evitare di saltargli addosso come farebbe un doberman affamato e inca...ato?
Il primario che opererà mio padre è partito in mattinata per un convegno, quando rientrerà sabato, disporrà il nuovo piano degli interventi e al più tardi lunedì ci comunicheranno quando mio padre sarà operato!!!
Riflessioni: che il primario non avrebbe potuto operare mercoledì lo sapevano già, perché non me l'hanno detto subito martedì delle probabili dimissioni e soprattutto non hanno risparmiato a mio padre la rasatura e l'ingurgitamento della preparazione?
Non aggiungo altro!

e adesso passiamo alla ricetta, ottima per la stagione invernale per la presenza dello zenzero che aiuta le nostre difese immunitarie e soprattutto al quanto consolatoria per la consistenza assai voluttuosa che rende felice il palato

Purè di patate e carote allo zenzero 

500g di patate
200 g di carote
100 ml di latte
50g di zenzero grattugiato
sale aromatizzato agli agrumi


Lessate le patate con la buccia e le carote pulite. Una volta cotte e intiepidite passatele al passaverdura o usate lo schiacciapatate. Raccogliete il tutto in una casseruola e aggiungete il latte. Salate e rimestate fino a quando il latte non si sia ben amalgamato con l'auto di una frusta. Aggiungete lo zenzero grattugiato, lasciate ancora sul fuoco facendo attenzione che non si asciughi troppo.
Servite tiepido come contorno. Potete completare con del prezzemolo trtitato.


domenica 13 gennaio 2013

di disastri biscottiferi e...biscotti al limone e semi di papavero


























Carissimi tutti, sono reduce da un periodo di disastri biscottiferi. Sono davvero depressa. Preciso però che quelli della foto sono dei biscotti fantastici, riuscitissimi dopo un po' di esperimenti e che sono stati apprezzati in occasione del piccolo rinfresco - brunch che ho preparato in occasione dell'inaugurazione della mostra "PortraitX" presso la Galleria Clou di Ragusa. Come vedete i biscotti sono personalizzati perchè anch'io mi sono munita del famoso "biscotto di Brigitte" che proprio preciso non è, o comunque, come noterete, la mia mano non aveva forse capito bene come funzionasse nemmeno all'ottantesimo biscotto...però la consistenza e il gusto erano perfetti. Forte di questo piccolo e modesto successo sono entrata nel vortice della biscottomania ripensando a quei buoni biscotti secchi tipo Petit Beurre industriali che da piccola erano la costante della mia colazione, ma che oggi trovo troppo dolci. Così ho avuto  la brillante idea di cercare la ricetta per sfornarli con le mie manine.
Trovata ricetta super collaudata, mi metto all'opera, pensando a una nota speziata da inserire a l'interno dell'impasto. Sono contenta dell'idea, l'applico, l'impasto è buono. Dopo il riposo in frigorifero comincio a formare i biscotti, li adagio sulla teglia e stavolta mi sento più padrona dell'infernale "biscotto di Brigitte", i biscotti sono proprio bellini. Metto a riposare in frigo per mezz'or prima di infornare e già pregusto la fragranza di questi biscotti. Inforno, sbircio dallo sportello del forno e i primi 5 minuti è ancota tutto ok. All'ottavo minuto la tragedia: i biscotti si deformano, si restringono ma si ispessiscono...
Beh, non sono una che si perde d'animo, rompo le scatole alle sante blogger, lei dello Spelucchino (che ho così avuto modo di conoscere), e lei che seguo da un bel po' di tempo. Cercano  gentilmente di aiutarmi e comprendono il mio sconforto (leggi: inca...tura) e dietro i loro suggerimenti mi rimetto all'opera. Ennesimo disastro: adesso non solo si sono deformati ma si sono rinsecchiti. Stavolta però, la colpa è mia che li ho tirati troppo sottili, per paura di ritrovarmi di nuovo dei biscotti ipertrofici, con il rischio che uno solo potesse risucchiare un'intera tazza di tè. Domani, se non sono colta da una nausea suprema data dallo zucchero che non amo molto e che sarò costretta a maneggiare per l'ennesima volta, riproverò e se non dovessi riuscire, beh rinuncerò ai miei patetici ricordi d'infanzia e mi butterò su questi della foto che invece mi ricordano i miei viaggi francesi. Una nota marca di prodotti naturali produce biscotti al limone e semi di papavero, abbinamento che ho subito adorato e che ho proprio scoperto in occasione delle mie prime incursioni in suolo gallico. Ho pensato di riproporre l'abbinamento in un biscotto di frolla, tipico con il burro invece di cercare di riproporre gli stessi biscotti della marca francese (e mi sa che ho fatto bene, pensa cosa avrei combinato!!)

