giovedì 29 settembre 2011

ultimi sprazzi d'estate e la "rugiada di miele"



















A cena da un amico quest'estate mi sono messa a parlare di cucina (che stranezza eh!?) con uno scrittore inglese e illustravo la semplicità (e velocità) con cui avevo preparato una rinfrescante insalata di melone che aveva riscosso molto successo tra gli invitati. Da noi, nel nostro dialetto, il melone viene chiamato "muluni i ciauru" per il suo caratteristico profumo che, a volte molto intenso dà pure fastidio, o  chiamato pure "muluni 'immiernu" perchè se tenuto appeso in un luogo ben aerato si mantiene fino all'inverno e in tanti balconi, lungo le vie e viuzze dei nostri paesi del sud, si può notare un fiorire di piccole reti o di sbrigative e meno estetiche vecchie calze di nylon con dentro  questo giallo pallone da rugby.
Naturalmente ho chiesto come si chiamasse in inglese, scoprendo che ha un nome bellissimo e altamente poetico, "honey dew" che tradotto alla lettera significa "rugiada di miele". Volevo segnalarvi la ricetta che trovo strepitosa, del gelo di melone bianco di Ackyart.
In tanto vi spiego come valorizzare questo frutto senza tanta fatica.

Insalata di melone 
1 melone
1 limone, succo e buccia
rametti di menta
rametti di melissa
rametti di citronella
pepe di sichuan o cannella

Fate a pezzi il melone, privato di buccia e di semi. Aggiungete tutti gli altri ingredienti e lasciate riposare per almeno un'ora.
Ottimo come fine pasto di una cena estiva o come merenda di un torrido pomeriggio agostano.

venerdì 23 settembre 2011

Soggiorno a Parigi - seconda parte - des fleurs etc.

E' chiaro, mi piacciono i fiori!! Forse non avevo questa consapevolezza fino a quando non ho rivisto le foto di Parigi! Beh, in effetti le premesse c'erano tutte, (vedi qui) e sono rimasta comunque sorpresa. La ricerca della bellezza non può prescindere da queste fragili e meravigliose creature.
Giusto per interrompere un po', ho inserito delle foto più consoni alla mia passione, quella culinaria. La bellezza si trova anche in una sfumatura di colore in una semplice, quanto buona, melanzana.


pomodorini coloratissimi!!

épicerie "Izrael"





martedì 13 settembre 2011

Tortino di "cucuzza"e...le promesse mantenute



























La "cucuzza" di cui parlo è questa qui. Tra le blogger siciliane affezionate a questo buffo ortaggio, e che hanno gradito il post vi è  Silvia di Kitchen q.b. a cui segnalo questo post perchè era curiosa di sapere come fare il tortino a cui accennavo e promettevo di cucinare e postare. Il giorno è arrivato ed ecco qua la ricetta, anche perché sono donna di parola!!!

Tortino di cucuzza
Cucuzza 1.5 kg
una cipolla bianca piccola (io ho usato quella di Giarratana e date le dimensioni, ne ho usato meno di un quarto
5/6 pomodorini piccadilly
qualche filetto d'acciuga
100gr di scamorza non proprio fresca, di 2 settimane
100gr pane secco
una manciata di mandorle
erbette aromatiche miste (basilico, timo, menta, maggiorana)
pangrattato fine
olio evo
sale
pepe (facoltativo)

Potete utilizzare o una teglia grande o degli stampini monoporzione.
Preparate le briciole aromatiche mettendo nel robot il pane secco a pezzetti con le mandorle, avviate e dopo aggiungete del pepe e dell'olio (circa un cucchiaio) e continuate. Infine aggiungete le erbe e date un ultimo giro di lame.
Accendete il forno a 180°C.
Sbucciate la cucuzza e affettatela non troppo spessa: non più di un centimetro.
Affettate finemente la cipolla. Fate a pezzetti la scamorza e i pomodorini.
Ungete la teglia o gli stampini e spolverizzateli di pangrattato fine.
Disponete a strati la cucuzza a fette, le cipolle, sale(poco, c'è poi l'acciughina!) pomodorini, pezzetti di scamorza, un filettino d'acciuga sminuzzato con le mani e completate con la cucuzza. Distribuite sopra il tortino il briciolame aromatico e infornate per mezz'ora. Attenzione! Se le briciole dovessero scurirsi, mettete un foglio d'alluminio.
P.S. le briciole aromatiche le utilizzo parecchio, anche con altre verdure!!! Magari posterò la ricetta più in là.
Voilà un'altra promessa!!!

martedì 6 settembre 2011

di amici piemontesi e pesche ripiene


























Questi ultimi 10 giorni li ho trascorsi con dei cari amici piemontesi che sono venuti a trovarmi per godere  del nostro meraviglioso mare di fine estate e dei bei luoghi in cui vivo. Purtroppo non mi sono potuta dedicare alla cucina come avrei voluto ma non ho potuto esimermi dal preparare loro la parmigiana di melanzane (diciamo pure che è stata una richiesta esplicita, della serie "sai elisa? è da tanto tempo che non mangio la parmigiana di melanzane...!!!"). Voi cosa avreste fatto? Beh, io mi sono subito messa all'opera e nonostante i 35 gradi (qui fa molto, molto caldo) mi sono messa a friggere e ho acceso il forno...vuoi mettere il piacere di fare cosa gradita e vedere occhi e pance soddisfatte?
Per creare un ponte tra un piatto tipico del sud e un piatto tipico piemontese, complici anche delle belle pesche da consumare, mi sono cimentata per la prima volta nella preparazione delle pesche ripiene che durante i miei soggiorni piemontesi mi ero solo limitata a mangiare (leggi: divorare). La ricetta l'ho cercata su internet e quella che mi ha più convinta è stata quella di fiordilatte a cui ho aggiunto una manciata di pinoli, ho aggiunto la polpa di una pesca (il ripieno mi è sembrato poco), lo zucchero è facoltativo e io non l'ho messo e ho raddoppiato le dosi. Ecco la ricetta

Pesche ripiene alla piemontese
6 pesche mature
25 amaretti circa (dipende dai gusti e poi non avevo il liquore all'amaretto consigliato nella ricetta di fiordilatte)
2 cucchiai di cacao amaro in polvere
una manciata di pinoli

Accendere il forno a 180°C. Tagliare a metà le pesche e, dopo aver tolto il nocciolo, scavare un po' di polpa da mescolare con gli amaretti sbriciolati, il cacao in polvere un po' di pinoli, lasciandone una parte da mettere come decorazione prima d'infornare. Sistemare le mezze pesche in una teglia e riempire con l'impasto, decorare con i pinoli e infornare per una trentina di minuti fino a quando non si crea un po' di crosticina ai bordi delle pesche. Lasciare raffreddare. Il giorno dopo sono anche più buone, sempre se resistete a  non mangiarle prima.
 grazie ancora, fiordilatte!

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