Biscotti al limone e semi di papavero (per circa 30 biscotti)

225 g farina 00
25 g amido o fecola
1 punta di cucchiaino di bicarbonato
110 g di burro
110 g di zucchero
1 uovo
un pizzico di sale
la scorza di un grosso limone
40 g di succo di limone
2 cucchiai rasi di semi di papavero


Nel mixer mettete farina, amido e burro a pezzetti congelato (tenendo il burro in freezer  non si rischia di bruciare l'impasto con il calore delle lame). Quando si saranno formate delle briciole, aggiungete l'uovo precedentemente sbattuto con il sale, bicarbonato e lo zucchero. Azionate per qualche secondo e unite la buccia grattugiata del limone e il succo. Fate andare ancora per qualche secondo fino a quando il tutto non sarà amalgamato. Prendete la palla e su un piano infarinato lavoratela rapidamente aggiungendo i semi di papavero.
Mettete a riposare in frigo per un'ora.
Riprendete parte dell'impasto e cominciate a stenderlo a uno spessore di non più di 5mm (considerate che il bicarbonato associato al succo di limone, crea una reazione tale e quale a quella del lievito).
Formate i biscotti, adagiateli su una teglia rivestita di carta forno e mettete a riposare per una mezz'ora in frigo. nel frattempo portate la temperatura del forno a 170°C.
Trascorso il tempo di riposo in frigorifero, infornate e controllate dopo 10 minuti se i bordi non sono ancora ben dorati, lasciate ancora 5 minuti.
Lasciate raffreddare prima di mangiarli o di riporli in una scatola di latta dove si mantengono per parecchi giorni.

mercoledì 2 gennaio 2013

Auguri per un Anno di Bellezza e...vellutata di broccoli speziata





























Intitolare così un post e mettere la foto di un passato di broccoli...beh, mi rendo conto possa suonare un po' strano! Che non v'inganni questo semplice piatto, è un esplosione di sapori e profumi. Così come la bellezza che si coglie solo se si sa cercare o se si è predisposti a riconoscerla, senza pregiudizi e preconcetti, così vi invito a gustare una vellutata di broccoli che vi sorprenderà.
Quindi, il mio Augurio per il nuovo anno è di circondarvi di tutto ciò che sia bello, a qualsiasi livello, coinvolgendo tutti i nostri sensi: la bellezza di una musica, la bellezza di una chiesa barocca o di un paesaggio marino, la bellezza al tatto di un tessuto morbido, la bellezza di un profumo capace di ricordarci qualcosa di piacevole, infine la bellezza del sapore di qualcosa che mangiamo e magari ci sorprende, come, appunto, questa ricetta...
p.s. Ho voluto pensare alla bellezza anche in termini di salute e cura dei vostri apparati digerenti super stressati dai bagordi festaioli :-))))


Vellutata di broccoli speziati con quenelle di ricotta al sesamo nero

1 kg di broccoli già puliti
1/2 cipolla
2 chiodi di garofano
1/2 cucchiaino di cannella
1/3 cucchiaino di noce moscata
1 cucchiaino di semi di finocchio
300g di ricotta di pecora o vaccina
40 g di sesamo nero
la scorza grattugiata di un’arancia
olio evo
sale
un cucchiaio di latte

Portare a ebollizione dell’acqua, salate e tuffatevi le cime dei broccoli. Lasciate cuocere fino a quando le cime non risultano più che al dente.

In un tegame fate appassire con un po’ d’olio, la cipolla con le spezie. Aggiungete i broccoli che avrete scolato tenendo da parte la loro acqua di cottura, e cuocete fino a quando non risulteranno teneri.

Nel frattempo mettete la ricotta in una ciotola e montatela con un il latte, aiutandovi con una frusta. Aggiungete la buccia grattugiata dell’arancia. Tostate i semi di sesamo in un padellino facendo molta attenzione a non farli bruciare.

Mettete il tutto in una casseruola a bordi alti e passate con il mini pimer, se dovesse risultare troppo asciutto aggiungete l’acqua di cottura dei broccoli che avete messo da parte. Se volete un effetto più vellutato aggiungete del latte e fate scaldare lentamente.

Aggiustate di sale e di spezie nel caso in cui pensiate ne abbia bisogno.

Servite in ciotole individuali con la ricotta che avrete formato a quenelle con l’aiuto di due cucchiaini. Spolverizzate di sesamo nero e servite.

Suggerimenti: può servirsi come antipasto o in porzioni più abbondanti, accompagnato con dei crostini, diventa un piatto unico.

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